Martin Gore

The Third Chimpanzee

2021 (Mute) | elettronica, idm, ambient-techno

Quando si analizza un prodotto originato dalla mente brillante di Martin Gore, è imperativo fare un piccolo accenno al fatto che è principalmente grazie alla sua immensa creatività cantautorale se oggigiorno si dispone della nutrita serie di brani seminali estratti dal repertorio dei Depeche Mode.
Nei suoi rari lavori da solista Gore ha sempre lasciato emergere il lato più tecnologico del proprio profilo, sviluppatosi per mezzo di creazioni d'estrazione molto personale tra le quali si era ben distinto "MG", l'acclamato album interamente strumentale edito nel 2015. Il nuovo Ep "The Third Chimpanzee" prosegue sulla medesima direzione, attraverso cinque passionali affreschi di elettronica che si intersecano in territori spigolosi, aspri e coinvolgenti, fortemente collegati ad alcune sonorità talvolta assaporate all'interno del repertorio industrial della band di Basildon.

Registrato nel suo immenso studio di Santa Barbara, l'extended play trae diretta ispirazione nel titolo dal libro omonimo di Jared Diamond, un lavoro che affronta le origini del comportamento umano, indicandone le affinità con quello animale.
Per la realizzazione e manipolazione di questa inusuale serie di suoni primordiali, plasmati nell'identificare le fasi d'origine della vita, Gore insiste nel mostrarsi raffinato e sempre innovativo esponente di sperimentazioni elettroniche. Ciò grazie all'utilizzo di synth modulari chiamati Panharmonium, dispositivi che fungono da ri-sintetizzatori che analizzano il segnale audio in ingresso e ne rilevano ogni piccolo dettaglio, modificandolo con vivaci cluster, arpeggi, droni e tappeti armonici che generano un effetto sonoro pressoché inedito, forgiato dalla costante interazione tra il materiale audio originale e gli elementi di controllo.

Le schematiche composizioni di Gore hanno un taglio verticalmente avanguardistico, senza che tale condotta porti a sopprimere barlumi di melodia. "Capuchin" ne è un chiaro esempio: una marcia robotica, quasi giocosa, cosparsa di effetti taglienti che si protraggono in modo avvincente, mentre ancora più radioso si presenta il sottile viaggio elettro-pop di "Vervet".
"Howler" e "Mandrill" mostrano, invece, un volto più oscuro, ordinato su rimodulate componenti industrial che, in alcuni passaggi, appaiono davvero simili alle urla di un primate, effettivo spunto che Gore ha utilizzato come concetto universale del progetto arrivato a coinvolgere un vero cebus capucinus di nome Pocket Warhols, la straordinaria scimmietta autrice dell'astratto disegno di copertina.
"Howler's End" nei suoi scarsi due minuti di durata offre un avvolgente finale, aggraziato dal suono sontuoso e sempre opportuno dell'organo a canne.

In "The Third Chimpanzee" Gore si proietta in un'appassionata indagine della demarcazione che separa la linea evolutiva dell'essere umano da quella dei primati, evocando scenari sonori consoni a distopiche ambientazioni futuristiche.
Un estemporaneo lavoro colmo d'individualismo ed eterogeneità, che regala un breve assaggio del talento totale che permea le fibre di un artista di rango, che conosce fin troppo bene come destreggiarsi all'interno del complesso mondo musicale.

(01/02/2021)

  • Tracklist
  1. Howler
  2. Mandrill
  3. Capuchin
  4. Vervet
  5. Howler's End




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