A tre anni di distanza da “La Notte”, Ariete torna sulla scena con il fatidico terzo album, “Tutti tornano a casa”, un progetto nato dopo un periodo di lontananza dai palchi, speso a metabolizzare la crescita personale, a decodificare la fine dell’adolescenza, a ricercare un proprio equilibrio interiore.
Se nei primi lavori la cantautrice di Anzio aveva saputo dare voce alle insicurezze quotidiane di un’intera generazione, il suo bedroom-pop oggi incarna un percorso di maturazione ben più consapevole: l’adolescente dei primi EP lascia definitivamente il posto a una “giovane adulta” capace di guardarsi dentro, di perdonare e di perdonarsi.
In copertina campeggia una valigia, dentro c’è tutto il mondo di Ariete, e c’è anche lei, rannicchiata, una casa intera dentro una valigia. Immagine che rispecchia alla perfezione il filo conduttore del disco, l’esplorazione del concetto di “casa”, non intesa soltanto come spazio fisico-geografico, bensì come rifugio intimo, un porto sicuro e confortevole, rassicurante, fatto di persone care, consapevolezze conquistate e un’accettazione profonda della propria identità.
Si parte dal parallelo “casa-alveare”, un delicato e introspettivo inizio costruito su morbide linee di pianoforte e synth, e da lì si srotolano dodici brani per trentadue minuti piacevolmente snelli, un percorso ben calibrato, durante il quale Arianna Del Giaccio spazia tra cantautorato indie, derive urban e inaspettati slanci dream-pop. Anche nei momenti più solari resta costante una certa malinconia di fondo, elemento che da sempre caratterizza il suo percorso, lo zigzagare fra rapporti complicati, spesso interrotti e magari riallacciati, le piccole grandi incomprensioni che contrassegnano la routine giornaliera della sua generazione.
Tanti duetti nobilitano il disco, con Angelina Mango (“Che bella vita”, riflessione sulle responsabilità del diventare “grandi”), con Fulminacci (“Mano nella mano”, unione densa di romanità), con Tredici Pietro (“Casa mia / Casa tua”, sul confronto fra luoghi fisici, radici e distanze). “Quando la luna si accende”, uno dei punti più alti dell’album, è l’azzeccata collaborazione con la “nuova Ariete”, Prima Stanza a Destra, una traccia eterea, velatamente ispirata ai suoni dreamy dei Beach House, perfetta per raccontare una stanza che all’improvviso si riempie di luce, oppure un rientro verso casa in macchina a luci spente.
“Seduta n. 65″ è la chiusura ideale, che trae linfa da un percorso di psicoterapia: senza filtri né sovrastrutture, la cantautrice fa i conti con gli accadimenti degli ultimi anni e si congeda lasciando nell’ascoltatore una sensazione di pace e liberazione. La abbracceresti forte forte Ariete, quel suo porsi timida e fragile lascia scaturire un sentimento di protezione: vorresti avvolgerla, preservarla, un piccolo grande tesoro del nuovo cantautorato indie di casa nostra.
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16/10/2026