Keaton Henson

Six Lethargies

2019 (Mercury / Decca) | neoclassical, chamber-folk

Un istante, una breve sequenza di suoni aspri e amari che stravolgono il pathos armonico di "Unease Concerto". È da poco passato l'ottavo minuto del quinto capitolo di "Six Lethargies", tutto appare sotto una nuova luce, il percorso che ha portato Keaton Henson di nuovo in contatto con la musica neoclassica è qualcosa di più di un semplice progetto discografico.

Il 20 luglio del 2019 il musicista, poeta e artista inglese ha sperimentato la profonda sinergia tra la musica e la mente, affidando le sue "Six Lethargies" all'orchestra Britten Sinfonia, coinvolgendo in questo outing emotivo e psicologico anche parte del pubblico. Ad alcuni spettatori sono stati fissati dei sensori al dito, collegati a un sistema centrale che attraverso il monitoraggio dell'attività elettrodermica e della reazione nervosa ha tradotto in illuminazione il feedback emotivo. Il tormento di Henson è diventato così materia di una istantanea creativa unica e irripetibile: condividere le paure, l'ansia e la depressione con l'ascoltatore ne ha modificato e ampliato la visione creativa.

Comprendere quali meccanismi smuove una sequenza di note calanti, scoprire che in ogni parte del mondo e in ogni ambito culturale si affida l'esegesi della malinconia a una nota triste che sembra essere sempre la stessa, giungere ai limiti dell'ossessione pur di cogliere l'ancestrale rapporto tra musica ed emozioni è stato per mesi l'unico vero scopo dell'artista. Quanto difficile sia stato mettere insieme sei lunghe partiture orchestrali è immaginabile, ma non del tutto comprensibile. Henson ha consultato psicologi, neuroscienziati e studiosi della musicoterapia, rinunciando al suo essere introverso e solitario. Si è spogliato altresì del suo avatar artistico, che ne colloca le creazioni in un ambito neofolk dove si incontrano Jeff Buckley e Nick Drake, riabbracciando le ambizioni di "Romantic Works" con un piglio leggermente più drammatico.

Inutile negare il rilevante tributo che Henson paga nei confronti di Henry Gorecki o di Arvo Part ("Breathing Out"). Tutto è racchiuso in quel postulato che lo stesso artista ha abbracciato mentre procedeva nell'elaborazione del progetto: la malinconia e la depressione non conoscono barriere, la loro esternazione sociale e creativa è universale, analoga, conforme. "Six Lethargies" è dunque un album di musica senza una dimensione temporale e antropologica ben definita, un imponente ritratto di una condizione umana alla quale nessuno sfugge, ma che per l'artista inglese è diventata una priorità culturale e creativa.
Tutto questo si traduce in un'opera musicale tipicamente neoclassicheggiante, ricca di strani incidenti di percorso, come il ricorso all'atonalità e alla scala Shepard per creare modulazioni sonore allucinatorie per "Trauma/ In Chaos" (le sperimentarono anche i Pink Floyd in "Echoes"), il duello tra cacofonia e silenzi in "The Falling" o l'uso massivo del Sol minore nella già citata "Unease Concerto", che crea una sequenza di dissonanze e note cupe alle quali riesce difficile opporre resistenza.

La messa in scena di questo nuovo album di Keaton Henson è sicuramente una delle esperienze più interessanti che si possa vivere durante un concerto o una performance. Indubbiamente parte dell'impatto emotivo viene smarrito nella trasposizione discografica, ma è talmente intenso e forte il valore di queste sei letargie che rischiate di essere travolti da un'orda di sensazioni che difficilmente vi lasceranno indifferenti.

(16/12/2019)

  • Tracklist
  1. Initium  
  2. The Falling 
  3. Trauma/ In Chaos 
  4. Unease Concerto – Cadenza
  5. Unease Concerto 
  6. Lament 
  7. Breathing Out 




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