Katatonia

City Burials

2020 (Peaceville) | alt-rock, hard-goth

Dopo quattro anni ritornano i Katatonia, con un album scritto interamente da Jonas Renkse dal titolo che è tutto un programma: "City Burials". Questa volta vengono un po' messe da parte le tendenze più prog di "The Fall Of Hearts" per rimescolare gli ingredienti. L'approccio si fa più immediato, gravitando soprattutto attorno a un pathos plumbeo e moderno, e alla malinconica voce di Renkse. Le atmosfere sono decisamente notturne, dagli umori metropolitani e decadenti, con una vena orecchiabile a stemperare.

Al primo ascolto il disco sembra più anonimo di quel che poi risulta approfondendolo maggiormente, senza stupire con i picchi melodrammatici tipici degli album precedenti, e anzi sembrando troppo semplificato. Ciò rischia di renderlo indigesto ai fan in cerca di climax impegnativi, e in generale a chiunque non gradisca l'approccio "soft". Tolto questo fattore, però, "City Burials" cresce col tempo e si rivela coerente e a modo suo ispirato, con diverse soluzioni a effetto nascoste nel songwriting più diretto. Anche la produzione, tornata nelle mani di Frank Default, è migliorata e suona più caratterizzata e meno compressa. Altalenanti invece i testi, che in generale sembrano molto meno ricercati e viscerali che in passato.

La selezione esplora differenti coordinate, ma tra tutte viene mantenuto un filo conduttore comune: seppur ridimensionati, rimangono momenti che lambiscono un progressive urbano e soffuso, con poliritmi e cesellature sofisticate inserite qui e lì come come ornamenti; ma al contempo abbiamo un campionario di brani che riaffermano il pedigree alternative-rock/metal a tinte dark più emotivo del gruppo, altri che ricordano maggiormente gruppi a metà tra hard & heavy e goth-rock (come 69 Eyes o ultimi Sentenced) e altri ancora che trovano maggiore dimensione atmosferica ed elettronica, in una maniera abbastanza enfatizzata che non si vedeva dai tempi di "Night Is The New Day". Il fatto che sia tutto scritto da Renkse (anche se nel precedente album Anders Nystrom comunque co-firmava solo alcuni brani) può essere indice del suo intento di provare cose diverse, probabilmente con l'intento iniziale di rilasciare un album solista che poi è stato convertito in una nuova pubblicazione a nome Katatonia. Gli altri membri completano comunque con gli arrangiamenti.

Nessuna delle canzoni, prese singolarmente, introduce novità assolute o rinnova la scena, ma il risultato finale suona comunque differente da quanto mostrato prima dagli svedesi. Non ci sono picchi eccezionali, né la media di riff e ritornelli è al livello dei migliori album del gruppo, ma non si scade nemmeno. Tra i momenti più schitarrati, spicca il singolo "Behind The Blood", con riff alla Judas Priest e piglio impetuoso, atipico della storia del gruppo. C'è poi "Rein", magmatica e bruciante. 
L'altro singolo "Lacquer", per contro, è una soft ballad incentrata sulle tastiere e sulla voce afflitta di Renkse, immersa in atmosfere notturne con spunti trap nel battito. Anche qui suona interessante nel contesto, ma scorre via senza incidere particolarmente. Queste sonorità rallentate e meste le ritroviamo ancora più afflitte in "Vanishers", arricchita dalla voce femminile dell'ospite Anni Bernhard (in arte Full of Keys), più incisiva e carismatica.

Comunque i momenti migliori si concentrano piuttosto nella seconda metà, e il manifesto dell'album è forse "Flicker", che inizia con profondi riff distorti a sostegno della voce melodrammatica di Renkse nel ritornello, per poi sfociare in un vortice di effetti e giochi sonori emozionali. "Lachesis" si avvicina quanto a suggestività, ma è penalizzata dall'eccessiva brevità: è poco più di un intermezzo.
"Neon Epitaph" è un goth-rock metallizzato, in bilico tra tensione psicologica e aggressività nelle chitarre. La conclusiva "Untrodden" è una piccola perla di gorgheggi chitarristici, ritmo in 6/8 e atmosfere dolenti, con un assolo bluesy evocativo e trascinante a opera di Roger Öjersson.
È presente anche una bonus track, "Fighters", riuscita cover degli Enter the Hunt, sconosciuto gruppo alternative-metal svedese con un solo album del 2006.

Pur non raggiungendo le vette espresse in passato dal gruppo, insomma, "City Burials" è una prova discreta e in crescendo.

(01/05/2020)



  • Tracklist
  1. Heart Set to Divide
  2. Behind the Blood
  3. Lacquer
  4. Rein
  5. The Winter of Our Passing
  6. Vanishers
  7. City Glaciers
  8. Flicker
  9. Lachesis
  10. Neon Epitaph
  11. Untrodden
  12. Fighters (bonus track)
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