Russian Circles - Guidance

2016 (Sargent House)
post-metal
Mai dare per scontata la sopravvivenza di una band: non tanto per la difficoltà di tenere umanamente unite personalità diverse lungo il corso degli anni, quanto per la pressante sfida di rinnovarsi a ogni passo senza snaturare la propria identità, sempre uscendo indenni dal tritacarne degli hype a scadenza immediata.
In un periodo storico dove l'ondata dei vari gruppi post- strumentali, affermatisi nel decennio scorso, sembra attecchire solo su pochi affezionati, il caso dei Russian Circles rimane un mistero solo a metà: dopo un momentaneo impasse, infatti, il trio di Chicago ha coraggiosamente deciso di tener fede alla propria marca stilistica, prendendosi tutto il tempo necessario per dare forma a saggi di grande potenza e suggestione, vincendo la dura prova degli anni e delle mode passeggere.

Serviva una buona conferma del ritorno di fiamma risalente a tre anni fa, e infatti "Guidance" non smentisce l'efficace sintesi avvenuta nel solenne "Memorial". I primi commenti e giudizi apparsi in rete sembrano concordi nel parlare di un ultimo lavoro piuttosto fatalista, complessivamente più aspro e viscerale dei precedenti. Da un lato è vero che l'album vanta forse un approccio meno artefatto alla composizione, cogliendo diverse occasioni per dare pieno sfogo a distorsioni massive ("Vorel") in un interplay implacabile, che unisce i momenti più drammatici del secondogenito "Station" a uno scurismo doom che sfiora quasi i Godflesh.

Altrettanto evidente, però, è la mai forzosa alternanza con le visioni luminose del nuovo corso debolmente inaugurato da "Empros", ormai elaborate dal trio con piena cognizione e senza alcun timore di svelare un lato sensibile: potremmo a buon diritto indicare "Mota" come una versione rock delle sognanti cavalcate dei port-royal; con estrema spontaneità poi, in "Afrika", un'epica cadenza alla Explosions In The Sky sfuma in un riff black metal coadiuvato all'unisono da batteria e basso ruggenti.
Con simili intuizioni i Russian Circles scontano i fisiologici cali di tensione e i conseguenti cliché nelle sequenze più distese, e giungono ai primi dieci anni d'attività in forma tutto sommato invidiabile dalla maggior parte dei comprimari.

Tracklist

  1. Asa
  2. Vorel
  3. Mota
  4. Afrika
  5. Overboard
  6. Calla
  7. Lisboa

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