Gaika

Spaghetto

2016 (Warp) | post-dancehall, electro

Dicono che il gospel provenga direttamente dalle viscere dell'anima e che nella sua forma più pura e spassionata sia capace di connetterci allo spirito Divino, ma è altresì vero che secoli d'intromissione umana vi hanno creato attorno un ambiente dove vige una visione miope e inutilmente dogmatica.
La dancehall era nata come unione di anime, corpi e intenti sociali nelle sale da ballo della Jamaica degli anni 40, ma nel corso dei decenni la sua costante mutazione ha preso una piega ben più stradaiola, spesso dominata da un'aggressività ad alto tasso testosteronico, o al massimo la ritroviamo nelle classifiche di tutto il mondo grazie alla piacevole ma alquanto annacquata e maccheronica versione del canadese Drake.

A suo particolarissimo modo, Gaika Tavares, studente d'Arte da Brixton, si riappriopria dei linguaggi sopracitati appartenuti ai suoi antenati afro-caraibici per catapultarli tramite "Spaghetto" in un futuro dove concettualità, coscienza socio-culturale ed emozioni a fior di pelle viaggiano di pari passo. Il gospel è stato diluito in una serie di cori femminei dai tratti caricaturali in un'accezione quasi disneyana del termine (vedasi "Neophyte"), mentre il sudore della dancehall è diventato sangue rappreso e morchia industriale appiccicata sulla pelle, come la Grace Jones dei tempi di "Hurricane". Sono immagini forti, così come forti sono le parole che Gaika dispende col fare di una figura solitaria che registra i propri lamenti attraverso l'eco di una cripta di marmo. La visione della sua Londra spietatamente gentrificata, e la confessata ricerca di un'immagine che gli consenta di sfuggire all'iper-mascolinità spesso associata agli uomini di colore, sono le fondamenta di una poetica ad altissima tensione.

Del resto la sua presenza spiazza sin dal primo incontro; la voce è cavernosa e sgraziata, eppure allo stesso tempo sembra tremare sotto il peso delle sue stesse parole, come se dovesse farsi coraggio per sorreggere quelle esili melodie affogate nei ritmi più sconnessi e fracassanti. Ma anche quel volto eternamente corrucciato, che s'intravede dalle foto che gli scattano quasi suo malgrado, sembra quello di un tipo pronto a tirarti un pugno per un nulla, eppure dallo sguardo e dai muscoli in tensione sgorga un'energia che tramuta il timore in empatico dolore.
Stridori sintetici che richiamano vagamente sia Arca sia la meta-discoteca degli Amnesia Scanner ("Roadside"), tendenze di trap narcolettico ("VSOP"), visioni di un bass-grime non ballabile ("3D") e la decostruzione di tessiture alla Jamie XX ("Little Bits"), o anche inaspettate aperture melodiche (il ritornello cantato da Alyusha di "The Deal"): l'incedere di "Spaghetto" è un susseguirsi di sonorità elettroniche ibride e amorfe, ma di fortissimo impatto.

Non è certo un caso che le etichette discografiche si siano sempre trovate un po' in difficoltà di fronte a Gaika, dal momento che nel 2016 tanti ancora non riescono a spingersi oltre alla formula "neri anglosassoni = grime" - nonostante lo storico debutto totalmente made in Uk del collettivo Soul II Soul sia ormai datato 1989. In questo la Warp ha sicuramente preso la palla al balzo. Ma va pure notato come, rispetto a "Security" (l'altro Ep dai toni ancor più insostenibilmente cupi pubblicato via Mixpak sempre nel 2016 - uno su tutti, il sordo imperativo "you must turn up" della title track), o il mixtape di debutto "Machine" (nel quale viveva il minotauro dilaniato dal dolore con le corna spezzate del potentissimo video di "Blasphemer"), su "Spaghetto" vi è un melodismo che - per quanto maldestro - lo rende più facilmente assimilabile, mentre le numerose voci femminili che appaiono come angeli caduti creano una visione atipicamente genderless - il colmo, per i generi di riferimento.

Ma il futuro verte anche su tali temi, anzi è un vero bene che personaggi come Gaika, o l'amico Dean Blunt (qui assieme in un'ottima doppia intervista per Crack Magazine), continuino a spingere senza paura contro le barriere delle percezioni sociali e razziali che ancora pesano come macigni nello specchietto democratico Occidentale.

(01/02/2017)

  • Tracklist
  1. Neophyte
  2. 3D
  3. The Deal
  4. Glad We Found It
  5. Little Bits
  6. VSOP
  7. In Between 2
  8. Roadside


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