Possiamo ancora parlare di
outsider house nel 2021, o fa brutto? Già che la musica house ha subìto notevoli mutazioni nel corso degli ultimi quarant'anni di storia del
beat, ma la particella
outsider, che un tempo girava liberamente in certi blog di settore, sembrava proprio essere finita nelle retrovie, in favore di chissà quali altre nuove trovate da
hipster alla moda. Certo, però, se nel 2021 la house si ritrova a passare per le mani di uno sconosciuto
producer giapponese associato di sbieco al marchio
100% Silk, la definizione
outsider viene fuori proprio naturale.
E poi c'è quel titolo - "Floating Mountains" - unito a una foto di copertina dai colori rinfrescanti e la grafica suggestiva, che pare quasi elaborata ma in verità viene fatta in serie - se date un occhio al
catalogo dell'etichetta su Bandcamp, la sagoma di base è sempre la stessa: la
silhouette distesa a quadrato dell'inserto di una cassetta. Eppure funziona, sarà
kitsch e sostanzialmente inutile, ma funziona. Soshi Takeda consegna esattamente quanto promesso: ventate di paesaggi all'acquarello e
beat digitali che - guarda caso - fluttuano nell'aria come batuffoli di nuvola in cima alle montagne. Atmosfere soffuse e vaporose, quindi, sgranate come ricordi sbiaditi di una memoria nostalgica - per citare un altro
trend che andava di moda almeno un decennio fa:
chillwave.
Con titoli suggestivi come "Ancient Fish", "Water Reverberation" e "Deep Breath", Soshi Takeda crea quindi immaginari da documentario naturalistico dove potersi abbandonare dolcemente alla fantasia, cullati dal picchiettare di dita robot su lucenti padelle di bronzo. Quegli ostinati circolari di tastierine
vintage e flautini sintetici, come si sentono sull'andamento di "Quarry", ricordano certe atmosfere mistiche di Michael Cretu in arte
Enigma, per un tocco new age certo posticcio e liofilizzato, ma stranamente suggestivo.
Ci pensano la
title track e "Lantern Reflection", semmai, a portare avanti un discorso ritmico più spedito e squadrato, associabile alla house comunemente intesa, pur senza mai invitare direttamente all'entrata in pista: questa è musica da ambienti meditativi e pomeriggi solitari, pura suggestione creata non tanto per aggredire i sensi quanto per sottolinearne certi accenti durante il corso della giornata.
E in quanto tale, non si può che aggiungere anche "Floating Mountains" alla rotazione settimanale di quegli ascolti da sottofondo che inebriano e accompagnano con garbo. I suoi solchi non saranno niente di troppo specifico né particolarmente originale - ci sono altri disadattati nel mondo
outsider che ancora impastano con veemenza su queste stesse atmosfere, per tacere di tutto il pauroso universo
vaporwave - ma una scivolata ogni tanto su bassi di gomma e traballanti foglioline sintetiche si fa sempre con discreto piacere. Tra una cosa e l'altra, può capitare di sentirsi anche un filo meno
outsider del solito...