Immortal

Northern Chaos Gods

2018 (Nuclear Blast) | black-metal

Risultato a sorpresa, Demonaz passa in vantaggio su Abbath prendendosi una bella rivincita sul suo vecchio compagno di mille battaglie. Sì, perché questi due personaggi fondamentali per la scena black metal (una volta anima e corpo degli Immortal) da tempo hanno intrapreso strade diverse. Restando al decennio corrente, Abbath (Olve Eikemo) ha inciso un disco nel 2016 tutt’altro che indimenticabile, mentre Demonaz (Harald Nævdal) si è ripreso definitivamente da una fastidiosa tendinite che andava avanti dal 1997 e che lo costringeva a poter scrivere solo i testi delle canzoni. Ma le cose cambiano in fretta, come spazzate via da una folata di vento gelido proveniente dal nord: ecco che Demonaz torna a impugnare con prepotenza la chitarra, per giunta consapevole di essere l’unico a poter sfruttare il marchio Immortal. Con lui ovviamente Horgh alla batteria e un ospite che non ti aspetti al basso, il guru Peter Tägtgren, qui impegnato anche nella vesti di produttore. “Northern Chaos Gods” è la risposta, un fulmine a ciel sereno che conferma l’ottimo stato di salute di un musicista da troppi dato per spacciato.

Il timbro maligno dello screaming di Demonaz è meno riconoscibile rispetto a quello di Abbath ma poco importa, “Northern Chaos Gods” è infatti un disco di sostanza che aggira le peculiarità per concentrarsi sui contenuti. I norvegesi alternano alcune sfuriate di totale integralismo nero ad alcuni passaggi midtempo di grande suggestione: anche per questo motivo bisogna cominciare dalla fine, dalla magnifica cavalcata vichinga di “Mighty Ravendark”, nove minuti di solenne epicità con più di un rimando ai Bathory di “Blood Fire Death”, probabilmente un disco che più di altri ha influenzato la crescita artistica di Demonaz. Atmosfere che ritornano con prepotenza pure nella sontuosa “Gates To Blashyrkh”, armata di un riffing evocativo figlio diretto della compianta creatura di Quorthon.
Quando la velocità delle composizioni aumenta, una coltre di gelo cala in maniera inesorabile, nonostante una produzione meno sporca che permette la fruizione immediata dei brani (dopotutto siamo nel 2018 e la patina del colosso Nuclear Blast si sente eccome!). L’accoppiata iniziale composta dalla title track e dalla poderosa “Into Battle Ride” è una dichiarazione di guerra senza compromessi, un manifesto che riporta in alto gli Immortal ma che allo stesso tempo rifiuta qualsiasi (scomodo) paragone con il glorioso passato della band.

Oggi nasce un nuovo corso, una sorgente che riparte dalle basi del genere rilette però con un’ottica moderna: se quindi cercate la contaminazione o l’evoluzione del black metal, state alla larga da “Northern Chaos Gods”, perché l’integralismo qui è di casa, è l’indole naturale degli Immortal, suonare puro black con un taglio fortemente heavy negli arrangiamenti. Anche con il rischio di autocitarsi continuamente (“Called To Ice” e “Blacker Of Worlds” sono meno accattivanti rispetto al resto del lavoro). Ma state certi che Abbath adesso non starà a guardare.

(14/07/2018)

  • Tracklist
  1. Northern Chaos Gods 
  2. Into Battle Ride 
  3. Gates To Blashyrkh 
  4. Grim And Dark 
  5. Called To Ice 
  6. Where Mountains Rise 
  7. Blacker Of Worlds 
  8. Mighty Ravendark
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