Steve Hackett

Steve Hackett

Prog con vista sul mondo

intervista di Michele Savoldi

Ogni volta che parlo con Steve Hackett il discorso a un certo punto si sposta sull'Italia e su cosa significhi l'Italia per lui. Come leggerete in questa intervista, non si tratta semplicemente di frasi di circostanza: l'amore che Steve prova per questo paese è sincero e motivato da altrettanto amore ricevuto sin dai tempi dei Genesis. L'Italia ha un ruolo di tutto rispetto nell'autobiografia “A Genesis In My Bed”, volume uscito per Rizzoli Lizard il 21 luglio scorso. È affascinante lasciarsi trasportare, attraverso le pagine del libro, nel mondo privato di questo grande artista, un mondo non sempre sereno e soddisfacente come qualcuno potrebbe aspettarsi, ma di certo reale e avvincente. Una lettura consigliata, così come le nuove sorprendenti avventure musicali che ci attendono.

Come vanno le cose in questo periodo di emergenza sanitaria nel Regno Unito?
Personalmente sono molto impegnato con un sacco di registrazioni, ho fatto uscire il mio libro – c'è anche in italiano – e ho in ballo tanti progetti in studio al momento. Sto lavorando a molti dischi e uscite: è uno dei periodi più impegnativi che abbia mai affrontato, in termini di registrazioni. Il lavoro a casa al momento è molto importante, laddove quello all'aperto è messo a dura prova.

Nei tuoi dischi unisci musicisti da tutto il mondo. Credi che la tecnologia odierna sia una sorta di benedizione, dato che permette tutto ciò anche in un periodo di lockdown?
Sì, per esempio ho lavorato con un ragazzo dall'Armenia e con uno dall'Azerbaigian! Tutti mi mandano il materiale e il modo in cui i musicisti lavorano insieme è solo a distanza, al momento. Anche le band regolari non possono propriamente incontrarsi. È un ottimo modo per lavorare, che dà a tutti il proprio spazio e il proprio tempo per ragionare su come contribuire, in modo che ognuno possa mandarmi il suo materiale solo quando è pronto.

“A Genesis In My Bed” è disponibile: dicci qualcosa della “genesi” dell'idea di scrivere un'autobiografia...
Mia moglie Jo mi incoraggiò a scrivere un'autobiografia quindici anni fa, quando ne parlammo. Negli ultimi due anni credo di aver dedicato il grosso degli sforzi: ho riscritto un sacco di cose, è un procedimento lungo ma molto gradevole. È stato bello visitare ancora tutti quei periodi, posti e persone nella mia memoria. E anche quell'epoca: prima della nascita del rock and roll, quando ero ancora bambino, ero già appassionato di musica: si tratta delle mie memorie della Londra post-bellica.

Com'è stato vivere ancora mentalmente il tuo passato mentre scrivevi il libro?
Sentivo di dover essere onesto e comunicare alle persone che è stata una vita molto ricca e piena di colori, ma allo stesso tempo volevo essere in grado di parlare anche dei miei errori e non solo dei miei trionfi. Ho cercato di essere onesto nel parlare di quando sono stato triste o quando sono stato un idiota, allo stesso modo dei giorni in cui sono stato gloriosamente felice come con mia moglie Jo.

Cosa possono aspettarsi di “inaspettato” i fan nel libro?
Credo ci sia molto di inaspettato, cose di cui non ho mai parlato durante le interviste, sono stato più onesto e schietto. È solo una parte delle cose di cui parlo, normalmente nelle interviste si parla solo di musica e in questo caso sono andato molto più a fondo: si tratta solo di me, delle mie esperienze, della vita remota e della vita più recente. Ci sono molte cose che potrebbero scioccare le persone, ma anche molte domande sui Genesis a cui ho risposto onestamente e positivamente.

Sto sfogliando l'edizione italiana della Rizzoli Lizard: è bellissima, con un sacco di foto inedite…
Sì, esatto: del passato, di quando ero un bambino, oppure di pochi anni fa. È uno sguardo ai retroscena, nel vero senso della parola.

