Enigma

MCMXC a.D.

1990 (Virgin) | new age, downtempo

Il 10 dicembre 1990 Michael Cretu, con l'aiuto di uno staff di collaboratori, dava alla luce "MCMXC a.D.", album di debutto degli Enigma. In retrospettiva, si può individuare nell'impatto di quell'opera l'evento che più di tutti ha segnato il passaggio dalla musica degli anni Ottanta a quella dei Novanta, perlomeno negli ambiti caratterizzati da arrangiamenti elettronici.

Lo scheletro strumentale creato da Cretu si basa sull'unione di un particolare beat e di un'atmosfera specifica. Il risultato, per l'epoca inaudito, ha significato l'incontro di universi fino a quel momento piuttosto distanti fra loro e ha finito col fare scuola.
Certo, il beat degli Enigma - quel tipico shuffle creato con la drum machine semianalogica Roland Tr-909, più o meno sincopato a seconda dei brani - non è stato inventato da Cretu di punto in bianco. La sua idea arrivò all'apice di una serie di ritmi che spingevano in quella direzione ormai da anni, probabilmente proprio a causa della diffusione dei prodotti della Roland.
Nel marzo del 1989 i Soul II Soul pubblicavano lo storico singolo "Keep On Movin'", mentre due mesi più tardi toccava a Neneh Cherry con "Manchild". In questi due brani sono rintracciabili i due estremi poi confluiti nel battito degli Enigma: il ritmo sincopato ma scorrevole, e quello trafitto dai breakbeat. Uno aveva le proprie radici nella dance (più precisamente nella house), l'altro nell'hip hop: a fare da raccordo, oltre alla componente black, la relativa rilassatezza di ambo gli andamenti (non a caso, sono due brani che spuntano sempre qualora si parli degli antesignani di downtempo e trip hop).

Anche per l'atmosfera degli Enigma è possibile cercare qualche antenato, questa volta però con un po' più di approssimazione. Si può pensare ai primi esempi di brano con ritmo elettronico e tastiere a tappeto, dalle atmosfere oniriche e distensive: "Crockett's Theme" di Jan Hammer, dalla colonna sonora di "Miami Vice", o "Moments In Love" degli Art Of Noise, entrambi datati 1984, ma la cui eco era ancora ben vivida nella mente di chi armeggiava con l'elettronica, e soprattutto di chi - come Cretu - registrava a Ibiza, dove musica del genere veniva mandata a ripetizione nei locali.
Il contesto era però completamente diverso: Hammer concepì "Crockett's Theme" come sottofondo per un telefilm dall'ambientazione urbana, mentre Cretu utilizzò quelle intuizioni come descrizione per un viaggio nell'inconscio. Con Cretu e con l'enorme successo del suo progetto prese piede la convinzione di poter mescolare ritmi ballabili e musica meditativa.

Pur partendo da intuizioni altrui su ambo i fronti, Cretu mise così in atto una rivoluzione: in un solo colpo la new age scoprì il potere commerciale delle drum machine e l'elettronica downtempo smise di essere un elemento caratterizzante di certa black music, diventando non solo un genere vero e proprio, ma una formula universale applicabile alle situazioni più disparate. Che avrebbe immediatamente invaso gli studi di registrazione e lanciato la sua lunga ombra su molta musica pop degli anni Novanta, in ogni angolo del mondo. Anche in Italia: la base strumentale di "Giulietta" di Mango ne è una versione appena più soft, e lo stesso vale, appena sollevata la copertina da cocktail bar, per la batteria di "Mare mare" di Luca Carboni. Sono fra gli ultimi nomi che ci si immaginerebbe di leggere in un articolo sugli Enigma, ma non saranno gli unici.

Tutto ciò riguarda infatti soltanto i ritmi e gli sfondi di tastiere. L'influenza del disco risulta ancora più vasta gettando lo sguardo sul resto della ricetta: i flauti giapponesi, i cori gregoriani, i rumori d'ambiente, il suono peculiare delle chitarre.
È per esempio evidente che, almeno nell'approccio, "Lifeforms" dei Future Sound Of London debba qualcosa a questo album, che per primo mostrò la possibilità di unire dance, ambient, suoni trovati e strumenti esotici. Così come è emblematico che persino uno dei fondatori della musica new age, Mike Oldfield, abbia finito col seguirne le intuizioni in un album come "The Songs Of Distant Earth" (è pur vero che Cretu aveva già prodotto un suo brano, "The Time Has Come", ma si parla del 1987, quando le sonorità degli Enigma erano ancora di là da venire).
Senza il cambiamento portato da Cretu, progetti come Era e Deep Forest sarebbero stati semplicemente impensabili (meglio così, diranno i più maligni, ma si tratta di artisti che hanno venduto milioni di dischi); forse lo stesso "Play" di Moby non sarebbe stato come lo conosciamo, mentre i dischi di Schiller sarebbero finiti nell'electropop e nella dance più canonici. E per quanto possa valere, compilation come "Pure Moods" - importanti per l'aver accompagnato la spiritualità new age presso il grande pubblico - avrebbero perso la band protagonista (l'unica presente in tutti i volumi).
Anche lo sviluppo delle tecniche di registrazione sarebbe stato notevolmente rallentato: "MCMXC a.D." è stato uno dei primissimi album registrati per intero su disco rigido; l'utilizzo anomalo dei campionamenti, lunghi anche decine di secondi, fu un fulmine a ciel sereno nel momento in cui a dominare la tecnica erano techno, house e hip hop, con i loro brevi frammenti ripetuti ad libitum; e le chitarre, di base sature e distorte, vennero smussate in fase di mixaggio e rese radiofoniche, senza più l'impatto violento solitamente associato a quelle timbriche (lo strumento simbolo della musica rock veniva così del tutto ricontestualizzato).

