Autechre

SIGN

2020 (Warp) | elettronica

Diciassette mesi sospesi alla stregua di eremiti illuminati dal “tutto” o, se preferite, dalle infinite vie dell’elettronica contemporanea (o meno, fate un po’ voi), felici come pinguini rockhopper sull'isola di Tristan da Cunha, in balia della propria monogamia, artistica s’intende, utile - madre natura perdoni l’affronto - una stagione e via.
Rieccoli, finalmente, dopo tanto clamore suscitato al cospetto degli “umani”, al solito supini, vagamente mesti e stralunati, per l’occasione alla ricerca di un segno tangibile, “SIGN” appunto, esplicante un’ulteriore dimensione possibile.

Undici movimenti, a sfiorare i 66 minuti. Undici trasmigrazioni insondabili (“si00”, “gr4”), espanse (“M4 Lema”), vaporose (“Metaz form8”), sci-fi (“esc desc”) e claustrofobiche quanto basta per riavvolgere il nastro e provare a mettere a fuoco, finché ce n’è, materia e direzione intrapresa. Undici movenze che intrigano, confondono, abbagliano, illudono.
Il paradosso, dunque, è nuovamente servito. Perché al cospetto di “SIGN” si potrebbe discutere all’infinito, girando la frittata guidati "inconsapevolmente" dall’inclinazione di turno, per giunta senza venirne necessariamente “a capo”. E’ questo il bello degli Autechre. O il brutto, per i più accigliati.
Forse Rob Brown e Sean Booth non riescono più a inserirsi appieno in una struttura compatta. O più semplicemente in un format umanamente fruibile. Magari hanno solo deciso di alleggerire la faccenda e tornare a giocare, stanchi di intraprendere fughe intergalattiche, concettuali e via discorrendo; interrogativi plausibili che si ravvivano tra un effetto e l’altro, un settaggio calibrato con esperienza e un ritmo disturbato giusto per ammaliare gli amanti di un sound che ha comunque fatto epoca.

“SIGN”, comunque, non alza mai l’asticella, ma punta, semmai, a scuoterla, creando quelle vibrazioni stagionate da prendere o lasciare. Tuttavia, al netto di questa insolita angolazione, la “certezza” che il tempo sveli la cifra di un album così ambiguo consola e a tratti non poco. Tutto il resto, per il “momento”, è sano chiacchiericcio, o giù di lì. E che Dio, o chi per esso, li protegga. Sempre, comunque e al di là di ogni ragionevole sufficienza.

(16/10/2020)

  • Tracklist
  1. M4 Lema
  2. F7
  3. si00
  4. esc desc
  5. au14
  6. Metaz form8
  7. sch.mefd 2
  8. gr4
  9. th red a
  10. psin AM
  11. r cazt
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