A Place To Bury Strangers

Pinned

2018 (Dead Oceans) | shoegaze, noise, wave

Shoegaze-noise e post-punk saldamente a braccetto: questi gli ingredienti che hanno prima attirato curiosità e poi promosso a cult-band di riferimento il trio di New York City. Ingredienti consolidati e rinnovati nelle dodici tracce che compongono il quinto capitolo della discografia firmata A Place To Bury Strangers: una sequenza di piacevoli conferme che vanno dai crescendo di “Never Coming Back” - nella quale il rumore bianco diviene valanga - alla cavalcata dark “Situation Changes”, sino alle trame electro ricamate in “I Know I’ve Done Bad Things”.

Il valore aggiunto di questo album risiede nei controcanti femminili interpretati dalla nuova batterista Lia Simone Braswell, evidenti ad esempio in “There’s Only One Of Us” (che parte come un pezzo anni 80 dei Cure) o nei rimbalzi vocali di “Too Tough To Kill”. La formazione americana sguazza nel buio e nell’anarchia sonica, ma Oliver Ackermann e compagnia sanno anche architettare melodie, pur se sghembe, disturbate e corrose, che riescono persino ad emergere con prepotenza dal caos ordinato nella pregevole “Was It Electric”.

Ma son sempre le spire wave a prendere il sopravvento, dirette e maestose (vedi l’incipit di “Execution”, traccia spazzolata a dovere da improvvise bordate di white noise), a conferma di quanto Joy Division e My Bloody Valentine non siano mai stati tanto vicini. Anche quando viene innestata una ritmica ballabile l’atmosfera resta cupa e malinconica, pregna di nichilismo e desolazione, ma rispetto alle escursioni senza compromessi del passato, oggi (e non lo leggo come un difetto) si registra maggiore attenzione verso suoni che in qualche modo possano essere digeriti anche da chi è poco avvezzo allo shoegaze più contundente.

Efficaci quando cercano la sintesi (convincente la doppietta “Frustrated Operator”/“Look Me In The Eye”,  consumata nello spazio di tre minuti) e quando incrementano i bpm (“Act Your Age”), gli APTBS non annoiano se diluiscono il minutaggio, grazie anche ai soliti espedienti basati su rumorismi assortiti. “Pinned” si dimostra così l’ennesimo atto di forza e coraggio da parte di una delle più “luminose” (il virgolettato è d’obbligo nel loro caso) e - ormai possiamo dirlo – longeve realtà della scena sonica del nuovo millennio.

(13/04/2018)

  • Tracklist
  1. Never Coming Back
  2. Execution
  3. There’s Only One Of Us
  4. Situation Changes
  5. Too Tough To Kill
  6. Frustrated Operator
  7. Look Me In The Eye
  8. Was It Electric
  9. I Know I’ve Done Bad Things
  10. Act Your Age
  11. Attitude
  12. Keep Moving On




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