Bobby Previte

Rhapsody

2018 (Rare Noise) | third stream, jazz-rock

Un ormai rivitalizzato Bobby Previte dà alla luce una sua “Mass” (2016), una vera messa para-religiosa per organo liturgico-psichedelico, coro ecclesiale e combo hard-rock, pur a tratti un po’ troppo greve nelle movenze. Seguito e nuovo titolo da nomen omen è “Rhapsody”, un po’ opera-jazz (peraltro multimediale in origine), un po’ musical, e un po’, senz’altro, rapsodia. Il rapsodo del caso è una lei, la navigata e premiata cantante d’origine cinese Jen Shyu, i compari sono altrettanto d’eccezione: Zeena Parkins all’arpa, John Medeski al piano, Nels Cline alla chitarra, Fabian Rucker al sax contralto, più ovviamente le percussioni e la batteria (anche digitale, “trap”) e svariati altri strumenti da parte dello scafato leader newyorkese.

Previte e comprimari provano così a cementare una sorta di misterioso songbook, da “The Timekeeper” a una doppia “Last Stand/Final Approach” che culmina in una jam piuttosto ortodossa guidata dal sax. Più interessante sentire cosa succede quando quel bendidio funziona a pieno regime. “Casting Off” e “I Arrive”, preludio e chiusa, non vanno molto oltre a figure minimaliste di piano e sax. Molto meglio gli undici minuti di “All The World”, in cui si alternano dapprima il pianismo lussureggiante di Florian Fricke alle contorsioni di Eric Dolphy, quindi si fa spazio una potente colonna sonora da horror anni 20, quindi una filastrocca incalzante di Shyo, uno spettacolare duetto di arpa e piano, e un finale ramingo con un lungo canto di sax solitario.
“The Lost” è il momento della cacofonia e della rarefazione, stridori dati da corde di chitarra e piano, armonici casuali, ma poi tutto prende una piega più razionale in un dialogo tra la chitarra flamenco di Cline, i toni staccati di sax, gli accordi pesanti di piano, i glissandi sovreccitati d’arpa. Cline si ritaglia uno spazio importante in “All Hands”, vellutato e sciamanico, fino a un assolo finale all’acustica.

Secondo capitolo della serie “Terminals” con gli ormai rodati So Percussion (appunto Parkins, Medeski, Cline e Rucker). Commissionata nel 2015 dal Greenfield Prize (Hermitage Artist Retreat) e poi rappresentata per la prima volta nel 2016. Quando si ha a che fare con comprimari di lusso, non è facile tenere le fila, e Previte non è Mingus o Davis quanto ad autorità nella direzione musicale. Diversi momenti faticano ad arrivare a una chiusa soddisfacente, nonostante la loro deliziosa suspense di fattura robusta, se non eccelsa. Molta raffinatezza, molta godibilità, una spiccata propensione al suono organizzato in cui tutto è composto e nulla, o quasi, lasciato al caso.
Previte si smentisce meno che mai, ma è nella sua vena più felice.

(14/12/2018)

  • Tracklist
  1. Casting Off
  2. All The World
  3. The Lost
  4. When I Land
  5. The Timekeeper
  6. Coming About
  7. All Hands
  8. Last Stand/Final Approach
  9. I Arrive
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