È già un cantante iconico quando nell’aprile del 1984 pubblica “Buscando América”, con alle spalle album come “Metiendo mano!” (1977), “Siembra” (1978) e “Canciones del solar de los aburridos” (1981), capaci di segnare la storia del genere. Fino a quel momento si è sempre mosso sotto l’egida della Fania, casa discografica con base a New York, fondata dal musicista dominicano Johnny Pacheco e dall’avvocato italo-statunitense Jerry Masucci, che detenne di fatto il monopolio della scena dai tardi anni Sessanta ai primi Ottanta.
Blades viene reso una star dagli sforzi promozionali dell’etichetta, ma a un certo punto si rende conto di guadagnare molto meno del dovuto e dopo aver provato a reclamare la sua parte senza ottenere alcunché, decide di passare alle vie legali. Riesce così a svincolarsi dal contratto, pur perdendo il controllo su tutto il repertorio registrato fino a quel momento, che non riuscirà mai più a recuperare (benché nel 2005 il passaggio di proprietà del catalogo Fania a gestori più trasparenti, come le società Emusica prima e Concord poi, gli garantirà il pagamento di molti arretrati e il tracciamento dei guadagni da lì in poi).
Ti svegli, non hai potuto dormire granché bene,ti alzi, cammini e pesti una delle pozze di urinache il nuovo cane ha lasciato per tutta la casa,bestemmiando entri in bagno saltellando su una gamba sola,accendi la luce e strofini il piede sulla copertache tua moglie ha poggiato sul gabinetto,vai fino alla vasca da bagno bianca,apri i due rubinetti e controlli la temperatura,sollevi quella cosa lì che non sai come si chiamae che fa uscire l’acqua dal soffione,ti lavi, non canti, esci dalla vasca,ti asciughi con un asciugamano con su scritto Disneyland,sali su una bilancia che dà sempre pesi diversi, benché vicini.Mentre ti stai facendo la barba, suona la svegliaTua moglie apre gli occhi, guarda l’ora,la spegne, si alza, dal suo lato del letto,ognuno ha il suo lato del letto,ognuno ha il suo lato in tutto.La senti uscire dalla stanza, diretta in cucina,il vicino di sopra ha acceso il giradischi,finisci di farti la barba,ti pulisci i taglietti con la carta igienicache ti resta attaccata alla pelle,ti metti il deodorante, “24 ore di protezione costante”,un po’ di colonia come dopobarba,ti brucia la faccia, esci dal bagno,pesti un’altra volta l’urina del cane,gli insulti la madre a voce alta,tua moglie dalla cucina ti chiede cosa succede,tu le spieghi urlando perché non vuoi un altro cane in casa,mentre ti asciughi il piede con l’asciugamano bagnato con su scritto Disneyland.Lei appare e silenziosamente asciuga con uno straccio la pozza di urina,vai all’armadio e tiri fuori i vestiti che ti metterai, guardi l’orologio,senti l’odore del caffè, ti vesti, non trovi la cintura,ti fai la cravatta due volte, perché la primala parte dietro ti è rimasta più lunga di quella davanti.Vai in cucina, tua moglie ti ha già preparato la colazione,le parli ancora del cane. Lei, senza risponderti,ti ricorda che bisogna pagare la bolletta della lucee la retta della scuola dei ragazzini.Appendi la tua giacca al bordo della sediae ti siedi al tavolo della cucina,tua moglie accende la radio,stanno trasmettendo il telegiornale,mentre ascolti intingi il pane nel caffè,come ti ha insegnato tuo papà quando eri bambino.Suona il telefono, tua moglie risponde, è per te, dall’ufficio,oggi arresteranno il tizio, un’auto viene a prenderti, aspettala giù,riattacchi il telefono, vai in camera tua, apri il secondo cassetto dell’armadio,
il tuo cassetto, tiri fuori il tuo taccuino e gli occhiali neri, vai al letto,sollevi il materasso e tiri fuori la tua rivoltella.Vai in cucina, prendi la tua giacca e metti tutto nella tasca interna,tua moglie ti osserva, le dai un bacio nell’aria, accanto alla guancia,lei non ricambia, o forse sì? Apri la porta e scendi per la scala di legnosaltando i gradini a due a due,arrivi in strada, vedi il camion che raccoglie la spazzaturaè ancora buio, ma si sente l’odore del mattino, uomo!
