Claire Rousay

Sentiment

2024 (Thrill Jockey)
experimental-pop, emo-ambient
6.5

Trovarsi ad associare il nome di Claire Rousay a un disco essenzialmente pop, per quanto intriso di sentori ambient e dilatazioni atmosferiche, può apparire un azzardo per chi ne ha seguito soltanto le tappe discografiche più recenti. In realtà, la musicista canadese trapiantata a San Antonio, oltre a vantare militanza giovanile in diverse formazioni rock, aveva più volte espresso, nel suo ancora breve ma estremamente prolifico percorso artistico, una certa curiosità per la forma canzone, sia sotto forma di frammento - uno sprazzo in "Peak Chroma" dell'ottimo "A Softer Focus" - che di elemento episodico incastrato in lavori prettamente strumentali ("Smaller Pools" nell'Ep digitale "An Afternoon Whine" co-firmato con More Eaze).

Tale attitudine diventa adesso centrale generando un primo tassello in cui melodia e parole salgono in cattedra, relegando sullo sfondo l'elegia del quotidiano costruita a partire dalle numerose registrazioni ambientali raccolte con costanza maniacale. In "Sentiment" a prevalere è la necessità di comunicare in modo schietto le emozioni - come dichiara la stessa autrice nelle note di copertina - e per farlo si avvale di veri e propri brani malinconicamente introspettivi, affini per tono alla scrittura di cantautori intimisti quali Elliott Smith, non a caso passione giovanile mai sopita tanto da provare a rivisitare uno dei suoi brani. Le coordinate musicali sono altre, la chitarra è scheletrica, la voce costantemente trasfigurata dall'autotune, il ritmo compassato a dare forma a uno slowcore essenziale, rifinito da trame di archi ed elettronica, confezionato con l'ausilio di un cerchio di collaboratori tra cui troviamo ancora la sodale Mari Maurice/ More Eaze, Theodore Cale Schafer e Meg Duffy/Hand Habits.

È un diario di racconti diretti, volutamente lo-fi nello spirito - anche se confezionate con cura, secondo la lezione di Sparklehorse - che parlano del senso di inadeguatezza ("Head"), di amori sofferti ("Asking For It") e desiderio ("It Could Be Anything"). Canzoni essenziali nella forma, un susseguirsi di confessioni a cuore aperto che trovano come unico filtro la manipolazione della voce, tecnica efficace - anche se alla lunga stucchevolmente ridondante - per rendere l'indolenza con cui ogni sentimento viene percepito.
La sound artist, alle prese con una materia parzialmente nuova, non rinuncia comunque alla sua cifra compositiva abituale, sempre presente quale impronta strutturale, a tratti lasciata libera di incanalarsi in divagazioni ambient contraddistinte da suoni trovati e field recording caldi e avvolgenti ("iii") o in flussi testuali asciutti incentrati su un mal di vivere profondo ("4pm"). Ed è qui che il suono ritrova pienezza disegnando scenari immaginifici pervasi da delicata bellezza ("Sycamore Skylight").

Considerando l'ecletticità e la voglia di sperimentare della Rousay, è difficile capire se siamo di fronte a un capitolo isolato o a un nuovo sbocco da approfondire, ma è certo che, al netto di elementi da limare e processi da mettere maggiormente a fuoco, si tratta di un cambio di pelle plausibile per un'artista di talento, capace di intersecare in maniera non banale songwriting e avanguardia.

14/05/2024

Tracklist

  1. 4pm
  2. head
  3. it could be anything
  4. asking for it
  5. iii
  6. lover's spit plays in the background
  7. sycamore skylight
  8. please 5 more minutes (feat. Lala Lala)
  9. w sunset blvd
  10. ily2 (feat. Hand Habits)

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