Opera Nera - Revelation

2022 (Self-released)
flamenco, hard-rock, heavy metal
Prosegue spedita l'esplorazione in territori "altri" degli Opera Nera. Una mutazione che, dopo la direzione intrapresa in "Land Of Salvation", si tinge per la seconda volta di elementi inediti. Ce n'è per tutti i gusti: dal sabba rock al progressive, fino (addirittura) al flamenco. Il tappeto resta pur sempre metal(lico), va da sé, ma l'epica del quintetto napoletano si espande, approda con cognizione di causa verso una teatralità più composta, ma soprattutto mai autoindulgente.
"Revelation" è un "dialogo tra uomo e divino", come dichiara la band nella nostra intervista, per essere più precisi: "La rivelazione nella coscienza di essere soli e senza aiuto dall'alto". Il libro dell'Apocalisse, dunque, è il testo a cui il gruppo si affida, non tanto per cercare l'agognata salvezza, ma per invocarne il paradosso a monte. Una visione che si dipana attraverso spiriti che "hanno cominciato a parlare in spagnolo, tedesco e inglese". La varietà linguistica abbraccia infatti la sopracitata virtuosità stilistica.

Si comincia da un'invocazione, dal kyrie eleison della liturgia cristiana, recitato a mo' di supplica in "Kyrie", prima che subentrino riff, cambi ritmici e melodici di stampo hard rock. Segue "Gloria", suite da dieci minuti scarsi ben più articolata, tra pause Aor (!), briosi assoli, ariose ripartenze e un finale evocativo in cui si staglia con grazia l'ugola di Tiziano Spigno, membro degli Extrema, storica band meneghina di stampo thrash-metal, e ormai parte integrante anche degli Opera Nera.
L'impressione che si ha con "Revelation" è che l'aver musicato "Nosferatu", il capolavoro di Murnau, abbia rigenerato la band composta dal bassista Alessandro Pacella - fondatore dei mitici Loadstar, gruppo attivo fin dalla prima metà degli anni 80 - dal batterista Eduardo Spada e dai chitarristi Alessandro Carrino e Marco Napolitano.

Non mancano poi tracce più brevi e dal classico afflato metal ("Credo", "Sanctus", "Benedictus"), a costituire il nucleo del disco, con i fantasmi di Pantera e Black Sabbath sullo sfondo. Si tratta però di istanti di dovuta "normalità", che precedono il momento magico dell'album, "Agnus Dei", operetta divisa in tre atti ("Qui tollis", "Miserere", "Dona nos"). Tre variazioni di un sentimento mistico che si converte in mera presa di coscienza. È l'anima di un lavoro sorprendente, certamente più estroverso del comunque valido "Land Of Salvation".
Con "Agnus Dei" gli Opera Nera volano da uno stato d'animo all'altro, pregano, sospirano, assaltano, accorpano umori disparati e omaggiano financo "Omega" di Enrique Morente. Una suite in cui si intrecciano rock, flamenco e il pensiero di Garcia Lorca, grazie anche alla presenza di Juan Murube.

Ma il colpo di coda che proprio non t'aspetti spunta fuori con la ballata conclusiva, "Ite", cantata dalla suadente Loretta Moretto, le cui parole sono tra le più critiche in scaletta circa la sopracitata potenzialità del divino. La rivelazione ultima, acusticamente dolcissima, di un album decisamente riuscito.

Tracklist

  1. Kyrie
  2. Gloria
  3. Credo
  4. Sanctus
  5. Benedictus
  6. Agnus Dei (qui tollis)
  7. Agnus Dei (miserere) feat. Juan Murube
  8. Agnus Dei (dona nos)
  9. Ite feat. Loretta Moretto

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