Lido Pimienta

Miss Colombia

2020 (Anti) | art-latin-pop, cumbia, bullerengue

Non teme di sfruttare tutti i colori a sua disposizione, Lido Pimienta. E no, non si tratta soltanto dell'orgia cromatica che orna la copertina di “Miss Colombia” (sì, il riferimento è proprio a quella Miss Colombia), da lei stessa definita come una versione queer di un abito da sposa. Nello specifico, si tratta piuttosto dei diversi aspetti che costituiscono la complessa identità e personalità della musicista canadese di origine wayuu e della maniera, tutt'altro che ordinaria, con cui ha costruito un percorso artistico dall'amplissima prospettiva, pronto a rivelare posizioni tutt'altro che comode. Primo album dopo “La Papessa”, che valse alla sua autrice un chiacchierato Polaris Prize, il disco approfondisce il legame con le tradizioni più profonde della propria terra d'origine, opportunamente filtrate da un taglio dissacrante, eterodosso, che spezza ogni forma di purismo attraverso motivi reggaeton, slanci sintetici, aperture industriali e mille accorgimenti produttivi (utilizzati con potente criterio espositivo) con i quali la musicista scrive le sue caustiche lettere d'amore alla Colombia. Messaggio e fantasia sonora non potevano trovare una compenetrazione più efficace.

In un inquadramento dal taglio teatrale, che si apre e si chiude con la stessa melodia vocale (opportunamente allungata e condita di armonizzazioni vocali nella versione di chiusura), il disco evolve con una struttura quasi bipartita, che al selvaggio tripudio sonoro della prima contrappone una seconda metà più piana e tradizionale, alla ricerca di una Colombia più unita, pacifica, capace di spegnere le sue profonde disparità razziali e di classe. Quest'ultimo è tra i temi focali del progetto, per una serie di riflessioni di lunghissima data che qui trovano piena realizzazione artistica, che gettano uno sguardo disilluso nei confronti di un paese più interessato agli esiti dei concorsi di bellezza che ad affrontare i suoi innumerevoli problemi interni.
È da questo taglio, da questo sguardo stanco ma ancora carico di rabbia, che Pimienta elabora una decostruzione, a suo modo feroce, dei fastosi suoni della sua terra, ricavandone un mélange sonoro dal profondo rigore concettuale, tanto intricato quanto accattivante. Che sia il battito esplosivo di “Eso que tu haces”, fanfara sintetico-cameristica che attraversa secoli di cumbia restituendone una toccante immagine di dolore, o il tono più spoglio di “Nada”, cadenzato duetto con Li Saumet dei Bomba Estéreo, che si eleva a paradigma dell'infinita sofferenza femminile, Pimienta sa come articolare il suo lessico di modo da colpire col massimo del coinvolgimento possibile, senza timore di procurare ferite, quando è necessario.

Il tiro produttivo azzarda anche contaminazioni col contesto club vero e proprio, opportunamente filtrato da una lente folktronica che ammorbidisce ogni possibile enfasi: “No pude” è la più diretta delle sue apostrofi alla madre-patria, un amore-odio espresso attraverso violenti scarti sonori e un potente contrasto di umori. I diversi momenti più spogli, fieramente indigeni, pur essendo privi del curioso armamentario espressivo della prima metà, puntano dritti alla giugulare, tra storie di ordinario razzismo (il bullerengue sprezzante di “Pelo Cucu”, che arriva a tirare in ballo l'eugenetica) e un cauto ottimismo verso il futuro, mai dimentico però degli orrori del passato (“Quiero que me salves”, in compagnia dello storico Sexteto Tabalá, colonna portante della musica afro-colombiana e pilastro di San Basilio de Palenque, la cui storia viene descritta nei tre minuti del preludio).
In questo mare di colori, segnato da spiazzanti cesure e improvvisi cambi di registro, un pezzo come “Resisto y ya”, su cui aleggia lo spettro eversivo della Björk di “Medúlla”, sa di ciliegina sulla torta, un affilato prisma elettronico che cristallizza al meglio la natura eversiva, profondamente radicale, della proposta di Lido Pimienta.

Scontro di culture e valori, bagaglio di vita che interseca molteplici percorsi e concetti, “Miss Colombia” è album che può rischiare di soverchiare l'ascoltatore, ma che con un pizzico di pazienza rivela la sua natura schiva e mordace. Il mondo espressivo di Pimienta non poteva evidenziarsi con un manifesto più creativo e ambizioso di questo.

(04/05/2020)

  • Tracklist
  1. Para transcribir (SOL)
  2. Eso que tu haces
  3. Nada (ft. Li Saumet)
  4. Te queria
  5. No pude
  6. Coming thru
  7. Quiero que me salves (preludio) (ft. Rafael Cassiani Cassiani)
  8. Quiero que me salves (ft. Sexteto Tabalá)
  9. Pelo cucu
  10. Resisto y ya
  11. Para transcribir (LUNA)






Lido Pimienta on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.