Royal Blood

Typhoons

2021 (Warner Records, Black Mammoth Records)
alt-rock

I Royal Blood, all’epoca del loro omonimo debutto del 2014, stavano già accumulando decibel e numerosi consensi; un percorso segnato dal successo fin dai primi riscontri ottenuti nelle accademie, per poi passare ad arene e palchi di sterminati festival.
La loro tipica proposta di rock grezzo sorretta dal basso splittato di Mike Kerr e dalla batteria di Ben Thatcher (la sei corde non è contemplata) si è ulteriormente perfezionata in “How Did We Get So Dark?” del 2017, un pilastro delle programmazioni radiofoniche, utile all’ulteriore incremento dell’indice di gradimento.

In “Typhoons” il duo di Brighton prova ad abbassare di qualche tacca gli amplificatori, per alzare il livello di contaminazione del prodotto, accentuando la ricerca di melodia e strizzando l'occhio ad armonie dancefloor. Il risultato finale si dimostra, tuttavia, non del tutto soddisfacente.
La forza della band inglese è sempre risieduta nella coerenza stilistica, a dire il vero mai particolarmente avanguardistica nell’approccio. La formula costituita da riff sontuosi, audaci e solidi, abbinati a ritornelli grintosi, si è sempre rivelata una soluzione vincente; ingredienti semplici, nulla di innovativo, ma a loro modo soddisfacenti. Questo è il punto cruciale per cui “Typhoons”, di tanto in tanto, manca il bersaglio: lo spazio creato da sonorità più rilassate non è sempre colmato con efficacia. I brani possono apparire certamente più armonici, sulla carta anche più complessi, ma in realtà ciò che resta da afferrare non è molto.

L'andatura blues tentata dall'opener "Trouble's Coming" è mitigata con approssimazione dai synth, i toni acuti di "Oblivion" non suonano abbastanza divertenti e "Who Needs Friends" si adatterebbe perfettamente a presenziare negli album solisti di Robbie Williams, senza però possedere la spavalderia e la consapevolezza del camaleontico musicista di Stoke-on-Trent.
Detto questo, il singolo "Boilermaker", prodotto da Josh Homme, s'inserisce invece su territori molto più interessanti, verso i quali il duo potrebbe dirigersi con efficacia; un suono quasi industriale e con un po' di grinta genuina alle spalle, e sebbene la svolta repentina operata sulla ballata per pianoforte “All We Have Is Now" assomigli da vicino al classico cazzotto inaspettato, resta, con la sua intimità, uno dei pochi scorci apprezzabili presenti in lista.

I Royal Blood, autentica istituzione mainstream del Regno Unito, tornano con il loro terzo lavoro discografico, un prodotto che sicuramente appagherà le loro tasche e i numerosi fedelissimi che ne seguono le gesta dagli esordi, ma che lascia, ancora una volta, troppo poco in termini di originalità.

07/05/2021

Tracklist

  1. Trouble's Coming
  2. Oblivion
  3. Typhoons
  4. Who Needs Friends
  5. Million And One
  6. Limbo
  7. Either You Want It
  8. Boilermaker
  9. Mad Visions
  10. Hold On
  11. All We Have Is Now


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