Lafawndah

The Fifth Season

2020 (Latency) | avant-pop, soundscape

Esplorare, viaggiare, leggere, collaborare e lanciarsi in progetti sempre nuovi, senza fermarsi mai. Il percorso artistico di Lafawndah sta ormai assumendo proporzioni sempre più multimediali, travalicando anche i confini prettamente musicali per i quali dovrebbe essere meglio conosciuta. Il suo è un animo tanto meticcio alle proprie radici identitarie quanto onnivoro di stimoli culturali sempre nuovi, siano essi letterari, sonori o visivi. Curioso anche il rapporto col mondo della moda; se una delle sue principali ispiratrici - Bjork - in passato ha trovato uso tanto per gli opulenti ricami di Gucci quanto per le intricate creazioni della stilista olandese Iris Van Herpen, Lafawndah dal canto suo è come una guerra di tendenze, di tessuti e di selvaggio colour blocking, dove haute couture e high street sono tenute in continuo dialogo tra loro.
 
In linea con tali suggestioni altre, "The Fifth Season" prende il nome dal primo capitolo di una trilogia di libri dell'autrice americana N.K. Jemisin, creazione a cavallo tra fantasy e sci-fi dove la Terra è composta da un unico continente nel quale, ciclicamente, una quinta stagione porta forti cambiamenti climatici che compromettono le delicate strutture sociali dei suoi abitanti.
Ma Lafawndah, stavolta, sovverte un racconto fin troppo ricco di spunti, perché sonicamente "The Fifth Season" è il suo lavoro più calmo, oscuro e imperscrutabile, quello dove il suo animo inquieto lascia il posto a spazi meditativi ed esplorazioni strumentali. Un ascolto lento, vischioso e di difficile presa, ma anche d'effetto nella sua compattezza, come una serie di ambienti naturali catturati in una diapositiva scattata appena un attimo dopo l'imbrunire. Si veda a tal proposito "The Stillness", oltre otto minuti di imperscrutabili paesaggi esoterici, segnati da un minaccioso crescendo di tuba e trombone a cura di Theon e Nathaniel Cross, e il bellissimo lavoro timbrico delle percussioni di Valentina Magaletti che riesce a dare ai suoi strumenti un lirismo quasi umano.
Ottoni, tastiera e percussioni accompagnano anche le rimanenti tracce, dall'apertura di "Old Prayer" passando per la suggestiva doppietta "Don't Despair" e "You, At The End", con la voce che illumina paesaggi desolati come un faro nel buio.
 
Difficile provare a indovinare dove andrà a parare in futuro l'arte di Lafawndah, e se a questo primo capitolo seguiranno gli altri due episodi che completano la trilogia di Jemisin. Chissà quindi se il tutto non possa diventare addirittura una colonna sonora! Difficile saperlo, com'è difficile, del resto, digerire l'ascolto del solo "The Fifth Season" - a partire dall'immaginario visivo dall'allegorico videoclip di "Le Malentendu" che trovate qui a destra in una versione da oltre nove minuti di durata.
Solo il tempo saprà dirci cosa frulla nella testa di Lafawndah, ma indubbiamente queste stralunate suggestioni riescono a infilarsi sotto pelle con calma sibillina e far sì che la curiosità nei confronti dell'autrice sia ancora ben viva nella mente del suo pubblico.

(19/11/2020)



  • Tracklist
  1. Old Prayer
  2. Don't Despair
  3. You, At The End
  4. The Stillness
  5. L'imposteur
  6. Le Malentendu feat. Lala &ce


Lafawndah su OndaRock
Recensioni

LAFAWNDAH

Ancestor Boy

(2019 - Concordia)
L'amorfo debutto globalista di Yasmin Dubois, eclettica musicista e decentrata navigatrice cross-culturale ..

Lafawndah on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.