Woods

City Sun Eater In The River Of Light

2016 (Woodsist) | funky psych-pop, alt-country

Gli Woods: un nome così familiare, così importante a suo modo per la scena che si è generate dalla Woodsist; eppure un nome a cui si fatica ad associare un album rappresentativo, nella loro sterminata e multiforme produzione. La loro estetica, almeno agli inizi, forse prevedeva questa profusione di cassettine, fatto sta che ci troviamo ora al decimo album in tredici anni di attività.
E ancora la band americana non si è consolidata su uno stile: ci sono stati dischi più psichedelici, alcuni tendenti addirittura al kraut, c’è “At Echo Lake” che aveva tanti motivetti surf-pop, poi ci sono stati momenti country, e folk.

Per “City Sun Eater In The River Of Light” (non fatevi confondere dal titolo) sembra arrivato il tempo del funk e del jazz (l’iniziale “Sun City Creeps”, il soul di “Creature Comfort”), declinato su orizzonti sub-sahariani (“The Take”). Il tutto sembra anni luce da quella che era stata la proposta degli hipster di Brooklyn, eppure non sono tante le band oggi in grado di sopravvivere (anche artisticamente) per tredici anni, e infatti anche questa ibridazione non solo è comprensibile, ma è forse la più riuscita della loro carriera.
“The Take”, così, termina come se si trattasse di un inseguimento di un poliziesco anni 70, prima con surreali sterzate distorsive, poi con la disinvolta mascolinità di un refrain di tromba. Questa ambientazione elegante ed esoticamente matura dà finalmente la dignità che merita la scrittura di Jeremy Earl, che torna a essere cardine della musica degli Woods. Uno spirito reggae, così, anima il soul-pop senza fronzoli “Can’t See At All”, o il folk-pop di “The Other Side”, e finalmente tornano in trionfo i Beach Boys di “Politics Of Free”.

Tutto il repertorio della band si ritrova e ne esce rinvigorito, come nella ballata country “Morning Light”, o il motorik-pop di “I See In The Dark”. Se si possa parlare finalmente di piena realizzazione della band, è difficile dirlo, perché nella sostanza i brani non sono poi distanti dagli altri scritti da Earl, ma il fatto che si tratti del disco meglio arrangiato della loro carriera potrebbe essere sufficiente.

(15/04/2016)

  • Tracklist
  1. Sun City Creeps
  2. Creature Comfort
  3. Morning Light
  4. Can’t See At All
  5. Hang It On Your Wall
  6. The Take
  7. I See In The Dark
  8. Politics Of Free
  9. The Other Side
  10. Hollow Home
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