Everything Everything

Re-Animator

2020 (Infinity Industries LLP) | art-pop, prog-pop

Gli Everything Everything si sono, da sempre, distinti per una produzione tendenzialmente ricca di potenti riff chitarristici, percussioni cariche di energia, perfidi sintetizzatori e tessiture vocali imprevedibili. Per “Re-Animator”, il loro quinto album in studio confezionato in sole due settimane, la band art-rock di Manchester ha utilizzato un approccio decisamente diverso. Rispetto al passato, il nuovo full-length del quartetto mancuniano risulta addobbato con una veste molto più cantautorale, concentrando i maggiori sforzi sulla costruzione di melodie e curando in modo molto più marcato la stesura dei testi.

Gran parte dell'album è concettualmente basato sulla teoria della mente bicamerale formulata dallo psicologo statunitense Julian Jaynes, convinto che le menti dei primi esseri umani fossero separate in due coscienze opposte, una delle quali guidata da voci interiori attribuite agli dei. Vengono affrontate anche tematiche legate alla natura umana, all'avidità, al culto e alle immancabili tensioni sentimentali, il tutto attraverso l'uso esclusivo di complesse didascalie.
L’album parte forte con l’opener "Lost Powers", dove il nuovo orientamento della band, di connotazione più sobria, abbina brillantemente l’esemplare melodia a un testo di grande inquietudine. Altro momento clou del disco è "Arch Enemy", pittoresco affresco che descrive un uomo che localizza Dio sotto forma di un mostruoso e senziente fatberg (massa formata dalla combinazione di solidi non biodegradabili e grasso rappreso) appostato nelle fogne della città: la classica e riuscita combinazione di testi inquietanti e ritornelli catchy, segno distintivo della fortunata proposta del gruppo inglese.

Il disco prosegue con ulteriori passaggi degni di nota, ma presentando anche qualche pericoloso tentennamento. Con l'eccezione delle nuance radioheadiane “It Was A Monstering” e "In Birdsong", affascinante traccia minimale sull’esperienza del primo essere umano apparso sulla terra, il citato allontanamento degli Everything Everything da una produzione artistica più impegnativa e creativa sfocia, talvolta, in armonie e ritmi troppo ripetitivi, poco appaganti. Queste carenze, combinate con un uso limitato della gamma di stili vocali del cantante e autore Jonathan Higgs (troppo concentrato sul falsetto melodico), si traducono in brani con esigui sussulti come "Moonlight" e, se si eccettua la salvifica coda prog, "Lord Of The Trapdoor", nei quali si sente la mancanza del caratteristico dinamismo della band.
La grazia provvidenziale di “Re-Animator” riprende il proscenio grazie al sintetico frattale sonoro “Planets”, alla lovecraftiana “Big Climb”, nel suo lirismo una tipica rappresentazione pensierosa dell’orientamento apolitico dell’album, e soprattutto con "Violent Sun", una trascinante traccia dai contenuti commoventi, che chiude il progetto nel migliore dei modi.

Concentrarsi maggiormente su testi e armonie ha permesso agli Everything Everything di produrre un album dalle argomentazioni seducenti e dalle aperture sonore più ampie, ma che, a causa della robusta semplificazione musicale apportata, ha provocato un solco troppo evidente tra i brani di buon livello e i momenti (fortunatamente non preponderanti) dove la qualità d’insieme cala in maniera vistosa.

(03/12/2020)

  • Tracklist
  1. Lost Powers
  2. Big Climb
  3. It Was A Monstering
  4. Planets
  5. Moonlight
  6. Arch Enemy
  7. Lord Of The Trapdoor
  8. Black Hyena
  9. In Birdsong
  10. The Actor
  11. Violent Sun


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