Paula Temple

Edge Of Everything

2019 (Noise Manifesto) | industrial techno, ambient

Fa strano scrivere di “Edge Of Everything” come del primo full length di Paula Temple, che peraltro nella sua lunga carriera è stata parca anche in quanto a uscite più brevi – uniche sortite in solitaria: un Ep nel lontanissimo 2002 e uno nel 2014. Perché sarà anche stata stitica in sede di registrazione, ma, nell’ultima decina danni, la dj e producer del Lancashire è stata uno dei nomi di punta dell’intransigente cosmo techno berlinese.
Inevitabile, del resto, che un suono brutale come quello della Temple e lo stile eclettico con cui fonde a freddo dj e live set abbiano conquistato con discreta facilità le lunghe notti dei vari Berghein, Tresor, About Blank. Un pubblico più ampio e generalista ha potuto invece apprezzare il suo tocco in numerosi festival estivi, nonché tramite celebri remix di artisti del calibro di Knife, Fink e Prodigy.

Cosa può aggiungere dunque un Lp a una mezza leggenda come quella di Paula Temple? Di certo è utile a immortalare con maggior precisione un sound peculiare, scuro, elaborato, ma nella sua efferatezza animalesco. Diventa però prezioso, necessario quando, nonostante la quasi totale assenza di parole, svela abilità narrative tali da rendere la sua ora spaccata di durata avvincente, attraente anche lontano dal dancefloor. Se poi si sbirciano i titoli dei lunghi brani, è ancor più immediato immaginare le apocalissi ambientali che funestano i pensieri della producer.
I primi quattro brani di “Edge Of Everything” sono da togliere il fiato. “Berlin” è una citta dal cielo argenteo, i cui riflessi cinerei si adagiano sulle foglie degli alberi e sui palazzi. Sintetizzatori fumosi ne disegnano l’atmosfera decadente ma accogliente, altri, subdoli e ronzanti, ne manifestano retroscena inquietanti. “Joshua And Goliath”, divisa in una versione techno e una slow, prima fionda il disco nell’arena, tra polvere e minacciosi barriti di synth, poi rallenta il battito possente e lo trascina in un’ecatombe futuribile. “Future Betrayed”, il futuro tradito, ingannato, ucciso e seppellito sotto i colpi letali di una cassa trance. Una frana ferrosa che non lascia via di scampo.

Segue una sezione più rilassata. “Open The Other Eye”, che impasta momentaneamente il disco nel liquido amniotico, pit stop necessario a spalancare le porte della percezione in vista del viaggio astrale “Quantum Unfolding”. Techno a velocità di curvatura: cassa pesante, ma fluida, meno contundente di quelle sentite finora. L’ambient estatica di “Nicole”, ma minacciata dal gelo dello spazio aperto, è l’ultimo momento di stasi prima di un’ultima ventina di minuti tramortenti.
Ancora trance, questa volta su adamantini fondali di synth, in “Raging Earth”; mentre sono industrial le inquietudini metalliche che dilaniano “Cages”, prima della guerra laser che ne abbaglia il finale. Si chiude con “Dimension Jumping”, le cui bollicine sintetiche inebriano un battito che bissa la visionarietà spaziale di “Quantum Unfolding”.

Difficile prevedere se e quando Paula Temple produrrà nuovamente qualcosa di simile a “Edge Of Everything”, fatto che molto probabilmente interessa più a noi che a lei. C’è però da stare sintonizzati sulla sua label Noise Manifesto, futura dimora di numerosi, cattivi ragazzi della scena techno di Berlino, cui la producer inglese farà da terribile chioccia.

(17/05/2019)

  • Tracklist
  1. Berlin
  2. Joshua and Goliath (Techno Version)
  3. Joshua and Goliath (Slow Version)
  4. Futures Betrayed
  5. Open the Other Eye
  6. Quantum Unfolding
  7. Dont Use Your Eyes Now
  8. Nicole
  9. Raging Earth
  10. Cages
  11. Post-Scarcity Anarchism
  12. Dimension Jumping
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