R.Y.F.

Shameful Tomboy

2019 (Dio Drone) | songwriter, sadcore

Un arpeggio mesto, sorretto da una voce altrettanto afflitta, si innalza greve come una pioggia novembrina nei cinque minuti di “Lucifer”, ballad d’apertura di “Shameful Tomboy”, secondo album di Francesca Morello, in arte R.Y.F..  E’ soltanto l’inizio di una lenta discesa negli inferi, per intenderci fin da subito: l’Ade del cuore. Quello che la cantautrice veneta, di stanza a Ravenna, pone sul tavolo è, infatti, un vero e proprio flusso di coscienza denso di tormenti. Un susseguirsi di sensazioni veraci, spiattellate con voce roca e suadente, oltretutto inanellate avvalendosi di una strumentazione rigorosamente vintage, minimale quanto basta per scaldare anima e corpo.

Un ruvido pathos, dunque. PJ Harvey nell’animo e consapevolezza del proprio background: sono le coordinate di una formula avvincente, rapace all’occorrenza. Cadenze spettrali si alternano a guizzi improvvisi. Passo mesto con i Suicide nel mirino e da spinta in “1st Times”, prima che le parole prendano terribilmente quota.

Then I realize I was really really gay
Cause I can love the world whatever sex it may be 

“Mi sento super corazzata, ma anche piena di cicatrici. Essere queer è essere ciò che si è, senza condizionamenti sociali. Essere queer significa rompere i paletti che qualcuno ha deciso di imporre agli altri, significa ridare dignità a chi viene privato della parità di diritti e valorizzare il ‘femminile’ – nel senso più ampio del termine – che viene oltraggiato tutti i giorni tanto dagli uomini quanto dalle donne, dalla connotazione negativa attribuitagli dal patriarcato. A costo di dover alzare la voce. Mi sono sentita muta a lungo. Ma oggi le cose sono cambiate: la musica, per me, è un conforto e un’esigenza comunicativa”.

Ebbene, è in queste considerazioni che possiamo cogliere lo stato d’animo della Morello. Il suo importante messaggio. L’apporto di Roberto Villa, contrabbasso di “Raised To Kill” è senza dubbio prezioso. Ma la cantautrice veneta, in fin dei conti, gioca da sola. C’è una dannata inquietudine da frantumare e da trasformare in ben altro. L’acustica scivola così su fraseggi oscuri, eppure morbidi, delicati. Si alternano tintinnii e fughe sadcore in un’insolita giravolta (“Take my soul”), mentre in coda gli spettri si riuniscono un’ultima volta attraverso la title track.

You called me shameful tomboy
And i was only 5

E’ il canto di un cigno nero, nerissimo. Il flusso emotivo di un’anima dalla sensibilità smodata, e dal cuore costantemente in fiamme, che diventa musica attraverso dieci canzoni devastanti per visceralità, capaci di affondare come lame "insanguinate".

(12/12/2019)

  • Tracklist
  1. Lucifer
  2. Queer Riot
  3. Raised To Kill
  4. Always Late
  5. 1st Times
  6. Silence Makes Noise
  7. Valley Of Tears Invading My Mind
  8. Take My Soul
  9. All Sweat & Love
  10. Shameful Tomboy
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