The Traditional Fools

Fools Gold

2016 (In The Red) | garage-punk

Ovvero Ty Segall prima di Ty Segall.
Correva l'anno 2008, che messa giù così sembra si stia parlando di un passato ancestrale e non di otto anni scarsi. Il rocker di Laguna Beach aveva esordito da poco alla testa di un terzetto travolgente, gli Epsilons, eredi del sacro fuoco garage-punk californiano dei Mummies e non solo. Quell'esperienza si esaurì nel volgere di un anno e mezzo e Ty pensò bene di battezzarne una seconda, condivisa con Andrew Luttrell e David Fox, denominata The Traditional Fools. Qui l'indirizzo espressivo veniva ad attestarsi sulla norma di un ciondolante garage-revival, a tratti atroce, a tratti più seraficamente svaccato e orientato al blues, al surf o al power-pop: bassissima fedeltà, sound robusto, ultrasaturo e schiantato da un rumore a tutto campo, chitarre in stato terminale, urla bestiali e una noncuranza tecnica eletta a sistema. Un furibondo sette pollici, un album eponimo e il rompete le righe, ché la carriera solista del Nostro già reclamava spazio.

Ad allori di nicchia conquistati, nemmeno due lustri dopo ecco la In The Red raschiare il fondo del piccolo barile dell'estemporaneo progetto. Questo "Fools Gold" è un bel mischione: brani del predecessore ripresentati in una variante appena più potabile e decelerata ("Milkman", "Valley Of The Jams") o dal vivo (il paradigma di "Party At My House"), senza rinunciare, almeno sulla carta, a una briciola di quella verve sgangherata e orgogliosamente naif; quattro titoli dall'Ep d'esordio, se possibile anche più scrauso e canagliesco, con la perla "I Got My Baby" e la tirata slacker "Surfin' With The Phantom"; una manciata di rarità della medesima risma o addirittura più oscure e fulminate ("Please", il singolo "Street Surfin'", strumentale e tutto sommato basico), tra cui rivisitazioni da Link Wray ai Damned, e dai Redd Kross ai Love.

Resta apprezzabile qualche episodio più prossimo allo psychobilly, come una malsana "Black Water", o la caricatura weirdo-punk del Ramones-style tratteggiata in "Do You Wanna Touch Me?" (di Gary Glitter l'originale), ma davvero utile, per soppesare l'effettivo valore di questa incarnazione, è una cover proprio dei Mummies già proposta da Ty con gli Epsilons in una versione esplosiva, "Stronger Than Dirt", qui inesorabilmente svilita. L'impatto, in effetti, non è poi così bruciante: l'intonazione tende ancora allo sguaiato e tutto lo scalcagnato baraccone non può che fermarsi all'efferatezza della facciata, a un'epidermide butterata e respingente. Il volume di fuoco, tuttavia, non sembra elevato come nell'originale, e l'ennesima raccolta differenziata di scarti segalliani lascia un po' il tempo che trova.

Qualora non foste completisti dei più feroci e vi interessasse capire che razza di musica suonasse Ty prima di diventare la piccola celebrità del circo indie che conosciamo, lasciate perdere questa collezione raffazzonata e buttatevi sugli Epsilons a occhi chiusi. Non resterete delusi.

(19/07/2016)

  • Tracklist
  1. Milkman
  2. Layback
  3. Rock N Roll Baby
  4. Please
  5. Valley Of The Jams
  6. Street Surfin'
  7. Stronger Than Dirt
  8. I Got My Baby
  9. River
  10. Surfin' With The Phantom
  11. Black Water
  12. Do You Wanna Touch Me?
  13. Fish
  14. My Flash On You
  15. Standing In Front Of Poseur
  16. Party At My House
  17. Rumble
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