Jenny Hval - Iris Silver Mist

2025 (4AD)
art-pop, songwriter

Avvolte da suffumigi odorosi, fumate grigiastre e rose fiorite tra cenere e colline di mozziconi, si muovono figure fantasmatiche, ricordi offuscati trasfigurati in materia concreta accanto a un capezzale mortifero o perse nella propria dimora. Spettri, allucinazioni, un’artista girovaga, prima di scomparire, su un palco disassemblato e decadente, tra resti di scenografie passate, microfoni e cavi elettrici intrecciati in un labirinto serpentiforme. Le voci di “Iris Silver Mist”, vicine e lontane allo stesso tempo, si muovono su linee temporali al collasso, risucchiate verso il centro di un palcoscenico sul quale nessuna pièce può più essere messa in scena.

La nuova raccolta di Jenny Hval abbandona i colori sgargianti di “Classic Objects”, pur continuandone la riflessione sul ruolo e sul significato della performance artistica. Con un titolo derivato da una fragranza, il nuovo disco dell’artista norvegese si muove tra esperienza multisensoriale e astrazione concettuale in uno scenario desolato ma nel quale la vita continua a fluire in modi inaspettati.
L’arte è cancellata, l’autore non è più soltanto morto, ma completamente assente: il martellante rituale dada “The Artist Is Absent” è una seduta spiritica, una liturgia meccanica o il battesimo di un nuovo possibile divenire? In “All Night Long”, invece, lo scenario performativo diviene la propria pietra tombale, il sipario una bara nera da scoperchiare, lo spettacolo una febbrile danza macabra trasfigurato in un canto celestiale.

I’m performing there
Performing on top of my bones, mine and my family’s bones
As long as I’m performing, I am not choosing, or dying
I am performing in the speed of light
faster than autotune can read and transform a note
faster than a microphone can pick up any sound
dodging the entire industry
Just a living matter moving through light and shadow
Happy birthday!

La musica di Hval si agita più che mai nell’ambiguo, suggerendo l’indicibile: “It is given. Here and now is a gift. You may take it or leave it, but I give it to you, nonetheless. It is given.” Così recita in “The Gift” su un tappeto sintetico memore delle ultime esperienze compositive in “Classic Objects”. E, come nel suo predecessore, in “Iris Silver Mist” parole, canto e musica si fondono fra loro in un art-pop sperimentale, ma sempre attento al gancio melodico e suadente.
Certo, qui il risultato è più frammentato, ma il flusso sonoro tende, comunque, verso un’unica possibile conclusione. “I want the end to sound like this” è una potente meditazione ambient, che, nonostante l’ironia del titolo, ha un ruolo cruciale nel reimmergere chi ascolta nel respiro materiale del cosmo. Così fantasmi, artiste alla ricerca del proprio corpo perduto, animali, particelle odorose vengono tutte riassorbite in una materia universale che palpita e si riorganizza incessantemente.

Tracklist

  1. Lay down
  2. To be a rose
  3. I want to start at the beginning
  4. All night long
  5. Heiner Muller
  6. You died
  7. Spirit mist
  8. I don't know what free is
  9. The artist is absent
  10. Huffing my arm
  11. The gift
  12. A ballad
  13. I want the end to sound like this


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