L'anno scorso abbiamo parlato di “At The Edge Of Light”: stai lavorando a un nuovo album solista?
Parlando di album, ho lavorato a tre diversi progetti: uno dal vivo, uno acustico con l'orchestra e un disco rock. Naturalmente sono tutti e tre “debitori” l'un l'altro, sono tre progetti di registrazione simili tra loro, per certi versi. A unirli, un comune denominatore orchestrale e l'influenza della musica classica, questo perché l'utilizzo della classica insieme al rock è una crociata che porto avanti da molto tempo. L'influenza dei grandi maestri… è come dipingerla a olio, insieme alla roba giovanile: l'energia della giovinezza e l'esperienza della Storia sono presenti nella miscela di stili in cui sono coinvolto.

Ora la solita domanda: qualche contatto recente coi membri dei Genesis? Hai parlato con loro dopo l'uscita del libro?
No, non ho avuto riscontri dall'uscita del libro. Credo che l'ultimo con cui ho parlato sia Peter Gabriel, l'ho visto qualche tempo fa, meno di un anno fa probabilmente da qualche parte... a una cerimonia! È sempre bello vederlo, sempre piacevole: è una persona così dolce e si merita davvero tutto il suo successo.

Che messaggio finale manderesti ai fan italiani?
Beh, mettiamola così: l'Italia è menzionata nel libro perché è stata molto importante per me e credo anche per tutti gli altri membri dei Genesis. I fan dall'Italia sono sempre stati molto leali, c'è stata una comprensione del perché lo facciamo e di cosa facciamo. Naturalmente non si tratta solo di bei ricordi del passato, ma anche dei giorni nostri: ci sono così tante persone che conosco e mi mancano tutte, perché vorrei poter far loro visita. Sono comunque tutti nel mio cuore e nella mia memoria e li cito nelle pagine del libro.

Provi ancora queste sensazioni quando vieni in Italia?
Sì, l'Italia è un posto incredibilmente speciale, come probabilmente sai: per certi versi mi sento più italiano che britannico. È una nazione splendida, la celebrazione di tutte le cose belle. Se mi capita di andare in Italia per lavoro, subisco sempre il fascino di come funzionano le cose: c'è qualcosa nello spirito italiano a cui sarò sempre grato, mi sento più vivo in Italia, insomma. C'è comprensione, telepatia, mi sento benvenuto... sento una vicinanza speciale col popolo italiano. Ho così tanti ricordi che è impossibile quantificarli: è come se avessi un'intera città nel mio cuore, capisci cosa intendo, una cosa incredibile! Un posto incredibile in così tanti modi: storicamente, a livello architettonico... la celebrazione di tutto questo, insieme del mondo antico e del mondo moderno in un modo straordinario che influenza l'arte. Mi ricordo di uno show acustico fatto anni fa a Todi, era parte di un festival davvero interessante chiamato The Art Of Dreaming: il tutto è stato organizzato magnificamente e in un certo senso è per me la personificazione dell'Italia, che è davvero il sogno dell'artista se applichiamo il concetto a tutto il paese. È qualcosa di fantastico: sono sempre ispirato quando penso all'Italia.

Mi ricordo quando hai fatto lo show acustico qui a Brescia ed è stato bellissimo.
Bene, sono felice che ti sia piaciuto! Ho fatto un disco acustico con l'orchestra e ci sono almeno due canzoni dedicate all'Italia, ho fatto più di una cosa: c'è “Casa del Fauno” e un brano di Scarlatti, una sonata che ho registrato. Uno è barocco e l'altro un po' più moderno ma allo stesso modo credo che catturino lo spirito italiano, sono molto “ornati” – qualità architettonica – e celebrano la vita. Naturalmente la Casa del Fauno è a Pompei ed è qualcosa che ho registrato con Roger King, che ha realizzato una magnifica introduzione orchestrale a questo brano su cui è presente mio fratello John al flauto, insieme a Rob Townsend e allo stesso Roger King. In un certo senso, è una sorta di ninna nanna elegiaca, la celebrazione di un bel posto dal quale mi sono sempre sentito attratto: ho sempre amato Pompei, è straordinario e allo stesso tempo tragico, un vero e proprio coronamento del mondo antico.

