Uochi Toki

Cambiare idea

2021 (autoprodotto) | experimental hip-hop, elettronica

Quante volte si può cambiare idea nell'arco di un anno? Se la si ha come predisposizione innata, anche più volte di quanto faccia l'uomo medio lungo una vita - o, se per questo, una carriera artistica - intera. Faccio rap elettronico, faccio elettronica sperimentale, faccio sperimentazione semantica, risemantizzo la realtà. Scrivo un libro-audio, disegno un videogioco, sonorizzo un fumetto, fumettizzo il pensiero. Mi produco da solo, faccio il salto con l'etichetta indie, rifaccio un salto mortale all'indietro abbandonando etichetta e formato fisico. Vado, non so se torno, non so come torno. Ci sono ma non ci sono, non aspettatemi dietro l'angolo - anche se ormai, in verità, non è rimasto nessuno a cui dirlo.

Negli ultimi dieci anni, la graduale scompaginazione dell'iter creativo e produttivo ha costituito l'essenza stessa degli Uochi Toki: voci, forme e frequenze sfilacciate nell'etere, spinte contrarie e contraddittorie alle quali non è concesso fare domande ma solo cambiarle. Sono energie in costante mutamento, ma capaci di manifestarsi soltanto nell'unica forma possibile in un dato presente, un "qui e ora" passibile di immediate disconferme. E giunti a questo stadio, la sola opzione era quella di far raffreddare la cena, l'album altrimenti cotto e avidamente mangiato senza poter esercitare l'inviolabile diritto al ripensamento.

Un crowdfunding organizzato via mail, alla larga dai canali ufficiali, con 500 adesioni per il rilascio di un brano al mese. Ora avete un bel dire che il disco (quale disco?) non sta in piedi, batte la testa ovunque, non si sa dove vuole arrivare, non ha un filrouge né di un'altra couleur. "Cambiare idea" non è solo un titolo, e nemmeno soltanto la pleonastica dichiarazione d'intenti del duo: sono approssimativamente le uniche due parole che ricorrono in ogni traccia, traccia nella traccia, impronta effimera alla quale non conviene mai affidarsi ciecamente. La precedente incursione, "Malæducaty", era la biliosa invettiva che da troppo tempo si andava sedimentando sotto gli strati di fantasy e meta-narrazione, il primo accenno a un mondo che si pretendeva rinnegato e dimenticato (non basta una matita a cancellarlo). Per tornare ad addentrarsi nell'ibrido multiverso del neo-reale non ci vuole un tutorial, ma uno sherpa: lasciare indietro ogni presunta certezza, camminare e basta, poi pensare/scrivere/parlare.

Tra i consueti labirinti e rompicapo meta-narrativi e i riferimenti piuttosto diretti all'evoluzione artistica e ideologica del duo, qui il dissing generalizzato di Napo diviene anche reinvenzione del mondo, genesi di futuri forzosamente resi presenti attraverso l'immaginazione: dittature benigne trans-femministe ("Bozza di totalitarismo '29-'39"), nuclei famigliari non-ancora/non-più disfunzionali ("Cantico di una famiglia anarchica tra il XIX e il XXI secolo"), tabule rase del sapere digitalizzato e instaurazioni di ristoranti popolari dove, emancipati dal culto gourmet televisivo, si torna semplicemente a cuocere, mangiare e lavare i piatti ("Guazzabuglio 2036"). Un impeto creazionale che guarda con ammirazione ed emula la pervicacia dei coders, esercito silenzioso di saggi che hanno ripudiato la luce del Sole e la fisicità stessa in nome di un onnipotente linguaggio binario ("La stirpe degli spettri 0-1").
Nei bit e nei beat di Rico si affacciano sempre gli Autechre più mutanti e granulari, certo, ma anche il glaciale minimalismo di Sasu Ripatti e un'inedita vena ambient-synth che, proprio per la sua eccezionalità, rende "Sherpa 2019" un momento quasi epifanico, un detour malinconico che ben incarna la conscia solitudine di chi, per ritrovarsi, ha dovuto lasciarsi indietro le comodità e la logica - del tutto apparente - della civiltà urbana.

Cambiare idea non significa tradirsi, ricredersi, sacrificare un concetto a un altro, bensì fare spazio alle moltitudini che governano la mente e che solo noi possiamo decidere di sopprimere o lasciar esondare. L'ultimo progetto targato Uochi Toki è, come sempre, il libero e incompromissorio esercizio di questa facoltà, la lingua magica che sferza il nostro pensiero a compartimenti stagni, riluttante a porsi autonomamente in discussione per evitare di sovvertire le proprie fragili certezze.
Da ultimo si noti che, nonostante il metodo rateale e l'intrinseca discontinuità tematica, le dodici tracce totalizzano 80 minuti di durata: perciò, anche se non rotondo, si direbbe che abbiamo comunque un disco.

(11/01/2022)

  • Tracklist
  1. Anfibio 3077
  2. Guazzabuglio 2036
  3. Sherpa 2019
  4. Sherpa 2023
  5. Cantico di una famiglia anarchica tra il XIX e il XXI secolo
  6. Uuuuuh n°5
  7. Bozza di totalitarismo '29-'39
  8. È più facile immaginare X che Y
  9. L'estetica zio 2
  10. La cosa della palude 10
  11. La stirpe degli spettri 0/1
  12. Sei ancora troppo legato alla forma canzone 2021
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