Mata

100 dni do matury

2020 (SBM) | conscious hip-hop, jazz-rap

A dicembre dello scorso anno, in corrispondenza di un mio soggiorno nella città di Cracovia, un terremoto mediatico ha scosso la Polonia. Critici musicali, giornalisti, politici, tutti avevano un solo argomento di cui parlare: il singolo "Patointeligencja" che il rapper diciannovenne Mata, al secolo Michał Matczak, aveva da poco rilasciato, con tanto di video da milioni di visualizzazioni (ventotto al momento in cui scrivo). Se in quel momento, vuoi per scarsa conoscenza del contesto e della lingua, non riuscivo a vederci più di un ottimo brano rap dai toni gangsta, un'analisi più attenta ne ha rivelato tutta l'importanza.

Partiamo da un presupposto: il rap è il genere di gran lunga più ascoltato in Polonia in questo momento. Fatevi un giro per le classifiche polacche o le playlist Spotify: circa quattro album su cinque saranno rap. Eppure, nonostante la pervasività di tale scena, il rap è ancora percepito come musica a uso e consumo di un pubblico a numero chiuso, che ne segue maniacalmente l'evoluzione e le nuove uscite. Salvo ovvie eccezioni, difficilmente un brano rap si impone a livello popolare, con ciò identificando la coscienza collettiva e l'attenzione dei media, come altri generi riescono a fare.
È in un contesto simile che "Patointeligencja" irrompe al centro della scena, catalizzando in un attimo l'attenzione del grande pubblico. Il brano è una descrizione della vita sregolata dei diplomati della Batory High School di Varsavia, una delle scuole più prestigiose di tutta la Polonia, scuola in cui peraltro Mata ha studiato e che fa da sfondo all'incendiario video (Mata, per la cronaca, è figlio di Marcin Matczak, avvocato molto noto in patria). In un'occasione il direttore della Batory ebbe a dire che mai nessuno studente era stato trovato in possesso di droga o alcol all'interno della scuola. Probabilmente lo stesso direttore sarà sbiancato nel sapere, attraverso "Patointeligencja", che i suoi beniamini figli di buona famiglia in realtà eludevano le rigide regole in modo deliberato ("Il mio fra fumava erba dal primo giorno di scuola, per far credere alle insegnanti che fosse così di suo"; "Il mio fra si portava la vodka dentro al termos e diceva alle insegnanti fosse tè").
Se tali rivelazioni probabilmente non strapperano più di un sorriso, d'altro canto non capita tutti i giorni in Polonia che il figlio di un rappresentante dell'elite si esponga in questo modo, condannando i genitori per il falso clima rassicurante in cui lo hanno cresciuto. La canzone è diventata così il pretesto per imbastire tutto un discorso sulla gioventù polacca delle metropoli, con opinioni divise tra chi vede in Mata un lucido e realista narratore della sua generazione e chi ne ha denunciato aspramente il degrado descritto.

Tutto questo ci porta all'uscita dell'album di debutto di Mata. Curioso come "Patointeligencja", pur eccellente nei suoi toni cupi che lambiscono l'hardcore hip-hop, non sia in realtà rappresentativa di cosa ci attende in "100 dni do matury", disco che si muove tra conscious hip-hop dai toni jazzati, trap e cloud rap, articolando nella sua ora di durata un concept-album sulla vita scolastica che finisce per abbracciare temi come religione, politica, scienza, nonché l'amicizia e il passaggio all'età adulta.
"100 dni do matury", che potremmo tradurre con "Cento giorni agli esami di maturità", è un disco che dipinge il "coming of age" di un'intera generazione, di cui Mata si fa portavoce. Il suo porsi come l'amico del liceo con cui puoi andare a mangiare un hot dog e scambiare quattro chiacchiere - un'estetica lontana dalla maggioranza del rap attuale - rende i suoi bozzetti diaristici qualcosa in cui i suoi ascoltatori possono immedesimarsi facilmente.

Il biglietto da visita è da urlo. "Biblioteka Trap" sciorina versi a velocità supersonica su una base che rimodula un sample vocale su differenti tonalità dello spettro sonoro: da coro grave e liturgico a una sorta di synth che sembra provenire da un brano g-funk. Il pezzo serve anche a mettere in mostra l'ottimo senso melodico di Mata, espresso nel ritornello che si stampa in testa dal primo ascolto. Con un netto cambio di registro, "Piszę to na matmie" si svolge in pieno territorio jazz-rap, instaurando uno splendido dialogo tra parte rimica e tastiere (con echi Soulquarians), elevato da un sample di Mellotron che aleggia su tutto il brano in un'atmosfera di sospensione estatica. Il testo riflette sull'incapacità di spiegare ogni aspetto del reale attraverso principi matematici. Prendendo a prestito il primo teorema di incompletezza di Godel, Mata afferma che "l'insieme di tutti i teoremi matematici non può essere generato da nessun sistema formale. In altre parole, la dimostrabilità è sempre più debole della verità".
Michal, che ha studiato in una scuola di forte matrice cattolica, risente del retroterra religioso anche nel confronto con la scienza: "Le verità fondamentali sono scritte sulla lavagna: non uccidere e non dividere per zero; e anche se non capisci perché, ricordati dell'inferno", quasi a voler legare con un sottile filo rosso due norme distantissime, unite sotto il comune denominatore del divieto, della paura della punizione.