***

Tra Genesis e rock globale

di Claudio Fabretti

Uno dei grandi sultani della chitarra, maestro d'atmosfere progressive, ma anche gentiluomo del rock, sempre straordinariamente cortese e disponibile, a dispetto della sua aura da guru delle sei corde. Steve Hackett è un musicista che non smette di sorprendere. I Genesis nel cuore, lo sguardo proiettato al mondo, tornerà in Italia a luglio per un mini-tour di cinque date (4 luglio – Roma, Foro Italico; 6  Mirano, Venezia; 7 Monforte d'Alba, Cuneo; 8 Gardone Riviera, Brescia; 14 Pistoia). Imbracciando la sua chitarra per un lungo viaggio che dai lavori storici con la sua ex-band si estenderà al suo ultimo album solista, "The Night Siren" (2017) all’insegna di un prog-rock ricco di sfumature etniche. L'abbiamo raggiunto per carpirne sensazioni e ricordi, alla vigilia di questa sua nuova incursione nel Belpaese, col quale ha sempre mantenuto un legame speciale.


Bentrovato Steve, ci puoi raccontare cosa succederà nei tuoi prossimi concerti italiani?
Faremo uno spettacolo misto, con almeno un’ora e mezza di musica dei Genesis riletta dalla mia band, inclusi classici come "Supper’s Ready", "Dancing With The Moonlit Knight", "Firth Of Fifth" e "Fountain Of Salmacis" insieme a molti altri. Ma celebreremo anche i quarant’anni del mio Lp solista "Please Don’t Touch" (uscito nel 1978), insieme a brani tratti dai miei ultimi lavori.

Che cosa aggiunge “The Night Siren” alla tua storia musicale?

È un disco in linea con la mia evoluzione degli ultimi anni, ma ancora più “globale” rispetto ai precedenti, con almeno venti artisti - oltre che strumenti e stili - provenienti da tutto il mondo: Israele, Palestina, Stati Uniti, Azerbaigian, Ungheria, Islanda, Regno Unito, Perù, Iraq, Spagna... Ed è anche stato registrato in vari luoghi, inclusa la Sardegna. L’album contiene un forte messaggio di pace e di armonia mondiale, in questi tempi difficili.

Ha collaborato anche in questa occasione tua moglie Jo?
Sì, Jo ha scritto alcuni dei testi e delle linee melodiche. Abbiamo discusso insieme molte idee musicali che sono diventate parte integrante del disco.

Degli album solisti, qual è il tuo preferito?
Direi proprio "The Night Siren". Sono orgoglioso della vastità della sua musica e dell’aspetto multiculturale.

Dai Marillion a Steven Wilson, il progressive rock resiste ancora oggi, a dispetto dei detrattori. Qual è il suo segreto?
Il progressive è musica senza tempo. È un genere vario, sfaccettato, mutante. Come un film con tante scene differenti. Molti giovani oggi sono entusiasti di ascoltare questa musica perché sa regalare sempre emozioni e colpi di scena.

È vero che riuscisti a entrare nei Genesis grazie a un annuncio pubblicato su Melody Maker?
Sì, è tutto vero. Peter Gabriel, in particolare, rimase colpito da una mia riflessione sulla necessità di sforzarsi per andare al di là delle forme di musica stagnante esistenti all’epoca. E io mi sono divertito molto a suonare con la band e ad aiutare Peter a sviluppare la musica che aveva in mente.

Hai ancora contatti con gli altri membri della Genesis?
Sì, vedo ancora gli altri ragazzi della band, di tanto in tanto.

Qual era il vostro segreto?
Il segreto era la qualità delle composizioni, la musica era sempre ben scritta e ognuno di noi riusciva a portare qualcosa di diverso e speciale nella band.

Una vostra reunion resta un’ipotesi impossibile?
Io sarei anche disponibile a una reunion, ma non mi risultano progetti in questo senso. Nel frattempo, continuerò a celebrare la magia dei Genesis nei miei spettacoli.

Tra i vostri capolavori, ci sono sicuramente l’album “Selling England By The Pound” e quell’incredibile suite di nome “Firth Of Fifth”. Com’è nata?
Era soprattutto la canzone di Tony Banks, poi però una volta ho suonato la linea di piano alla chitarra ed è venuta fuori così, come un uccello in volo sul mare. È una melodia tormentata e ogni volta che la suono mi fa sentire bene. Alla fine, ogni membro della band ha colorato gli spazi dello schizzo iniziale del pianoforte di Tony, è stato un prodotto di gruppo.

