Panopticon

...And Again Into The Light

2021 (Bindrune Recordings) | post-black metal, folk

La scena black metal americana, per ovvie ragioni di carattere storico-geografico, non ha mai avuto un vero e proprio punto di riferimento strategico, al di là dell'esplosione del cascadian black negli stati del nord-ovest o del sempre attivo fronte californiano. Esistono tuttavia svariate eccezioni che da sole riescono a compensare l'assenza di una scena coesa e costantemente attiva sul territorio: il caso di Panopticon, ovvero Austin Lunn, unico membro effettivo di questa affascinante creatura ormai prossima al quindicesimo anno di esistenza.

Prima di entrare nel vivo con questo buonissimo ritorno, è importante spendere due parole sull'album manifesto di Panopticon, "Kentucky" (2012), un vero e proprio unicum se consideriamo le sconfinate sonorità estreme di marca americana. Praticamente il black metal fuso con la musica bluegrass, all'interno di un concept dedicato ai minatori di carbone vessati dai loro sfruttatori in quelle terre spesso tormentate da scioperi e rivolte. Un approccio al genere dunque sociale, indissolubilmente collegato al pensiero trascendentalista di filosofi come Ralph Waldo Emerson o Henry David Thoreau. Individuo, natura e società.

Il percorso del polistrumentista in esame (da tempo trasferitosi in Minnesota) non si è affatto arrestato negli anni successivi ("Autumn Eternal" è un altro disco obbligatorio per gli amanti di queste sonorità), non a caso questo "...And Again Into The Light" traccia una linea di continuità piuttosto evidente con i lavori precedenti.
L'introduzione affidata alla title track mostra la natura più folk e intimista del progetto, un delicato affondo nel cuore della provincia americana in cui le malinconiche clean vocals di Austin sembrano volerci raccontare qualche storia perduta nel tempo. Le atmosfere solenni prendono invece il largo con la successiva "Dead Loons", un black metal che guarda sempre alla tradizione locale (l'utilizzo del violino) e alle suggestioni onnipotenti della natura incontaminata.
Se poi vogliamo cercare l'apice assoluto di questo lavoro, basta tuffarsi tra le note struggenti di "A Snowless Winter", dodici minuti di pura fusione uomo-natura per un risultato che è possibile ricollegare a quello di alcuni illustri colleghi del settore (Wolves In The Throne Room e Saor su tutti). Qui però non ci troviamo né a Olympia (stato di Washington), né in Scozia: ce lo ricorda una strumentazione in cui c'è spazio anche per il banjo e il mandolino (la parentesi acustica di "As Golden Laughter Echoes").

Il gran finale di "Know Hope" suggella un album dove la qualità resta sempre ben al di sopra della media, nonostante un minutaggio per certi versi esagerato (settantuno giri di lancetta). L'unico piccolo neo, se così possiamo chiamarlo, è invece rintracciabile nel mixaggio, da sempre il punto debole di Panopticon, ma è chiaro che in ambito (post) black metal i prodotti laccati ci interessano molto relativamente. Perché ascoltare "...And Again Into The Light" è prima di tutto un'esperienza della mente e dello spirito, come se un libro di Thoreau si trasformasse magicamente in musica.

(06/06/2021)

  • Tracklist
  1. ...And Again Into The Light
  2. Dead Loons
  3. Rope Burn Exit
  4. A Snowless Winter
  5. Moth Eaten Soul
  6. As Golden Laughter Echoes (Reva's Song)
  7. The Embers At Dawn
  8. Know Hope
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