"Homo Ludens", dal canto suo, suona come cristallizzata in un tempo ormai trascorso ma vivido nella memoria, andando a recuperare una serie di immagini gioviali collegate ai giochi dell'infanzia, puntualmente interrotti dall'inevitabile arrivo delle mamme: "E giochiamo e siamo in lacrime, perché le nostre mamme ci hanno tirato fuori dalla stanza".
Parimenti nostalgica, ma per un passato ben più recente, è "Cafe PRL", dedicata a un locale di Varsavia, chiuso nel 2014, che fungeva sia da pub che da luogo di incontro per i giovani della capitale polacca. Su una base che è puro distillato di anni Novanta, con un improbabile ma riuscitissimo refrain che si scatena in un'euforia danzereccia, Mata ricorda le baldorie adolescenziali e gli escamotage necessari per accedere agli eventi più esclusivi del locale. Le menzogne raccontate ai genitori, i consensi scritti falsificati, la totale noncuranza di ciò a cui si andava incontro: è l'immagine perfetta di una generazione a cui il controllo e le regole imposte dall'alto stanno terribilmente strette.

La seconda parte del disco, pur non mantenendo la stessa consequenzialità della prima, è se possibile ancora più "matura". Volendo fare un'analogia con il titolo del disco, se i primi brani rappresentano l'euforia e la frenesia che accompagnano il sopraggiungere della maturità, la seconda parte traduce il sentimento post-esami, tra indecisione, insicurezza e antiche paure. A partire da "Żółte flamastry i grube katechetki", una toccante riflessione sull'educazione cattolica ricevuta sin dall'infanzia, che ha influenzato Mata in modo profondo, rendendolo eternamente diviso tra il rigetto della religiosità e il senso innato di spiritualità: "E sebbene io possa vedere a occhio nudo che da qualche parte cielo e terra si collegano, quel punto è ancora molto lontano e temo che alla fine perderò le forze. E sebbene tutto sommato conosca più prove del fatto che non ci sei affatto, proverò a vivere come se ci fossi". Il flow dimesso e malinconico, il video che rievoca immagini dell'infanzia, tutto concorre a elevare il brano a pura poiesi.
"Wino Sangrita" e "Nero" è invece l'uno-due jazzato che ti stende: la prima è un boom bap à-la Gang Starr, ma pienamente attualizzato. I fiati sono malinconia allo stato puro, mentre il testo descrive una passeggiata surreale tra i supermercati della città alla ricerca di qualcosa da bere, solo per incappare in una bottiglia di sangria che si scopre essere imbevibile a temperatura ambiente (quale migliore soluzione, allora, se non rimettere la bottiglia in un banco frigo?). "Nero", un altro gioiello con base jazz dal ritmo downtempo, rende un'esperienza insignificante, come mangiare un semplice panino al cetriolo in un bar, un momento per pensare alla pigra quotidianità che viviamo mentre il mondo va avanti. L'intento di Mata non è quello di fare grandi riflessioni, ma di fornire uno specchio fedele e intimistico delle piccole cose che ci succedono ogni giorno.

Ci sarebbe tanto da dire, sull'electro-rap di "GOMBAO 33", o sulla title track, una specie di giro della vittoria al termine del percorso scolastico. Ma mi soffermerei sull'ultimo capolavoro di questo disco: "Schodki". Il brano è una narrazione delle avventure di Mata e dei suoi amici presso le rive del fiume Vistola, nonché una protesta contro chi si oppone alle aree urbanistiche (gli "scalini" menzionati nel titolo) che servono da luogo di incontro per i ragazzi del posto. La base, dal sapore orientale, è una melodia di flauto malinconica e senza tempo, che viene ripresa sul finale da un coro da pelle d'oca. È la chiusura perfetta di un album che suona come un vero e proprio diario, estemporaneo ma ragionato, menefreghista ma lucido.

In patria il disco ha riscosso un successo enorme e c'è da sperare che serva a cambiare le regole del gioco nella scena rap locale. Nel frattempo certifichiamo che, nonostante la barriera linguistica, "100 dni do matury" suona come un manifesto adolescenziale, prodotto splendidamente, interpretato con varietà e gusto. Uno degli esordi più brillanti di recente memoria.

(15/04/2020)

  • Tracklist
  1. Intro (do nauki)
  2. Biblioteka Trap
  3. Piszę to na matmie
  4. Konkubinat
  5. Homo ludens
  6. Cafe PRL
  7. Tango
  8. Patointeligencja
  9. Halellujah (Cover)
  10. Żółte flamastry i grube katechetki
  11. Mata Montana
  12. Lezore
  13. Wino Sangrita (s01e01)
  14. Nero
  15. GOMBAO 33
  16. 100 dni do matury
  17. Schodki
  18. Prawy do Lewego




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