Restando in tema di chitarre, da autorità dello strumento, quali sono i chitarristi che preferisci nella storia del rock?
Sono cresciuto apprezzando in particolare Peter Green, per il suo stile blues appassionato, e Jimi Hendrix per l’innovazione dinamica del suo stile.

Oggi, invece, come se la passa il rock? C’è qualche band che ti piace?
"Mi piacciono i Mew e il lavoro di Dave Grohl con John Paul Jones nei Crooked Buzzards. Mi piace anche ascoltare la musica di Steven Wilson. Vorrei che ci fossero band più innovative, però. Molta musica di questi tempi è troppo prevedibile".

Hai sempre mantenuto un ottimo rapporto con l’Italia. Che cosa ti piace del nostro paese?
"È sempre una gioia suonare in Italia, perché c’è un grande pubblico, straordinariamente entusiasta, che capisce davvero la mia musica. L’Italia è un paese splendido con una storia incredibile e persone davvero calorose".

Rick Wakeman, tuo collega degli Yes, mi ha rivelato in un'intervista di aver votato per la Brexit? Tu, invece, che cosa ne pensi?
"Io invece sono molto dispiaciuto per la Brexit. È probabile che diventerà più difficile per i musicisti del Regno Unito suonare in Europa. Gli abitanti del Regno Unito potrebbero diventare molto più poveri, se la Brexit dovesse andare avanti. E oltre tutto uscire dall’Ue incoraggerà nel nostro paese tutti i pregiudizi contro gli stranieri".

Ci salverà la musica?
"Sì, penso davvero che la musica possa guarire le divisioni, come ambasciatrice della diversità culturale e della pace mondiale".

(19/07/208 - Originariamente pubblicata sul quotidiano Leggo)

 

Discografia
 GENESIS
  
 From Genesis To Revelation (Decca, 1969)
Trespass (Charisma, 1970)
Nursery Cryme (Charisma, 1971)
Foxtrot (Charisma, 1972)
 Genesis Live (Charisma, 1973)
Selling England By The Pound (Charisma, 1973)
The Lamb Lies Down On Broadway (Charisma, 1974)
 A Trick Of The Tail (Charisma, 1976)
 Wind And Wuthering (Charisma, 1977)
  
 STEVE HACKETT
  
 Voyage Of The Acolyte (1975)
 Please Don't Touch (1978)
 Spectral Mornings (1979)
 Defector (1980)
 Cured (1981)
 Highly Strung (1982)
 Bay Of Kings (1983)
 Till We Have Faces (1984)
 The Tokyo Tapes (live, 1998)
 Momentum (1988)
 Time Lapse (live, 1992)
 Guitar Noir (1993)
 Blues With A Feeling (1994)
 There Are Many Sides To The Night (live, 1995)
 Genesis Revisited (1996, Japan-only release)
 Watcher Of The Skies: Genesis Revisited (1997)
 A Midsummer Night's Dream (1997)
 Darktown (1999)
 Sketches Of Satie (with John Hackett) (2000)
 Feedback 86 (2000)
 Live Archives 70,80,90s (live, 2000)
 Somewhere In South America... - Live In Buenos Aires (live, 2002)
 Hungarian Horizons (live, 2003)
 To Watch The Storms (2003)
 Live Archive NEARfest (live, 2003)
 Live Archive 03 (live, 2004)
 Live Archive 04 (live, 2004)
 Live Archive 05 (live, 2005)
 Metamorpheus (2005)
 Live Archive 83 (live, 2006)
 Wild Orchids (2006)
 Tribute (2008)
 Out Of The Tunnel's Mouth (2009)
 Rails Live (live, 2010)
 Beyond The Shrouded Horizon (2011)
 Genesis Revisited II (2012)
 Genesis Revisited: Live At Hammersmith (live, 2013)
 Genesis Revisited : Live at The Royal Albert Hall (live, 2014)
 Access All Areas (live, 2014)
 Wolflight (2015)
 The Total Experience Live In Liverpool (live, 2016)
 Summer Storms & Rocking Rivers (with Djabe) (live, 2017)
 The Night Siren (2017)
 Wuthering Nights: Live in Birmingham (live, 2018)
 At The Edge Of Light (2019)
  
 QUIET WORLD
  
 The Road (1970)
  
 GTR
  
 GTR (1986)
 King Biscuit Flower Hour (1997)
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