Prima di questo epocale traguardo, tuttavia, Cretu è passato per una lunghissima gavetta, iniziata in Germania negli anni Settanta come turnista, fra gli altri, per i Boney M. Seguirono una serie di album da solista oggi dimenticati dai più, con la sola eccezione del singolo "Samurai", gioiellino del synth-pop più camp, risalente al 1985. Quello stesso anno produsse "The Long Play" per la cantante pop Sandra, che sarebbe diventata sua moglie nel 1988 e con cui avrebbe fondato gli Enigma.
Il contesto transculturale ha influenzato probabilmente la scelta di pescare campionamenti dalle fonti più disparate: Cretu è nato e cresciuto in Romania, Sandra è tedesca, così come Frank Peterson (già tastierista nei dischi di Sandra e addetto ai campionamenti nel nuovo progetto), mentre Fabrice Cuitad, autore dei testi di tre brani, è francese (per la cronaca, negli anni Settanta aveva guidato i Droids, band space disco di un certo culto).

L'album sembra quasi emergere dalla nebbia: "The Voice Of Enigma" vede scorrere toni di tastiere eteree e quello che sembra il suono di un nautofono (in origine, in "Not Forgotten" dei Leftfield, era più facilmente riconoscibile come un sax), come a voler orientare l'ascoltatore nello spazio nebuloso evocato dalla musica. Entra poi una voce femminile, quella di Louisa Stanley (non una musicista, ma una responsabile della Virgin Records), che in una sorta di rottura della quarta parete invita l'ascoltatore a rilassarsi, per poter fruire al meglio l'opera che si appresta ad ascoltare.
È una breve introduzione e confluisce direttamente in "Principles Of Lust", suite di quasi dodici minuti composta dalle due parti di "Sadeness" e dall'intermezzo "Find Love". Il primo segmento di "Sadeness" è quello che verrà pubblicato come singolo di lancio, col titolo di "Sadeness Part I", e renderà gli Enigma un fenomeno mondiale. Si apre con un'antifona cantata da un coro gregoriano, tratta da un'antologia del 1977, a cura del musicologo e direttore tedesco Konrad Ruhland. La lunghezza del tratto campionato è tale che la Sony, casa detentrice dell'incisione originale, avrebbe citato in giudizio Cretu nel 1994, ricevendo un compenso monetario (la firma di "Sadeness" rimase comunque interamente intestata agli Enigma, essendo l'antifona materiale vecchio di mille e passa anni).
Mentre il coro è ancora intento nella preghiera, scatta l'emblematico battito, che collega così meditazione e ballo, spirito e fisico, chiesa e discoteca. In un primo stacco strumentale entra il suono di uno shakuhachi (flauto tradizionale giapponese) riprodotto con un sintetizzatore, a donare quell'impressione di musica etnica tipica di molta new age. Seguono la voce di Sandra, che sospira come durante un amplesso, e una maschile, che declama i pensieri del Marchese de Sade in francese (non è mai stato reso noto di chi si tratti: forse lo stesso Cuitad?), alternandosi al rientro del coro gregoriano e dello stesso shakuhachi.
Fa impressione pensare che una canzone con sonorità così idiosincratiche, per giunta cantata interamente in latino e francese, sia andata al numero 1 in Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania e molte altre nazioni, accaparrandosi persino un piazzamento nella impervia top 5 americana.
"Sadeness" sfocia in "Find Love", con una parte di pianoforte cristallino, che sembra l'introduzione di molta della musica trance pubblicata durante gli anni Novanta, e una più ballabile, con rimbrotti di ottoni sintetizzati che accompagnano la drum machine. La ripresa di "Sadeness" sembra fondere i due brani antecedenti, unendo la struttura di uno e l'intro di piano dell'altro. Se nella prima edizione dell'album i tre pezzi erano racchiusi in un'unica traccia, in alcune ristampe sono stati separati, pur rimanendo segnalati in copertina sotto il titolo di "Principles Of Lust".

