Steve Hackett

Under A Mediterranean Sky

2021 (InsideOutMusic) | modern classical, acoustic

Steve Hackett è sempre stato un tipo modesto, che mai si autodefinirebbe un artista virtuoso. Tuttavia, in una carriera che dalla monumentale esperienza con i Genesis è poi sfociata in un magnifico excursus da solista, protrattosi ormai da più di cinquant'anni, è indubbio che una buona parte delle sue produzioni abbiano presentato i connotati di chi in quella categoria, volente o nolente, un posto lo deve occupare.
La testimonianza più evidente si è palesata in album come "Bay Of Kings", "Momentum", "A Midsummer Night's Dream" e "Metamorpheus”, dove Hackett, nel corso degli anni, ha approfondito accurate sperimentazioni principalmente rivolte all’uso dell’amata chitarra classica. Uno schema di lavoro nel quale si inserisce anche "Under A Mediterranean Sky”, disco ispirato dalle visite che Steve ha effettuato in splendidi luoghi sparsi lungo tutto il bacino del Mediterraneo, dai quali ha assorbito immagini, suoni e patrimonio storico, traducendo le numerose influenze in un'avvincente raccolta di strumentali.

A differenza del suo ultimo lavoro acustico (“Tribute” - 2008), basato su personali reinterpretazioni di opere classiche, in questo nuovo progetto il compositore londinese ha provveduto alla scrittura di quasi tutti i brani, con l'assistenza della moglie Jo e del compagno di band Roger King, che si è preso cura della parte sinfonica.
Il lungo viaggio attraverso terre che hanno siglato seminali pagine di eventi e culture inizia da Malta con “Mdina (The Walled City)”, dove la storia di secoli di conflitti è incisa da percussioni martellanti e da note di chitarra che fanno breccia tra le sequenze classiche, mentre gli arpeggi a cascata di “Adriatic Blue” s’ispirano alle favolose immagini della costa dalmata, poi avvolte dall’atmosfera mediorientale di “Sirocco”, nel suo cammino attraversato dai tipici venti che sferzano i luoghi storici dell’Egitto e dall’impasto di trascinanti sonorità azere e armene delle quali è caratterizzata “The Dervish And The Djin”.

Tra i punti salienti si eleva “Joie De Vivre", uno storico inno al cibo, al vino e alla fraternité francese che prende spunto dall'intramontabile "Classical Gas", brano di fine anni 60 del musicista statunitense Mason Williams.
La splendida introduzione di violino che apre “The Memory Of The Myth”, traccia ovviamente dedicata alla mitica storia ellenica, sfocia in “Scarlatti Sonata”, unico pezzo non originale, un complesso allenamento acustico d’origine barocca scritto per pianoforte dal compositore napoletano Domenico Scarlatti, nato in luogo limitrofo alle rovine di Pompei, straordinaria città celebrata nella lussureggiante orchestrazione di “Casa del Fauno”, dove il perfetto rapporto chitarra/flauto corre ad aumentarne il desiderio.

Registrato in modo superbo, tecnicamente ineccepibile e corredato da partiture orchestrali che agiscono sempre in punta di piedi, “Under A Mediterranean Sky” non aggiunge nulla di nuovo al pluridecorato palmarès di Steve Hackett, ma dimostra per l’ennesima volta quanto la sua arte debba essere gustata e conosciuta ben oltre la devota schiera di fan che da mezzo secolo ne segue l’elegante percorso artistico.

(30/06/2021)

  • Tracklist
  1. Mdina (The Walled City)
  2. Adriatic Blue
  3. Sirocco
  4. Joie De Vivre
  5. The Memory Of Myth
  6. Scarlatti Sonata
  7. Casa Del Fauno
  8. The Dervish And The Djin
  9. Lorato
  10. Andalusian Heart
  11. The Call Of The Sea


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