Tyler, The Creator - Don’t Tap The Glass

2025 (Columbia)
electro, pop-rap, synth funk
Welcome!
Number one, body movement (Funky)
No sitting still (Dance, bro)
Number two (Hahahaha), only speak in glory (Yeah)
Leave your baggage at home (None of that deep shit)
Number three (Nigga), don't tap the glass.
Stracciati uno a uno gli inviti a sedersi comodi per ascoltare ogni nota e parola con calma, dispensati come un novello testimone di Geova appena otto mesi fa per il lancio di "Chromakopia", Tyler, The Creator torna con il sorriso smagliante stampato sulla faccia e cambia praticamente ogni carta nel mazzo. L'imperativo ora è ballare, fottersene e fottere finché ce n'è.

"Don't Tap The Glass" arriva a sorpresa in un pomeriggio asfissiante di canicola totale, tra oscenità geopolitiche, dazi, contro-dazi e le altre tiritere da strapazzo che purtroppo continuano a marcare stretto il 2025. Ad annunciarlo è lo stesso Tyler sui social il 18 luglio, mentre i fan faticano a capire cosa stesse realmente accadendo, convinti per qualche ora che il musicista californiano avesse partorito la versione estesa di "Chromakopia" o tutt'al più un nuovo singolo. E invece tre giorni dopo, apparentemente senza una ragione, viene data alla luce una nuova opera, la nona in carriera per il rapper tuttofare di Los Angeles.
Ma non finisce qui: per il listening party del disco, Tyler invita a Santa Monica trecento persone con un ticket simbolico di ingresso da appena cinque dollari. Trecento anime che da un giorno all'altro si ritrovano con lui ad ascoltare due volte di fila l'album, per una festa annunciata su Instagram e nella quale il motto è non scattare foto, non registrare alcun video, e lasciarsi solo andare alla musica che esce da un altoparlante gigante. Nelle rare riprese apparse comunque su TikTok, Tyler balla come un forsennato con i pochi fortunati riusciti a entrare. E' un'iniziativa che coincide con le riflessioni a monte delle canzoni di "Don't Tap The Glass", una su tutte: la paura di non danzare in pubblico per evitare di essere ripresi da qualcuno e magari diventare un meme per sempre.

Date le premesse, l'avvio non può che essere spiazzante, come lo è del resto tutto l'album. Tyler esorta per tutto il tempo a muovere le chiappe e allo stesso modo non tollera nessuno che metta in discussione il suo status quo. Lo fa mentre parla ironicamente di voli sfarzosi in compagnia di Maverick Carter e LeBron James, tant'è che in un'intervista per Hot97 dice: "Non capisco i jet privati, io prendo la economy, ascolto musica e mangio i biscotti". Poi invoca i Mantronix, piazzando un estratto di "King Of The Beats" a più riprese, dandosi quindi a un funky spaziale, molto eighties nei suoni e nei battiti. E basterebbe solo un altro sample eccellente, o meglio "Pass The Courvoisier Part II" di Busta Rhymes nella roboante "Big Poe", per inquadrare le strettoie di un disco concepito per scrollarsi di dosso le paranoie del passato.
C'è infatti subito Pharrell Williams a fare da cerimoniere, per una prima potenziale hit estiva, a precedere il beat sintetico di "Sugar On My Tongue", traccia quasi suonata e cantata al videogame, con tanto di special palleggiato tra una sirena e una ripartenza in odore french touch. E ancora una ballata soulful, "Sucka Free", a formare il trittico d'avvio semplicemente perfetto.
Are you from Harlem? Make your arms and legs shake, uh-huh
Give me that slice of cream, is it your birthday? Uh-huh
I got a brush, give me your wallet, I'll pay, uh-huh
Don't need no air, I stay down there 'til I fade (Girl, I'm dead)
È in stra-maledetta forma, Tyler. Non c'è che dire. E come abbia tirato fuori queste canzoni tanto ispirate in così poco tempo resta ovviamente un mistero. Perché "Don't Tap The Glass" è un party amabilmente cazzaro e al netto di una marcata spacconaggine, i brani si conficcano in testa e vibrano lungo la pelle all'istante. Certo, arriva anche il momento di sedersi a tavola con Ray Parker Jr. e passarsi due chili di gelatina tra i capelli ("Ring Ring Ring"), in una canzone dal groove synth-funk che riporta ancora tutto ai primissimi anni 80 e alle atmosfere orchestrali delle soap opera dell'epoca, con il telefono che squilla e l'immancabile I love you in sottofondo.

Nemmeno il tempo di riporre la cornetta, e riprende quota il festino: "Don't Tap That Glass/ Tweakin' è il mash up, un po' hip-hop stile Glaslamp Killer e un po' disco-music a caso, da missare tutta la notte. Madison McFerrin spunta invece sulle note di "Don't You Worry Baby", l'altra perla soulful di un album senza cali. E c'è anche Yebba a cullarci in "I'll Take Care of You", ninna nanna da favola che evolve in uno strumentale alla Madlib nella seconda parte.
Già è stato detto che "Don't Tap The Glass" è il disco pop rap dell'estate, giusto?

Tracklist

  1. Big Poe
  2. Sugar On My Tongue
  3. Sucka Free
  4. Mommanem
  5. Stop Playing With Me
  6. Ring Ring Ring
  7. Don't Tap That Glass / Tweakin'
  8. Don't You Worry Baby
  9. I'll Take Care Of You
  10. Down Bad
  11. Tell Me What It Is


Tyler, The Creator sul web