"Callas Went Away" è il lento d'atmosfera del disco, quello più avvicinabile alla "Moments In Love" prima citata. La voce di Maria Callas compare effettivamente per qualche istante, campionata da un'esecuzione del "Werther" di Jules Massenet.
"Mea culpa" è una nuova variazione su "Sadeness", ma con un ritmo più marziale, dovuto probabilmente al testo: se "Sadeness" metteva in luce il contrasto fra la fede (l'antifona) e il desiderio sessuale (le frasi di de Sade), in "Mea culpa" sopraggiungono il senso di colpa e il castigo. Le accuse di blasfemia rivolte all'epoca ai due brani appaiono oggi ingenue (e all'epoca significarono peraltro un bel po' di pubblicità gratuita), ma è indubbio che i testi e la disposizione dei campionamenti mirassero a mettere in luce la difficoltà del cristianesimo nel far combaciare moralità e desiderio carnale.
"The Voice & The Snake" rende omaggio diretto a Vangelis, uno dei colossi della musica new age: su uno sfondo di sintetizzatori dissonanti, compaiono le voci recitanti di "Seven Bowls" degli Aphrodite's Child (da "666", uno dei capolavori del rock progressivo e a sua volta album fortemente legato alla rappresentazione di scritti sacri della cristianità).
"Knocking On Forbidden Doors" contiene un nuovo canto gregoriano, l'inno mariano "Salve regina" (non è noto da quale incisione), ma anche il più breve campionamento del disco, una singola parola, più che mai significativa: "Mother" (la voce è quella di Sinead O'Connor, da "I Do Not Want What I Haven't Got"). Viene ripetuta a più riprese, fra barriti di chitarra distorta manipolati come precedentemente descritto.
Si chiude con la suite "Back To The Rivers Of Belief", divisa in tre atti. I primi due, "Way To Eternity" e "Hallelujah", fungono più che altro da introduzione (uno è ambientale e cita il celebre motivo di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", l'altro è ritmato e contiene una voce non identificata, che sembra intonare un canto islamico).
Il piatto forte è "The Rivers Of Belief", l'unico brano cantato da Cretu, e verrebbe da dire l'unico brano cantato secondo i moderni canoni della musica pop, con un tono passionale che ricorda vagamente i cantanti dell'arena rock statunitense, benché mixato a un volume nettamente più basso della media. Anche qui ci sono il classico beat, lo shakuhachi e le tastiere d'atmosfera, mentre per garantire il senso di ciclicità, in un loop di morte e rinascita, si sfuma sulle note del sax dei Leftfield, da dove tutto era iniziato.

Lanciato in pompa magna dalla Virgin, l'album avrebbe raggiunto il numero 1 in Gran Bretagna e la top 10 in gran parte delle nazioni europee (Italia compresa, al numero 7). Il vero colpaccio avvenne però negli Stati Uniti: il disco raggiunse lì per lì il numero 6, un piazzamento dignitoso, ma che non poteva in alcun modo far presagire le 282 settimane di presenza nella classifica di Billboard; per giunta in un'epoca in cui le permanenze in classifica dei bestseller erano molto inferiori a quelle attuali (che si ritrovano dilatate oltremodo dal calo delle vendite fisiche e dal dominio dello streaming). Entrato in classifica nel marzo del 1991, ci rimase fino all'estate del 1996: soltanto l'album nero dei Metallica, durante quel decennio, risultò altrettanto costante.
A oggi "MCMXC a.D." ha venduto intorno ai quindici milioni di copie nel mondo, senza contare i risultati sul mercato digitale (solo su YouTube "Sadeness" e "Mea culpa" ammassano sedici milioni di visualizzazioni ogni anno).

Un riscontro peraltro basato esclusivamente sul contenuto dell'album, contando che Cretu decise di tenere un profilo basso, camuffandosi persino nei credits di copertina, dove compare col nome di Curly M.C., così come Peterson e Cuitad, che divennero rispettivamente F. Gregorian e David Fairstein. Per Sandra il problema neanche si pose: non avendo firmato il materiale, venne semplicemente omessa. Una sorta di band fantasma, che tuttavia rivelò l'arcano quando uscì il video di "The Rivers Of Belief", in cui il volto di Cretu compare in diverse occasioni. Non che questo l'abbia trasformato in una rockstar: a tutt'oggi, nonostante una carriera di prestigio, l'artista preferisce restare lontano dai riflettori. Gli fa onore, considerando che potrebbe vantarsi di essere stato uno dei più grandi pionieri della musica elettronica.

Si ringraziano, per le consulenze e gli spunti: Simon Cummings, Damiano Pandolfini, Marco Sgrignoli.

(15/09/2019)

  • Tracklist
  1. The Voice Of Enigma
  2. Principles Of Lust: Sadeness / Find Love / Sadeness (Reprise)
  3. Callas Went Away
  4. Mea culpa
  5. The Voice & The Snake
  6. Knocking On Forbidden Doors
  7. Back To The Rivers Of Belief: Way To Eternity / Hallelujah / The Rivers Of Belief






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