Aeviterne

The Ailing Facade

2022 (Profound Lore) | death-metal, progressive-death-metal

Gli Aeviterne si sono formati nel 2015 come progetto del cantante e chitarrista newyorkese Garett Bussanick, nome che gli appassionati di death-metal sperimentale ricollegheranno alla fugace ma luminosa carriera dei Flourishing, titolari del gioiello multiforme "The Sum Of All Fossils" (2011). Quest'ultimo apriva al post-hardcore e all'industrial-metal per scardinare i punti fermi del genere, con febbrili tecnicismi e rabbiose esplosioni, mentre questo nuovo esordio, intitolato "The Ailing Facade", lavora più su atmosfere e potere evocativo. Al progetto si uniscono, oltre al succitato Bussanick, il bassista dei Flourishing, Eric Rizk, il batterista Ian Jacyszyn (attivo già in Absolute Power, Castevet, Devouring Ghost, Gath Šmânê, Grinning Death's Head...) e un secondo chitarrista, Samuel Smith (già ascoltato in Artificial Brain, Gath Šmânê e Luminous Vault).

 

Al primo impatto si riconosce lo stile feroce e progressivo del loro unico Ep, "Sireless" (2018), e il rischio è di derubricare l'album a pallida manifestazione della creatività che fu dei Flourishing. Questo nuovo esordio è infatti più solidamente ancorato al death-metal, un modello sul quale avvengono innesti anche in modo subdolo, facendo emergere la creatività nell'evolversi compositivo, in dettagli dell'arrangiamento, in temporanei dirottamenti e in assortite ambivalenze. In altre parole, "The Ailing Facade" suona, al primo ascolto, più accessibile e meno sperimentale della band originaria, o anche degli assimilabili Ulcerate, Gorguts e Portal.

Eppure gli otto brani in scaletta sanno aggredire i timpani ma anche suggestionare la mente. Lo fanno "Dentature", con la batteria che pare più volte sul punto di deragliare, e "The Gaunt Sky", decorata di epilettiche plettrate noise-rock degne dei più feroci Sonic Youth. Lo fa soprattutto il lungo finale di "Dream In Lies", quasi un bignami dell'album e delle possibilità espressive del gruppo.
L'accoppiata fra potenza di fuoco e dettagli devianti instilla una forte tensione anche in "Still The Hollows' Sway", terrificante quando ferma l'assalto per un interludio lugubre e una seconda parte dominata da minacciosi droni, e permette alla band di procedere a smontare il modello death-metal nella tragica "Penitent", che chiude con inserti elettronici ed echi disorientanti.

 

La title track, curiosamente strumentale, costruisce un lungo preludio prima di intonare un epico assolo di chitarra lasciato sfumare in una coda semi-acustica e onirica. "The Reeking Suns", forse l'apice dell'album, scova nella tempesta una melodia strappacuore prima di entrare in un labirinto industrial-sludge dominato da febbricitanti percussioni.
La produzione maniacale di Jacyszyn e Colin Marston, che porta dinamismo e profondità, permette di apprezzare al meglio la complessità di questo colosso dissonante e opprimente, che gioca con la mente dell'ascoltatore: brani che evolvono in modo inaspettato, esplosioni temute e mai avvenute, sottotesti melodici e tecnici da scorgere nel marasma. Come raffigurato nell'evocativa copertina, si è dietro un vetro opaco e ci si limita a intuire qualcosa di angosciante.

(16/09/2022)

  • Tracklist
  1. Denature
  2. Stilled the Hollows' Sway
  3. Penitent
  4. The Reeking Suns
  5. The Gaunt Sky
  6. Obeyance
  7. The Ailing Facade
  8. Dream in Lies
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