William Orbit

The Painter

2022 (Guerilla Studios) | elettronica, ambient

Autore di un synth-pop colto e sensuale sotto il nome di Torch Song, abile arrangiatore e produttore di una raffinata elettronica ambient-techno, William Orbit è stato un personaggio chiave della musica anni 80 e 90, scomparso dai radar dopo un enorme successo come produttore e remixer.
All’oblio discografico di Orbit, durato ben otto anni, corrispondono in verità dodici anni di oscurità creativa e di problemi di salute mentale legati all’abuso di cocaina. “The Painter” saluta il rientro di uno dei più geniali artisti a metà strada
tra la rivoluzione elettronica e l’adult-pop, un produttore multipremiato grazie alla collaborazione con Madonna per “Ray Of Light” e “Music”, noto anche per le interessanti incursioni in “13” dei Blur e per un’infinità di produzioni e collaborazioni che includono Beth Orton e le All Saints.

 

L’album asseconda anche le meno note velleità artistiche di Orbit, ovvero quelle di pittore: la copertina è infatti opera del musicista e ne sintetizza lo stile colto e raffinato. Trip-hop e delicati groove elettronici creano sognanti tappeti strumentali sui quali si adagiano voci femminili, tra ritorni e nuove sinergie, che si integrano perfettamente nei paesaggi sonori delle tredici tracce, sempre più inclini a un immaginario filmico-pittorico lievemente chill-out.
Quel che manca a “The Painter” sono le memorabili melodie del passato: Orbit sembra più attento a ripristinare sceneggiature sonore familiari e confortevoli, più che osare nuove soluzioni.

“The Painter” è un potenziale album di musica neo-ambient, colto e stimolante quanto basta per non suonare ovvio, e non privo di piccole gemme, come le sgargianti e agrodolci aperture melodiche di “Colours Colliding” - un brano che offre una splendida prestazione vocale di Polly Scattergood – o l’incalzante tempo ritmico del basso che conduce le velleità dance-dub di “I Paint What I See” verso antichi e nobili lidi creativi.
E’ un disco di cui è facile innamorarsi: le eleganti pagine pop di “Duende” e le tentazioni disco di “No Other World” confermano il talento non comune di Orbit per stratificazioni sonore di rara bellezza; le contaminazioni etniche di “Nuestra Situaciòn” e “Heshima Kwa Hukwe”, pur avendo il sapore dell’occasione perduta, sono gradevoli e oneste, mentre le movenze più ballabili di “Bank Of Wildflowers” sono ruffiane ma non fastidiose.

L’ultima traccia “Free Glo” offre un altro piacevole deja-vu grazie alla presenza della voce di Laurie Mayer, preziosa compagna dell’avventuroso esordio sotto il nome di Torch Song, e sigilla con classe un disco forse non all’altezza delle attese, ma un buon inizio per una nuova fase della carriera di un musicista che ha caratterizzato l’elettronica più colta ed elegante degli anni 90.

(04/10/2022)

  • Tracklist
  1. Duende
  2. Bank Of Wildflowers
  3. I Paint What I See
  4. Heshima Kwa Hukwe
  5. Nuestra Situacion
  6. The Diver
  7. Colours Colliding
  8. Gold Coast
  9. Second Moon
  10. Promethean Lies
  11. Planet Sunrise
  12. No Other World
  13. Free Glo
  14. I Paint What I See (Epic Mix) lp bonus track




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