Qualcuno mi dica se ha visto mio marito, chiedeva la signora,si chiama Ernesto X, ha 40 anni, lavora come vigilante in un concessionario,indossava una camicia scura e pantaloni chiari, è uscito l’altroieri sera e non è tornato,non so cosa pensare, non era mai successo prima.Sono tre giorni che cerco mia sorella, si chiama Altagracia, come la nonna,è uscita dal lavoro per andare a scuola, indossava dei jeans e una camicia bianca,non è stato il fidanzato, il ragazzo era a casa sua,non sanno nulla di lei alla Psn [polizia], né all’ospedale,Qualcuno mi dica se ha visto mio figlio, è uno studente di medicina,si chiama Agustín, è un bravo ragazzo, a volte è testardo quando esprime un’opinione,lo hanno arrestato, non so chi, pantaloni bianchi, camicia a righe, è successo l’altroieri.Clara Quiñones si chiama mia madre, è un’anima buona, non dà fastidio a nessuno,e l’hanno portata via come testimone, per una questione che riguarda solo me,e sono andato a costituirmi oggi pomeriggio, e ora non sanno chi l’ha portata via dalla caserma.Stanotte ho sentito diverse esplosioni – putún! Patá! Putún! Peté! – colpi di fucile e di rivoltella,auto che accelerano, frenate, grida, eco di stivali per la strada,colpi alla porta, lamenti, imprecazioni, piatti rotti,trasmettevano la telenovela, per questo nessuno ha guardato fuori.Dove vanno gli scomparsi?Cerca nell’acqua e tra i cespugli.E perché scompaiono?Perché non siamo tutti uguali.E quando torna lo scomparso?Ogni volta che lo riporta il pensiero.Come si parla allo scomparso?Con l’emozione che ti stringe dentro.
Padre Antonio Xejeira venne dalla Spagnacercando nuove promesse in questa terra,arrivò nella foresta senza la speranza di diventare vescovoe tra il caldo e le zanzare parlò di Cristo,Il Padre non funzionava in Vaticano.Tra documenti e sogni di aria condizionata,andò in un paesino in mezzo al nulla a fare il suo sermoneogni settimana per quelli che cercano la salvezza.Il bimbo Andrés Eloy Pérez ha dieci anni,studia alla scuola elementare ‘Simón Bolívar’,non sa ancora recitare correttamente il Credo,gli piace il fiume, giocare a calcio e distrarsi,gli hanno dato il ruolo di chierichetto in chiesaper vedere se il legame lo mette in riga,e la sua famiglia è molto orgogliosa, perché pensache collegandone uno a Dio, se ne collegano dieci.Suona la campana (uno, due, tre!)di padre Antonio e del suo chierichetto Andrés.Il Padre condanna la violenza,sa per esperienza che non è la soluzione,parla loro di amore e di giustizia,la novella di Dio vibra nel suo sermone.La guerra raggiunse il Padre una domenica a messa,mentre dava la comunione in maniche di camicia,nel mezzo di un “Padre nostro”, l’assassinosenza confessare la sua colpa gli sparò.Antonio cadde, ostia in mano, senza sapere perché,Andrés morì al suo fianco senza aver conosciuto Pelé,e tra il grido e la sorpresa, agonizzando ancora,c’era il Cristo di legno attaccato al muro,e non si seppe mai chi fosse il criminale,ma suonano le campane ancora una voltaper padre Antonio e il suo chierichetto Andrés
Ti sto cercando America e temo di non trovarti,le tue impronte si sono perse nell’oscurità,ti sto chiamando America, però non mi rispondi,ti han fatto scomparire coloro che temono la verità.
21/05/2026