Ron Sexsmith

Hermitage

2020 (Cooking Vinyl) | songwriter, folk, pop,

Poco incline a inutili divagazioni stilistiche, Ron Sexsmith è un autore dal tratto compositivo puro e ispirato, mai baciato dal grande successo nonostante i continui encomi dei colleghi e la consacrazione nel film-documentario "Love Shines".
Spesso sminuito dai continui paragoni con il più fortunato Rufus Wainwright, in virtù soprattutto di un timbro della voce lievemente efebico, Ron ha dalla sua una grazia e un tono amabilmente malinconici, ben lontani dal pathos melodrammatico del fortunato figlio d'arte. Un vigore armonico che in "Hermitage" scivola con una leggerezza che sorride alle migliori intuizioni post-Beatles di Paul McCartney.
Sono quaranta minuti di lezioni di cantautorato, quelli di "Hermitage", inaugurati da una delle melodie più teatrali e British dell'autore, "Spring Of The Following Year", una vezzosa e raggiante canzone ingentilita dal cinguettare degli uccellini e da un'eleganza d'antan. Chissà quanto ha influito l'aver abbandonato dopo trent'anni, con famiglia al seguito, Toronto per Stratford: certo avere a disposizione una propria casa con un personale studio di registrazione ha permesso al musicista di raccogliere le tante suggestioni nate dall'interazione con luoghi e persone nuove.

"Hermitage" è un disco che Sexsmith si è divertito molto a realizzare e mettere insieme: l'entusiasmo traspare dal senso di speranza e rilassatezza estremamente contagioso e positivo delle quattordici tracce. Lo si percepisce nel delizioso brio soul di "Glow In The Dark Stars" e nel disincanto divertito e divertente di "Apparently Au Pair".
Mai così comunicativo e trascinante, il musicista canadese sembra baciato dalla musa che di solito accompagna un esordiente. L'estrosa e vispa "Lo And Behold", con i suoi soli due minuti e sei secondi, è una ventata di freschezza che non ha eguali nel suo pur ricco canzoniere. Anche le pagine più intime possiedono un'energia insolita e ammaliante: brani come "Small Minded Word", "When Love Pans Out" e "Whatever Shape Your Heart Is In" non hanno niente di ordinario e prevedibile, tre ballate che Harry Nilsson e Randy Newman non avrebbero disdegnato avere nel loro repertorio.
È sorprendente come dopo tanti anni Sexsmith riesca a tirare fuori dal cappello graziosi folk-pop come il singolo "You Don't Wanna Hear It" e "Chateau Mermaid" senza alcuno sforzo apparente, e quanto disincanto e ironia sia capace di condensare nei tre minuti di "Dig Nation", senza dimenticare la maturità raggiunta come musicista, essendo egli artefice di tutto il tessuto strumentale dell'album (Ron suona tutto tranne la batteria, affidata al produttore Don Kerr).

Con "Hermitage", Ron Sexsmith ha trovato un nuovo linguaggio espressivo: all'ironia ha sostituito il sorriso, alla malinconia la serenità, lasciando libero sfogo a un'altra delle sue fonti d'ispirazione, ovvero Ray Davies ("Is It Or Isn't It"). Ed è in questo rinnovamento emotivo che risiede il fascino di queste nuove folgoranti canzoni, una vitalità ritrovata che trova la sua chiave di lettura nel dilettevole folk-blues di "Winery Blues", un brano che nella sua prima stesura abbondava di tristezza e rabbia e che Ron ha trasformato in un orecchiabile ritornello.

"Hermitage" è un invito a sorridere di nuovo alla vita, uno dei dischi più riusciti della pur ricca discografia di un musicista da riscoprire e rivalutare.

(29/06/2020)



  • Tracklist
  1. Spring Of The Following Year
  2. Chateau Mermaid
  3. Lo And Behold
  4. Glow In The Dark Stars
  5. Small Minded World
  6. Winery Blues
  7. When Love Pans Out
  8. You Don't Wanna Hear It
  9. Dig Nation
  10. Whatever Shape Your Heart Is In
  11. Apparently Au Pair
  12. Is It Or Isn't It
  13. Morning Town
  14. Think Of You Fondly






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