L’evoluzione artistica di Carmen Villain è un percorso di cambiamento costante che conduce ogni volta a una riscrittura radicale di sé. L’approdo alla maturità ambient di “Only Love From Now On” (2022), appeso fra jazz, dub e new age, è arrivato infatti dopo gli esordi indie-rock (“Sleeper”, 2013) e una parentesi slow-core alla Charlotte Gainsbourg (“Infinite Avenue”, 2017).
La sua cifra stilistica non è però una forma in divenire, ma una propriocezione esistenziale, un equilibrio statico, accentratore, capace di ricevere la moltitudine delle esperienze passate per elaborarne la portata.
La ricerca che la impegna, come le insegna Pauline Oliveros, è un tacet che permette al tutto di risuonare mentre lei, ferma nell’epicentro puro dell’ascolto, accumula e gli costruisce un viatico verso le zone più sensibili dello spirito.
L’eterogenea materia sonora che ha qui perfezionato non è allora una costruzione metaforica, né un’astrazione linguistica, ma esiste sedimentata nello spazio come rimestamento di elementi acustici remoti depositati dalla memoria. Tasselli disordinati e frammenti di vissuto da disporre in cerchio per arrivare a una suggestione del tempo passato.
Nei brani convivono il mistico della fourth world music (“Labour of Immagination”) e il tribale metropolitano della dub (“Entre Nosotros”), i panorami cosmici della ambient (“Omriss”) e la nevrosi quasi grime degli inserti minimal e elettronici (“Memoria”). In “Blue”, cuore pulsante dell’intero album, tutti gli spunti coabitano e indicano un percorso immersivo capace, nelle sue trame, di contaminare le atmosfere da clubbing con il vibrato etnico del flauto andino di Johanna Orellana.
Gli ecosistemi sono sterminati, battuti da fantasmi strumentali free-jazz e misuratamente sconvolti da loop magnetici. Il cut-up di elementi originali e vecchi nastri d’archivio, synth e strumenti analogici, field recordings e campionamenti, compone piccole pièce ipnotiche e caleidoscopiche e ci restituisce una trance-music elusiva capace di manifestare l’ineludibile forza del ricordo. Il disco che ne consegue è raffinato, curato, a tratti bulimico, riflesso di un’artista che sembra trovarsi a suo agio solo nella moltiplicazione all’ennesima potenza degli spunti e delle ispirazioni.
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29/09/2026