Ambrose Akinmusire

On The Tender Spot Of Every Calloused Moment

2020 (Blue Note) | jazz

È appena finito il concerto della sua band, e Charles Greenlee, trombonista, ritorna alla stanza condivisa con John Coltrane. "Trane" proprio non vuol saperne di smettere di suonare, come se la performance appena conclusa fosse stata una semplice introduzione a qualcos’altro. Attacca con un esercizio per la mano sinistra sulle note alte del sassofono, e Charles lo lascia quasi subito al proprio destino: meglio una bella dormita, pensa. Quando si sveglia, la mattina dopo, resta di sasso: John non ha chiuso occhio per tutta la notte, non ha smesso un secondo di ripetere quell’unica figura.

È Archie Shepp a riportare l’aneddoto nelle sentite liner notes che accompagnano il sesto disco da bandleader del trombettista Ambrose Akinmusire, in cui il leggendario sassofonista di “The Cry Of My People”, “Attica Blues” e “Fire Music” non esita a riconoscere quegli stessi segni di grandezza e dedizione. Bastano le prime prove con la Attica Blues Orchestra, nel 2012, a convincerlo: quando la sua presenza non è richiesta, Ambrose si sposta nel giardino accanto alla sala prove senza mai allontanare lo strumento dalle labbra, un’entità in cui l’uomo è del tutto indistinguibile dal proprio suono. E sarà pure aneddotica spicciola, per carità, ma se questo non è un indizio di connessione almeno spirituale al desiderio di Assoluto di certo jazz, non so cosa lo sia: è quasi logico, in fondo, che la tromba di Akinmusire faccia una fugace apparizione sul finire di “To Pimp A Butterfly”, paradossalmente il disco più significativo per il jazz di questi anni anche solo per il numero di porte che ha aperto a chi abbia avuto l’opportunità di gravitarci attorno da musicista o semplice appassionato.

Due anni fa, “Origami Harvest” suonava come un’avventura sorprendentemente ballabile e coerente, stanti delle premesse che sarebbe arduo non definire astruse: sei tracce - durata media: dieci minuti - che al classico quintetto jazz affiancavano le suggestioni cameristiche e Philip Glass like del MIVOS Quartet e quelle hip-hop portate in dote da Kool A.D. Oggi, invece, il nuovo “On The Tender Spot Of Every Calloused Moment” riporta il focus su un four-piece ormai consolidato, quasi del tutto bastante a se stesso: il pianoforte di Sam Harris, il contrabbasso di Harish Raghavan, la batteria di Justin Brown; a dirigere, Ambrose Akinmusire e la sua virtuosissima tromba, che guidano lo srotolarsi imprevedibile delle composizioni con la stessa intensità e attenzione con cui Miles Davis, occhi fissi al grande schermo, improvvisava sulle immagini di “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle.

L’attacco è brutale. “Tide Of Hyacinth” è un magma post-bop che per un paio di giri d’orologio sembra domandarsi dove andare a parare, almeno fino all’ingresso - scenico, addirittura trionfale - del pianoforte di Harris, ad abbozzare un tema velocissimo doppiato dalla tromba. Pure questo, però, ci mette poco a ritornare nell’ombra (verrà ripreso solo sul finire del brano), preferendo offrire la ribalta all’intervento in lingua yoruba del percussionista e cantante cubano Jesus Diaz. Un assalto frontale, la composizione più difficile e annodata di tutte, e proprio in apertura; un ottovolante di idee folgoranti che preferiscono infilarsi in vicoli ciechi sempre nuovi piuttosto che tornare due volte nello stesso posto, come in una sonorizzazione degli spazi impossibili di Escher.

Al medesimo canone appartengono anche le geometrie del gioiello “Mr. Roscoe”, sebbene certo più quadrata e meno ansiogena della gloriosa opener. Ma “On The Tender Spot Of Every Calloused Moment” è un lavoro umorale e vivo, un nervo scoperto; radicale nel voler mettere in scena un’emozione non mediata, così com’è nel momento in cui viene percepita - dopotutto Akinmusire ne parla come di un album blues, e in quest’ottica la definizione ha perfettamente senso. Per questo, a simili maelstrom seguono numeri di quieta malinconia come “Yessss” o - ancora di più, ancora meglio - “Reset”: una tromba introspettiva, acuta fino a strozzarsi; un lirismo commovente e a volumi variabili, come se il leader andasse vagando per la sala d’incisione, riflettendo ad alta voce mentre piano e piatti aggiungono pathos al pathos.

“An Interlude” vanta un’intro di contrabbasso minacciosissima, che - come da titolo - si fa più intensa man mano che procede, con sventagliate di batteria in avvicinamento: un altro showcase per il drumming devastante di Brown, mai semplice sostegno ritmico ma commento emotivo di esplosiva creatività.
Il resto è rarefazione: il canto delicato e meditabondo di Genevieve Artadi su “Cynical Sideliners”, ad esempio, in cui non si capisce se sia la voce ad accompagnare il piano elettrico o viceversa. Oppure “Roy”, vertice poetico dell’opera, un ricordo dell’amico trombettista Roy Hargrove tradotto in una specie di commossa processione funebre per cieli neworleans-iani e occhi gonfi.
Chiude “Hooded Procession”, appropriatamente: niente più che accordi sparsi di Rhodes, suonati a distanze variabili, in una protesta silenziosa contro la police brutality che non sente il bisogno di dire una parola, perché il trauma della comunità nera non è cosa di oggi; quello che è cambiato è che se ne siano accorti pure gli altri, ora, e allora è come se Akinmusire chiamasse noi sin dal titolo a leggere i nomi di quelle vittime, a essere la voce dei senzavoce.

L’ultimo suono che si ascolta in “On The Tender Spot Of Every Calloused Moment” è un trillo in maggiore, ed è il suono della speranza: meraviglioso che si chiudano così quarantotto minuti tanto densi ed epidermici, che ripagano anche l’ascoltatore occasionale degli sforzi per farsi largo in strutture non convenzionali e spesso spigolose. Uno strumentista eccelso, Ambrose Akinmusire, che può confrontarsi a testa alta con i più grandi.

(18/08/2020)

  • Tracklist
  1. Tide of Hyacinth feat. Jesus Diaz
  2. Yessss
  3. Cynical Sideliners feat. Genevieve Artadi
  4. Mr. Roscoe (Consider the Simultaneous)
  5. An Interlude (That Get' More Intense)
  6. Reset (Quiet Victories & Celebrated Defeats)
  7. Moon (The Return Amplifies the Unity)
  8. 4623
  9. Roy
  10. Blues (We Measure the Heart with a Fist)
  11. Hooded Procession (Read the Names Outloud)
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