Phew

New Decade

2021 (Mute) | experimental, avantgarde

Per la sua nuova prova discografica "New Decade", la cantante e musicista giapponese Phew (Hiromi Moritani) torna all'etichetta Mute, che nel 1992 aveva dato alle stampe l'album "Our Likeness". Sono trascorsi quasi trent'anni. Anni di cambiamento, maturazione artistica e soprattutto esplorazione sonora, documentata da album e collaborazioni, che ora confluiscono nel nuovo capitolo di una ricerca mai interrotta. Phew ha esordito con la band punk Aunt Sally nel 1979; dopo un singolo da solista prodotto da Ryuichi Sakamoto, nei primi album ad accompagnarla sono stati giganti del kraut-rock e pionieri dell'elettronica come Jaki Liebezeit, Holger Czukay e Conny Plank. Ha collaborato con Otomo Yoshihide, Anton Fier, Jim O'Rourke, distinguendosi grazie a uno stile vocale fortemente personale e riconoscibile, un timbro basso con cui sussurra con fermezza, declama e canta. Ma Phew non è solo una cantante, è un'attenta esploratrice del suono, in particolare quello di sintetizzatori analogici e della loro interazione con la voce.

Una ricerca che ha portato a "New Decade": un album di "canzoni" senza struttura e senza arrangiamenti, con l'autrice impegnata in quasi totale solitudine a sintetizzatori, voce, chitarra e rhythmbox. L'artista è arrivata a una forma di sperimentazione veramente radicale: man mano che ci si addentra nel sentiero percorso da Phew in questi anni, delle canzoni restano gradualmente solo tracce e indizi, i brani si scompongono e si fondono con l'ambiente esterno, al punto che non esiste più una distinzione netta tra il treno che passa sui binari vicino casa e la musica che esce dalle casse dello stereo.
Il primo brano, "Snow And Pollen", ha un testo recitato in inglese su un suono basso che incede pulsando, con scariche elettroniche, disturbi radiofonici e vocalizzi in sottofondo. Si affaccia più volte una melodia di poche note di tastiera che resta protagonista del brano, mentre il testo continua a ripetersi e frammentarsi nei ripetuti tentativi di arrivare a destinazione. "Days Nights" si può invece descrivere come una canzone scomposta, un po' come si usa oggi servire il tiramisù: ci sono tutti gli ingredienti, ma la forma non è quella che conosciamo. La voce ripetuta rincorre se stessa su una base incalzante, sospesa tra cantato e recitato. Percussioni elettroniche rudimentali accompagnano un crescendo drammatico, ma la tensione che in un brano tradizionale porterebbe a un ritornello qui è destinata a rarefarsi da una graduale uscita di scena dei suoni, con il solo canto che resta fino alla fine.

"Into The Stream" è quanto di più simile a una canzone dei precedenti album di Phew. Alla base contribuisce l'ospite Hiroyuki Nagashima a synth e ritmi. La voce incede al tempo stesso solenne ed eterea su riverberi, stridori, echi e percussioni elettroniche. È la quiete noise che precede la tempesta percussiva al centro del brano, per poi tornare nel finale. "Feedback Tuning", con Seiichi Yamamoto alla chitarra, sembra un brano che non vuole decollare, con suoni e voce che accennano strade senza percorrerle. Eppure dal reiterare queste apparenti esitazioni il brano prende forma: un suono elettronico rotea su se stesso, mentre la voce sembra catturata altrove, come se qualcuno avesse lasciato accesa la televisione dove sta andando un film che guardiamo con la coda dell'occhio. I suoni evolvono e cambiano forma di continuo in quello che è probabilmente il brano più astratto del disco.

L'incedere elettronico analogico di "Flash Forward", a dispetto del titolo, ci porta per un attimo nel passato, con suoni di altre epoche che sembrano presi dai modem usati agli albori di Internet o da vecchi film di fantascienza. È l'unico brano completamente strumentale di "New Decade", a meno che qualche suono non sia una voce talmente manipolata da non essere riconoscibile, e conferma la maturità di Phew nel padroneggiare l'elettronica. "Doing Nothing" inizia con accenno di armonie e note lunghe che non sfigurerebbero in un album dream-pop; l'atmosfera si fa finalmente meno inquietante e estraniante, e la voce entra riconoscibile e nel pieno stile di Phew, sicura e forte, tra il cantato e la declamazione. Si aggiungono presto suoni meno amichevoli e la voce viene effettata fino ad avvolgere tutto. Le percussioni programmate sono costrette a dialogare con improvvisi rumori, pronte a svanire e ritornare. Quando è nel suo pieno svolgimento, potrebbe essere quasi un brano kraut-rock, ricordando i primi lavori solisti della cantante, ma anche questo ultimo pezzo rimane coerente con il lavoro di decostruzione portato avanti nell'intera opera.

Non sono solo concetti come strofa e ritornello a essere messi in discussione nell'intero album, ma anche quelli di crescendo, climax, finale. Tuttavia l'esperimento non prevale sulla godibilità della musica: è un'avanguardia spontanea, non accademica, funzionale a un'urgenza espressiva più che a un esperimento, e il risultato sono sei brani che sembrano racconti, scene di film, cartoline, polaroid, ma in forma di musica. Brani per voci e suoni, in cui crepitii, rumori ed elettronica analogica sono parimenti protagonisti.
Il risultato è un album oscuro e intenso, un esperimento riuscito che dimostra come si possano raggiungere intensità e bellezza lavorando su suono e atmosfera invece che su melodie, armonie e arrangiamenti. Phew fa della canzone una sorta di installazione di arte contemporanea, creando nell'ascoltatore una tensione nell'attesa che succeda qualcosa, mentre tutto sta già accadendo.

(27/11/2021)

  • Tracklist
  1. Snow And Pollen
  2. Days Nights
  3. Into The Stream
  4. Feedback Tuning
  5. Flashforward
  6. Doing Nothing
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