A quel nugolo di formazioni (
Gigan,
Mitochondrion,
Portal,
Ulcerate) che negli ultimi anni stanno contribuendo a rifondare fondamenta e livelli intertestuali del
death-metal, aggiungiamo con soddisfazione gli americani Flourishing, trio fondato da Garett Bussanick (ex-chitarra dei Wetnurse) insieme al batterista Brian Corcoran e al bassista Eric Rizk. Armati di evidenti tentacoli
post-core e innamorati dei rumorismi industrial-
sludge, i Flourishing sono da collocare in un'ideale linea evolutiva che collega i Gorguts (la venerazione per l'atonalità, il gusto per partiture
progressive, le meccaniche esplose) e gli Ulcerate (il versante più atmosferico e tecnico delle pulsioni
post- del death).
Preceduto da un Ep ancora immaturo ("A Momentary Sense Of The Immediate World") che meglio evidenziava finanche collisioni con l'universo grindcore (del resto, per Bussanick, loro suonano semplicemente "deathgrind filtrato da altri generi"...), "The Sum Of All Fossils", rilasciato dalla "microscopica" Path Less Traveled, è un disco sorprendente per come riesce a coniugare sperimentazione, violenza, visionarietà e compattezza stilistica.
Il trio vi suona in maniera spettacolare, presentando un
sound tempestoso e cacofonico, frantumato in otto brani pesanti e avvincenti, dove belligerano
riff atonali, cartilagini di rumore-ruggine e conati di lavico tormento. Otto capitoli viscerali in cui tutti i
cliché del
tech-death vengono travolti da un'ispirazione dirompente, che scolpisce tornado assordanti e ricchi di cromatismi disarmonici, pronti a precipitare dentro code vertiginose ("A Thimble's Worth"), imbastendo sofisticate dissertazioni strumentali nelle profondità tumultuose di innesti
Neurosis su corpo Death ("By Which We're Cemented"), mentre partiture sempre più inestricabili vengono risolte in superbi
bridge martellati e distruttivi ("In Vivid Monochrome") o in
refrain come nebbiose ossessioni che colgono i massimalismi di
Glenn Branca nel bel mezzo di
apocalissi neozelandesi ("The Prospects Of Rejection").
Un disco di ascese trionfali e picchiate tragiche, in cui urla disperate e schegge di luce salvifica convivono in un flusso sonoro magmatico e tetragono, tra
riff che assomigliano a squassi atomici ("Momentary Senses") e siderali crescendo armonici che sfociano in torrenziali invettive: "Do you really think we're special?/ When was the last time the sun orbited the earth?/ Explain that there is something different between the make-up of all these bones/ We breath, they breath, we eat, they eat, and I think this divide has passed the point of no return/ And what we're left with is an inept mass who thinks little and buys the absurd", così canta Bussanick nella drammatica coda di "Fossil Record", uno dei momenti più emozionanti dell'opera, degno delle pagine più intense di Chuck Schuldiner.
Musica immersa e lavata tra le onde tumultuose di un'esistenza "negativa", per cui non lontane appaiono le stesse demolizioni claustrofobiche e traumatiche dei concittadini
Sonic Youth (magari filtrate dalla lente, geometrica e maestosa, dei fin troppo sottovalutati Brutality), anche quando il trio fronteggia le crudeli sublimazioni
spazzcore di "Summary" (ascoltate la coda, giusto per gradire...) o, ancora, quando continua a pisciare sangue in "As If I Bathed In Excellence", chiuso da un allungo finale che è totalizzante come un orgasmo da ubriachi.