Gaika - Basic Volume

2018 (Warp)
dancehall, elettronica, industrial
Gaika ammette di essere un tipo inquieto. La notte non dorme quasi mai, la sua mente non si ferma un attimo, persa tra ansie, idee, progetti e immagini di scenari apocalittici. Sente il peso delle proprie situazioni personali (la recente scomparsa del padre lo ha lasciato con le spalle al muro), e riflette sull'attuale panorama socio-politico, mai stato così invasivamente presente nella vita di tutti i giorni tramite il quotidiano battage dei social media. Il pericolo di risultare retorico è sempre dietro l'angolo, ma per Gaika incanalare tutta quest'attività cerebrale è anche un modo per non sopperire alla schizofrenia, la creatività è quel faro che gli illumina il percorso - lo vediamo saltare dalla musica e la cura dei propri videoclip alla creazione di una linea di abbigliamento tutta maschere e tessuti paramilitari.

Che poi "Basic Volume" - album di debutto edito da Warp - conia una formula più morbida e melodica rispetto a quanto fatto in passato con gli ottimi Ep "Security" e "Spaghetto". Accenni di ritmiche tropicaleggianti ("Grip"), e qualche stralcio di rullante trap ("Born Thieves"), posizionano il disco nel 2018, ma l'intento di Gaika non è certo quello di coccolare l'ascoltatore. Per un nativo di Brixton che ha ancora memoria dei vecchi soundsystem con i quali la generazione di suo padre faceva cultura ed esprimeva dissenso politico, il concetto di dancehall non può fermarsi a una pura questione d'intrattenimento. Una voce dolente e incattivita, filtrata attraverso microfoni gracchianti, permea l'intero lavoro creando atmosfere cupe e minacciose, come il possente coro maschile di "Black Empire (Killmonger Riddim)" e la densa title track, o i confusionari naufragi della psiche di "Ruby" e la drammatica rassegnazione di "Yard". Non si può rimanere inermi di fronte all'incedere marziale di "Immigrant Sons (Pesos & Gas)" o di "Hackers & Jackers", ma anche il singolo "Crown & Key" mostra un corpulento hook di tastiere in minore talmente denso che si potrebbe tagliare col coltello. Non sono certo pezzi da club, ma Gaika è qui per riappriopriarsi del linguaggio dei suoi genitori tramite liriche cupe e urgenti, snocciolate direttamente in patois. Anche per questo, la pulita voce del mancuniano Bipolar Sunshine, ospite su "Close To The Root", giunge come uno squarcio di sole nel mezzo della tempesta.

"Basic Volume" rilancia la patata bollente all'ascoltatore, auspicandosi un'attiva presa di posizione verso questi racconti di divari sociali, precariato e razzismo. Ed è scomodo, non lo si nega, perché nel far ciò Gaika scuote un pilastro fondamentale della comunicazione nel nuovo millennio: il cinismo della Rete, dove l'interesse è spesso superficiale perché tanto dentro allo schermo "non succede mai niente". Ma è anche per questo che Gaika rimane un artista da seguire; la sua lingua è schietta e il suo album di debutto è un disco pesante e monocromatico, ma che fa mettere in funzione la corteccia cerebrale e sugella un suono innegabilmente personale - una firma della quale può solo andare orgoglioso, anche se al momento pare che il plauso critico sia proprio l'ultimo dei suoi pensieri.

Tracklist

  1. Basic Volume
  2. Hackers & Jackers
  3. Seven Churches For St Jude
  4. Ruby
  5. Born Thieves
  6. 36 Oaths
  7. Black Empire (Killmonger Riddim)
  8. Grip
  9. Clouds, Chemists And The Angel Gabriel
  10. Immigrant Sons (Pesos & Gas)
  11. Close To The Root feat. Bipolar Sunshine
  12. Yard
  13. Crown & Key
  14. Warlord Shoes
  15. Spectacular Anthem




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