Josh Ritter

Fever Breaks

2019 (Pytheas) | country-rock, americana

Non sono molti i cantautori che possono vantare, dopo vent’anni di attività discografica, una produzione qualitativamente costante e stilisticamente coerente come quella di Josh Ritter. Il musicista dell’Idaho, giunto al decimo capitolo dell’avventurosa carriera, prova ancora a stupire il pubblico con un album più compatto e grintoso. “Fever Breaks” è il risultato di quasi due anni di lavoro, oltre che il frutto dell’incontro con una delle forze motrici dell’attuale scena country-rock americana, ovvero Jason Isbell, che mette a servizio di Josh anche la band 400 Unit.
A questa sinergia artistica si aggiunge anche la realizzazione di un altro sogno nel cassetto del musicista statunitense, ovvero registrare nei famosi studi Rca di Nashville, perfetta cornice per dieci canzoni dai contorni più essenziali e dal lirismo più diretto.

Chi ha frequentato, anche in modo discontinuo, la produzione di Josh Ritter non potrà fare a meno di notare come in “Fever Breaks” tutto sembri girare alla perfezione. Scrittura e arrangiamenti vanno di pari passo, mentre all’influenza sempre palese di Bob Dylan si accorda un brio che ricorda Tom Petty e Ryan Adams.
Semplici e ingegnose, le canzoni di Josh erano in attesa di una chiave di volta che le rendesse più accattivanti anche per i non avvezzi alle logiche creative country-rock: questa è dunque la vera novità di “Fever Breaks”, un progetto che a qualcuno apparirà meno versatile ma senz’altro più coeso.
Non sono solo gli incastri dei riff di chitarra con basso e batteria a essere più energici, ma anche la scrittura (“Old Black Magic”), con timbriche muscolose che mettono insieme i Crazy Horse di Neil Young e Ian McNabb nell’ottima “Losing Battles”.

Oltretutto le note dell’iniziale “Ground Don't Want Me” mettono subito in chiaro che la presenza di Jason Isbell ha aiutato Josh Ritter a condensare tutta la sua potenza lirica e armonica, senza perdersi in inutili fronzoli.
C'è infatti un'insolita magia nel fluire di note e parole, tipico del musicista americano, che regge le fila dell’inebriante e agile poesia di “On The Water”, o che si manifesta nel perfetto equilibrio di romanticismo e nostalgia di “I Still Love You (Now And Then)”.
L’amore per Bob Dylan, Johnny Cash e Leonard Cohen fa capolino in “The Torch Committee”, una ballata noir sottolineata da un suggestivo assolo di violino di Amanda Shires, che conferma le doti narrative del musicista (peraltro autore di un romanzo che ha avuto il plauso critico di Stephen King - “Bright’s Passage”).

Ma è in “All Some Kind Of Dream” che la natura di folksinger di razza esce prepotentemente, eliminando qualsiasi dubbio sull’attuale stato di grazia del musicista. Un brano che è anche una lucida e toccante denuncia delle assurdità delle attuali leggi americane sull’immigrazione, e fa onore a Josh averlo scelto come nuovo singolo dell’album.
Ritter recupera anche un vecchio brano scritto per Joan Baez (“Silverblade”) incastonandolo perfettamente nella logica stilistica di “Fever Breaks”, una canzone che è anche una compagna perfetta per il raggiante fingerpicking di “Blazing Highway Home”, che chiude con toni amabili e confortevoli un inatteso, ma per alcuni versi immaginabile, trionfo creativo.

(05/06/2019)



  • Tracklist
  1. Ground Don't Want Me
  2. Old Black Magic
  3. On The Water
  4. I Still Love You (Now And Then)
  5. The Torch Committee
  6. Silverblade
  7. All Some Kind Of Dream
  8. Losing Battles
  9. A New Man
  10. Blazing Highway Home






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