Natalia Lafourcade

Musas vol. 2

2018 (Sony) | folk

Ufficiosamente già annunciato in concomitanza alla pubblicazione del primo capitolo, a meno di un anno dalla sua uscita Natalia Lafourcade presenta la seconda installazione di “Musas”, l'affascinante progetto dedito al recupero e alla condivisione del ricchissimo patrimonio musicale dell'America Latina. E com'era lecito aspettarsi, il materiale incluso in questa seconda raccolta non presenta particolari scarti rispetto alla precedente, sia dal punto di vista sonoro che sotto un profilo prettamente compositivo, nell'ottica di una continuità tematica ed espositiva attraverso cui la cantautrice messicana espande ulteriormente la propria ricerca e il suo bagaglio linguistico.

Nuovamente accompagnata alle chitarre dalla formidabile sinergia dei Macorinos, con un maggiore bilanciamento tra adattamenti e brani autografi, il secondo viaggio a ritroso sul filo della storia funge da ottimo complemento (nonché probabile chiusura) a un'operazione di grande fascino ed eccellente finezza documentativa, atta a costruire un affresco musicale di grande personalità, sia nella portata e nel respiro. A prescindere da quelli che saranno gli sviluppi futuri di carriera, questo dittico si configurerà senz'altro come un importante punto d'arrivo nella discografia di Lafourcade.
Impegnandosi, con rare eccezioni, a dare lustro alla ricca storia di compositori e interpreti messicani (trovando pure spazio per vari momenti dedicati al rispolvero di pezzi puramente tradizionali), l'autrice si muove con grande flessuosità tra umori, influssi e tematiche, in un gioco di reinterpretazione e attualizzazione che non cessa di affascinare per profondità di sguardo e complessità di riferimenti.  Se poi è vero che dal punto di vista stilistico la raccolta non si discosta troppo da quella sorella, è altrettanto vero che vi è una maggiore attenzione sul ritmo, sulla dinamica, portando addirittura il progetto a lambire i confini della musica da ballo.

L'originale “Danza de gardenias”, posto in apertura, sfrutta cadenze salsa e agili armonizzazioni vocali per un motivo dalla delicata sensualità e dalla spiccata eleganza timbrica, un marchio di fabbrica di Lafourcade. “Tus ojitos”, come espresso anche dal sottotitolo in parentesi, si muove sopra un evidente andamento valzerato, sfruttando al massimo l'ottimo gesto esecutivo dei Macorinos e un intelligente apparato percussivo, che indirizza senza sovrastare su nessun altro elemento.
Ma l'album riserva ulteriori sorprese. Divertite ninne-nanne, strutturate in una brillante sequenza di incastri melodici (il giocoso tradizionale “Duerme negrito”), stacchi autografi che si concedono riflessioni politiche, con un ricco comparto vocale dal taglio universale (l'intenso trasporto lirico di “Derecho de nacimiento”), struggenti bolero portati ai minimi termini (lo sparso accompagnamento per chitarra e archi di “La llorona”) danno infatti un'idea dell'ampiezza del lessico folk acquisito ormai dalla musicista, di una solidità espressiva che muove tra contemporaneità e passato senza alcuna soluzione di continuità.

Classici della canzone messicana come “Alma mía” (candida ed emotiva ballata originariamente scritta da María Grever, la prima compositrice di fama internazionale) convivono quindi tranquillamente con più complessi scenari compositivi (l'interessante interplay chitarristico di “Hoy mi día uno”, retto anche da qualche lieve sfumatura sintetica), nell'ottica di un dialogo che azzera barriere temporali e generazionali con forza anche maggiore rispetto alla collezione precedente. “Desdeñosa” (opera del compositore yucateca Benigno Lara Foster) esemplifica quindi ulteriormente il concetto, in un imponente passo a tre dalla cadenza trascinante, che si avvale della partecipazione di due voci storiche come Omara Portuondo dei Buena Vista Social Club ed Eugenia León.

Ammalianti mareggiate atmosferiche (la dolce reinterpretazione di “Eclipse” della cubana Margarita Lecuona, picco emotivo del disco) e caldi strumentali (la conclusiva “Gavota”, ad opera del letterato ed educatore Manuel Ponce) completano dunque il quadro di un nuovo grande affresco latino, un piccolo prontuario di storia e cultura che chiude in maniera ottimale un discorso di riscoperta e riproposizione avviato sin dall'omaggio ad Agustín Lara nel 2012. Adesso non resta che saggiare Natalia Lafourcade in un progetto folk interamente frutto della sua eccellente sensibilità creativa.

(26/07/2018)

  • Tracklist
  1. Danza de gardenias
  2. Alma mía
  3. Hoy mi día uno
  4. Tus ojitos (Vals de la guardia vieja)
  5. Duerme negrito
  6. Luz de luna
  7. Derecho de nacimiento
  8. Eclipse
  9. La llorona
  10. Desdeñosa (ft. Omara Portuondo & Eugenia León)
  11. Te sigo
  12. Humanidad
  13. Gavota (Instrumental)




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