Si sapeva. Anzi “s’sapeva”. Che Ciccio e gli altri, live dopo live, ci stavano prendendo gusto e che un giorno un nuovo disco firmato 24 Grana sarebbe arrivato. Del resto, contestualmente alla reunion del 2019, l’alchimia del ritorno fece scattare subito la scintilla creativa e fioccarono due inediti, “A raccolta” (con Clementino) e “Orso”. Un nuovo album della storica formazione napoletana, però, sembrava comunque un miraggio, un qualcosa che i fan, già paghi e grati per l’inatteso ritorno, quasi avevano paura a chiedere, a sperare.
Quando, dopo pochi secondi di “Nino”, un riff arrembante di chitarra ad opera di Peppe Fontanella si appoggia sul timido beat elettronico, è come tornare a casa dopo un lungo viaggio. All’ascolto di questo nerboruto abbrivio alternative rock, così come della più docile “Nisciuno parla cchiù”, le prime sensazioni rimandano al miracoloso “Metaversus” del 1999. A poco a poco, però, “Bidonville” si dispiega come un viaggio nelle varie anime e tappe della formazione. La produzione calda e pastosa di ballate come “Je songo comme so’” e “L’ora ‘e turnà a faticà” ricorda l’uggioso “K Album”, mentre la narrazione intima ma avvincente di “Sotto San Gennaro” rimanda alle storie di “Ghostwriters”.
La traccia che dà il titolo al disco aggiunge un po’ di acido, o addirittura di veleno, alla partita di canzoni, con il ritrovato Armando Cotugno a dettare il groove col suo basso insieme alla batteria precisa di Renato Minale. Tra allegorie riuscite (la succitata “Bidonville”) e qualcuna un po’ meno (viene in mente “Overdose”), la penna di Ciccio Di Bella è al solito in buona forma, capace di guizzi di poesia quotidiana (“Dimme come fai”) o stradaiola (“Stadera”). Già solo con la sua presenza in scaletta, un bozzetto come “Gaza (ce chiamma ancora)” ribadisce da che parte la band stia, da che parte è sempre stata, e la sua congenita, inestinguibile vena militante.
Tutti all’incirca cinquantenni, i 24 Grana, per forza di cose, non bruciano più dell’urgenza dei tempi che furono, l’hanno sostituita però con una voglia consapevole che si è tradotta in trentotto minuti più ispirati di quanto ci si potesse mai aspettare. Ma forse siamo noi che ci eravamo dimenticati di cosa fosse capace una band che, col suo mix unico di sperimentazione e appartenenza al territorio, ha fatto la storia della musica alternativa italiana.
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22/10/2026