Ulrika Spacek

The Album Paranoia

2016 (Tough Love Records) | psych-rock

L’esordio degli Ulrika Spacek contiene una quantità tale di nobili riferimenti da lasciare un attimo interdetti e stupiti: il citazionismo volontario e consequenziale rischia di depistare e confondere l'ascoltatore, spesso costretto a un veloce e istintivo disappunto critico.
Svanito l'effetto deja-vu, “The Album Paranoia” si rivela un'iniezione di vitalità destinata a lasciare un segno profondo in questo 2016, non solo per la lista di emozioni regresse che suscita l’ascolto, ma soprattutto per la lucidità e la profondità con la quale i cinque ragazzi affrontano le loro pulsioni creative.

Di stanza a Londra ma in parte provenienti da Berlino, gli Ulrika Spacek sono fautori di quella psichedelia più acida e onirica che, traendo spunto dal kraut-rock e dal totalitarismo chitarristico dei Sonic Youth, ha rinnovato il tragitto del noise e del post-punk. L’album è come una cascata di sensazioni sopite, che si catapultano sull’ascoltatore senza aggredirlo, ma turbandone quella mediocrità culturale alla quale tutti siamo stati più o meno soggiogati.
L’abrasivo romanticismo alla My Bloody Valentine di “Porcelain”, il trip chitarristico di “She’s A Cult” e la nostalgica chiosa stile Radiohead di “Airportism” sono solo epifanie di una situazione creativa nella quale ciò che interessa realmente all’artista è suscitare nell’ascoltatore riflessione e consapevolezza.

Le dieci tracce appartengono a un corpo sonoro unico, ma sono pronte a disgregarsi e ad acquisire autonomia a ogni riascolto. La dicotomia tra drone chitarristici ed epiche costruzioni armoniche dà vita ad accattivanti esemplari di disordine lirico alla Pavement (l’estatica “Strawberry Glue” e l’incisiva “Beta Male”), superbe esplosioni di fuzz guitar e noise (“There’s A Little Passing Cloud In You”), e ninna nanne vittime di sortilegio (“Circa 1954” e “Ultravivid”), mettendo a punto uno degli esordi più maturi e concreti della scena musicale inglese. 

Con “The Album Paranoia” gli Ulrika Spacek superano lo scoglio della prevedibilità e della noia che spesso attanaglia il revival psichedelico, ma il percorso verso l'autonomia e l'originalità resta comunque impervio e ricco di ostacoli.

(29/02/2016)

  • Tracklist
  1. I Don’t Know
  2. Porcelain
  3. Circa 1954
  4. Strawberry Glue
  5. Beta Male
  6. NK 
  7. Ultra Vivid
  8. She’s A Cult
  9. There’s A Little Passing Cloud in You
  10. Airportism




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