Gary Numan

Intruder

2021 (Numan Music/BMG) | synth-pop, darkwave

Da qualche tempo, l'iconografia e la narrazione di Gary Numan coincidono con il punto di vista del sopravvissuto all'apocalisse, il combattente che resiste nel deserto di quel che resta dell'umanità, una sorta di ideale via di mezzo tra "Mad Max" e la popolazione Fremen di "Dune". Sono indizi che aiutano a comprendere il passato dello stesso Numan, che tra problemi di autostima, depressione e sindrome di Asperger, ha portato avanti non poche battaglie personali prima di rinascere artisticamente nel nuovo millennio. L'immagine del soldato da ultimo avamposto di frontiera è in ogni caso anche molto allettante per gran parte del suo pubblico, spesso coetaneo, e spesso affezionato al ruolo che Numan ha interpretato fin dagli esordi, ovvero quello dell'umanoide che fatica a comunicare con il resto del mondo. All'inizio, questa glaciale alienazione poteva essere vissuta come l'esplorazione di un nuovo pianeta sonoro (erano gli albori del synth-pop), ma con il tempo è finita per diventare una trappola difficile da tradurre in parole e note, al punto che solo l'influenza e la frequentazione di un illustre esponente del disagio in forma elettronica come Trent Reznor hanno potuto offrire all'artista londinese la chiave di (ri)lettura del proprio vissuto e permettergli di sintetizzare un apparato musicale nuovamente calzante; un cosiddetto "favore di ritorno", dal momento che Reznor non ha mai fatto mistero della sua passione per Numan.

"Intruder", il ventiduesimo album in studio, torna a calcare lidi che, al pari del precedente "Savage: Songs From A Broken World", riportano Numan nelle zone alte della classifica Uk, come non succedeva da decenni. Il primo ascolto fa emergere l'impostazione a cui il nostro ci ha abituato in tempi recenti: basi industrial sintetiche (in bilico tra una versione light di Nine Inch Nails, Depeche Mode e i Killing Joke di "Pandemonium"), ricami melodici in cifra mediorientale, strofe aggrappate alla diffidenza di chi si sente al sicuro soltanto tra rocce della sua grotta, chorus che aprono improvvisi squarci di luce. Una ricetta collaudata, che scandaglia il percorso di Numan e ne restituisce perfettamente l'indole, ma che spesso fa rima con staticità. Con gli ascolti successivi, le cose sembrano più chiare: la scrittura rivela il desiderio di evitare il fascino oscuro che aveva fatto la fortuna di "Splinter (Songs From A Broken Mind)", per lasciare spazio a un'indole più romanticamente semplice, forse frutto della voglia di superare l'ingombrante impronta di una pandemia globale, di per sé già abbastanza estraniante.

A cogliere nel segno sono il fascino dell'opener "Betrayed", l'incedere epico della title track e di "Is This World Not Enough", il tribalismo elettronico di "The Chosen", il beat quasi-Manson di "Saints And Liars", episodi che mostrano un Numan sicuramente bravo a mettere a fuoco gli obiettivi, ma meno incline a prendersi dei rischi rispetto al passato. Nell'insieme, "Intruder" non lascia nemmeno per un istante strade e atmosfere già battute, indugiando maggiormente su un'omogeneità che, seppur efficace, suona come un compromesso spalmato su undici tracce (tredici per la versione digitale, deluxe cd e vinile). A dispetto della copertina, un approccio tutto sommato poco guerriero.

(13/06/2021)

  • Tracklist
  1. Betrayed
  2. The Gift
  3. I Am Screaming
  4. Intruder
  5. Is This World Not Enough
  6. A Black Sun
  7. The Chosen
  8. And It Breaks Me Again
  9. Saints and Liars
  10. Now and Forever
  11. The End of Dragons


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