Fa più di un’onda nell’acqua la notizia di un nuovo disco dei Workhouse, a sei anni dall’ultimo lavoro. Si tratta di una delle band più rigorose nel revival post-punk e al tempo stesso una delle più originali nell’impostare la propria proposta musicale più sulla componente strumentale (quindi avvalendosi di tutto l’armamentario “post”, o almeno di una parte). Ora, la band inglese pubblica “Now I Am On Fire”.
Se il disco suona didascalico nei brani “vocali” (la minacciosa “Menace”, la sarcastica “You Promised Horses”, il Dunedin sound di “Garage ’59”), stressando un po’ la pazienza dell’ascoltatore, i brani strumentali risultano ancora i più interessanti ed emozionanti, nonostante siano al contempo quelli che più rischiano di risultare inerti. È il caso soprattutto dell’iniziale, abbacinante “Bossanova Woodgreen”, che rimane sospesa fino alla levitazione, e della quasi strumentale “A Moment Of Clarity”, che ben esprime l’isolazionismo tormentato del genere di riferimento.
“Now I Am On Fire” suona però complessivamente ingessato, aggrappato a canoni estetici del tutto introiettati, ma incapace di gettare una luce personale che dia vita al contenuto artistico del disco.
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12/03/2017