Straw Man Army

Age Of Exile

2020 (D4MT) | post-punk, post-hardcore

Uno dei progetti più prossimi ai Fugazi nel quale mi sia imbattuto negli ultimi anni è l’esordio anarco-post-punk a tinte post-hardcore del misterioso duo newyorkese Straw Man Army. Affinità intrisa non soltanto nell’estetica musicale senza compromessi, ma ancor più nella strategia “commerciale”, che evita qualsiasi forma di promozione e ignora quasi del tutto i canali social, puntando ad allargare la propria risicata nicchia di popolarità attraverso il solo passaparola. Nessun video, informazioni col contagocce, il dubbio che si tratti davvero di soli due musicisti (ad ascoltarli non sembrerebbe…), persino la totale estraneità al mondo Spotify, probabilmente il loro modo per contestare la formula di riparto introiti applicata dal colosso svedese del music streaming.

Chi volesse (ottimamente) investire una mezz'oretta del proprio tempo, dovrà cercare “Age Of Exile” su altre piattaforme, Bandcamp o YouTube in primis, e si troverà al cospetto di dodici tracce moderatamente contundenti, nelle quali la minacciosa aggressività espressa attraverso uno spoken word schierato e politicizzato si stempera di tanto in tanto in frangenti strumentali più “controllati”. E’ il caso del minimalismo per soli chitarra e basso di “Koan”, del mood vagamente jazzy di “Arrival” o del sentimento di resa psicologica trasmesso dalla conclusiva “The End Of Living”. Un approccio lo-fi che attinge tanto alla visione radicale di Ex e Crass, quanto al suono garage-psych dei Thee Oh Sees più appuntiti (li scoverete fra le pieghe di “Amnesia”).

I brani scorrono come un romanzo lungo oltre cinquecento anni: lo sbarco dei colonizzatori nel Nuovo Continente, i loro primi contatti con gli inconsapevoli indigeni, le vergognose stragi e violenze loro perpetrate, il conseguente esilio in zone circoscritte, la strisciante violenza che tuttora prosegue. “Age Of Exile” riassume le oppressioni dei nostri tempi, figlie di quelle del passato, focalizzandosi in particolare sulle ingiustizie subite dai nativi americani. Un attivismo concreto: tutti i proventi realizzati con le vendite – sia fisiche che digitali - saranno devoluti alla Red Nation, l’associazione che negli Stati Uniti si batte per i diritti delle famiglie indigene e sostiene la cosiddetta “resistenza anti-coloniale”.

Un disco “rumoroso”, che lancia messaggi precisi: costruire un futuro più vivibile e sostenibile, invitando gli americani a studiare e approfondire meglio il territorio nel quale vivono, imparando a rispettare la cultura delle minoranze e ad affrontare le problematiche legate all’ecologia, conservando un minimo di memoria storica, affinché il passato non venga dimenticato. Persino la copertina è studiata per conferire un senso di disagio, con quel bianco e nero che rimanda alle fanzine ciclostilate di una volta.
“Age Of Exile” merita un posto nella cinquina dei dischi post-punk indispensabili del 2020, fra i quali si distingue per essere quello con minore visibilità. Nonostante tutto, sul sito della label D4MT al momento è sold-out: restiamo in attesa di opportuna ristampa.

(21/02/2021)

  • Tracklist
  1. Arrival
  2. First Contact
  3. Common Shame
  4. Option Despair
  5. Medicine Line
  6. Koan
  7. Age Of Exile
  8. The Silver Bridge
  9. An Offering
  10. Slow Violence
  11. Amnesia7
  12. The End Of Living




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