L’impermanenza dei fruscii, delle cose invisibili. I silenzi graffiati, i lontani campanelli nel vento, il crepitìo delle stelle. Federico Durand parla la lingua dei fantasmi, dei temporali e dei particolari che sembrano immobili. Da venticinque anni ci regala a cadenza annuale un disco che si rivela uno scrigno ricco di sorprese.
Non fa eccezione il recente “La Manzana Mágica” pubblicato per la 12k. Il prolifico musicista argentino aveva già pubblicato per l’etichetta di Taylor Deupree nel 2016 “A Través Del Espejo” (CD digipak), nel 2017 “La Niña Junco” (LP) e nel 2020 “Alba” (LP blu trasparente). Anche il nuovo lavoro “La Manzana Magica” viene pubblicato in un LP oltre che reso disponibile in versione digitale.
Il supporto nel caso dei lavori de Federico Durand fa parte dell’esperienza artistica. L’oggetto è parte del racconto. Non fa eccezione “La Manzana Mágica” che ripropone in copertina e al suo interno alcuni di quei francobolli ‘cenerentola’ che hanno ispirato Durand nella composizione delle dodici tracce dell’album. Si tratta dell’eco di un mondo che non c’è più e che Federico passa sotto la lente della sua incredibile sensibilità servendosi di field recordings e di una manciata di vecchi strumenti oggi apparentemente ultra-datati (Crumar Performer, mtl.asm CT5, Electro Harmonix 22500, Roland Space Echo RE-201, ARP Odyssey, Sony TCM 200DV, cassette tapes, music box, Zoom H1, Microcosm, toy steel drum, feedback looper, Korg MS-20, Fostex X-18). La figlia Maria Luisa canta in un paio di tracce (“Jul 1948.” “Jólin 1960”).
In un mondo così veloce e frenetico questo suono è una speranza. Una speranza che gli animali e gli insetti sappiano parlarci; che gli uccelli siano le lettere dell’aria, che le secolari radici sotterranee si consultino con le maree. Restare, contemplare, respirare, ascoltare: finalmente qualcuno che si concede il lusso di rimanere vicino la meraviglia del cosmo.
Di indagare sulla propria vera natura: l’impermanenza.
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06/10/2026