Efterklang

Altid sammen

2019 (4AD) | alt-chamber-pop

Sette anni, tanto è stato il lasso di tempo che separa l'uscita di "Altid sammen" dal precedente "Piramida", disco di notevole finezza compositiva e dalla consolidata grandeur sonora, volta a un elaborato linguaggio orchestrale. Nel mentre gli Efterklang non hanno disperso il loro estro creativo, incanalandolo ora in peculiari visioni elettroniche (il side-project Liima), ora in crossover pop-operistici (l'album "Leaves - The Colour Of Falling"), sviluppando aspetti rimasti finora inespressi nel pur versatile progetto madre.
Il quinto Lp del combo danese (oramai stabilmente un terzetto) sa quasi di ritorno ai luoghi natii dopo una lunga assenza, di un riaggiustamento su parametri ben conosciuti, filtrati però dalle nuove esperienze acquisite. È un rientro che vale ben più di un semplice annuncio stampa, che si identifica tanto nel titolo ("tutti insieme"), quanto per la prima volta nell'adozione esclusiva della lingua madre. Si rivela un'attestazione di intenti chiarissima, che porta il gruppo a interagire nuovamente con la sua dimensione più cameristica, rivisitata attraverso una lente più riflessiva, a suo modo disadorna, tale da garantire una maggiore focalizzazione su melodie e linee canore.

Effettivamente mai come adesso la voce di Casper Clausen diventa protagonista assoluta del discorso, nei suoi continui passaggi da falsetto quasi à-la Jónsi a timbro normale, nel suo dosare con accuratezza silenzi e riprese (il modo in cui lascia respirare la prima metà della conclusiva "Hold Mine Hænder", provvista di un arrangiamento pastellato da ultimi Patrick Watson), nello sfruttare le proprietà sonore di una lingua quasi riscoperta, perlomeno dal punto di vista musicale. È una voce vibrante, a suo modo calorosa, capace di declinare il tema conviviale e comunitario dei testi in uno sfaccettato prisma interpretativo, di cogliere le diverse sfumature di tono e di umore insite nelle singole composizioni. Questa, unita all'ottimo lavoro compiuto su esecuzioni ed elaborazione del sound (un chamber-pop espanso, cinematico, con i contributi di elettronica tenuti adeguatamente a bada), costituisce l'effettivo punto di forza della raccolta, copre i limiti di una scrittura spesso incapace di ritrovare il magico equilibrio dei primi tempi, sospesa tra una docile evanescenza (l'essenzialità sfumata di "Havet løfter sig") e un'insistita ripetitività (lo sviluppo di "Hænder der åbner sig"), che ne inficia l'effettivo potenziale.

Pur con episodi più solidi sotto il profilo melodico (il binomio d'apertura, con "Supertanker" a richiamare con opportuni rallentamenti le aperture visionarie dei migliori Other Lives) l'adesione a un linguaggio meno sovraccarico evidenzia senz'altro la voglia di voltare pagina, nondimeno fatica ancora a consegnare pezzi incisivi, a fornire al contesto tematico i dovuti esiti di scrittura. C'è da augurarsi che la direzione intrapresa possa presto dare i suoi frutti.

(23/09/2019)

  • Tracklist
  1. Vi er uendelig
  2. Supertanker
  3. Uden ansigt
  4. I dine øjne
  5. Hænder der åbner sig
  6. Verden forsvinder
  7. Under broen der ligger du
  8. Havet løfter sig
  9. Hold mine hænder




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