RAYE - This Music May Contain Hope

2026 (Human re sources)
blues, jazz, pop

Ambizioso o autoindulgente? Quale sia l’opinione della critica sul secondo album di Raye forse non è così importante: “This Music May Contain Hope” è, nel bene e nel male, uno degli eventi musicali dell’anno.
Per insolite e imprevedibili circostanze, la definitiva consacrazione di Rachel Agatha Keen non ha trovato a tempo debito voce sulle nostre pagine, e forse in molti riterranno superflua o posticcia questa riflessione che giunge a sei mesi dalla pubblicazione. Ad onor del vero, il caso ha voluto che, per una serie di strane contingenze, il nuovo album della cantante londinese (padre inglese, madre svizzero-ghanese) sia comparso spesso tra i miei ascolti quotidiani, conquistando sempre più spazio a scapito dell’ennesima rivelazione post-rock e del novantesimo disco di Ty Segall.

Diventa necessario e vitale, a questo punto, cercare di comprendere il fascino ambiguo e distonico di questa lunga odissea sonora di ben settantatré minuti; ma chiariamo fin d’ora che non è la durata del disco a essere eccessiva. Raye è un’altra protagonista della musica contemporanea che ha avvertito la necessità di svestire cliché artistici ormai logori. L’artista, che è stata sotto contratto con la Polydor e si è contraddistinta come autrice per Beyoncé, Rita Ora, Kylie Minogue, Jennifer Lopez e Charli XCX, in questa ricerca di un’identità – esigenza condivisa con altre protagoniste del pop-rock contemporaneo come Rosalía e Olivia Rodrigo – ha giocato la carta della magniloquenza teatrale-cinematografica.
L’elemento distintivo è senz’altro la rinuncia a una fruizione a piccoli bocconi. “This Music May Contain Hope” non è un concept-album, ma diventa impossibile pensare di ascoltarlo diviso in capitoli: pur avendo dalla sua una serie di canzoni che sono delle vere hit da classifica, l’incastro delle parti funziona perfettamente e offre un profilo artistico più ricco e ampio di quanto sia immaginabile.
Che si tratti di uno swingante e divertente brano degno di una sceneggiatura Disney (“I Hate The Way I Look Today”) o di una confessione ricca di risvolti sentimentali (“I Know You’re Hurting”), la sensazione prevalente è quella di un forte legame tra l’artefice e l’opera finita, anche a discapito del riscontro da parte del pubblico. In questo caso il termine “osare” non è un escamotage puramente speculativo: Raye è ben cosciente dei propri limiti e delle proprie possibilità creative.

“This Music May Contain Hope” è, in definitiva, il sogno che diventa realtà. Un universo immaginato dove far convivere l’anima soul della potente “Nightingale Lane” (dove l’artista aspira al trono vacante lasciato da Amy Winehouse), la grandeur orchestrale di Hans Zimmer (responsabile dell’elegante e sontuosa “Click Clack Symphony”) e la sincera devozione ai grandi protagonisti del passato, come Al Green, qui al centro della raffinata sensualità di “Goodbye Henry”.
Le cronache raccontano che il nuovo album di Raye è diviso in quattro sezioni al pari delle stagioni; ma è anche vero che, se le stagioni non rispettano più la naturale cadenza, non è altresì giusto chiedere a un semplice progetto discografico di rispettarne l’evoluzione. Ben venga, quindi, il baroque-soul di “I Will Overcome”, la leggerezza R&B anni 60 di “Beware… The South London Lover Boy”, il caos stilistico della vezzosa “The WhatsApp Shakes”, i residui della stagione pop celati dalle oscure trame trip-hop di “Winter Woman”, il graffio blues di “Fields” e anche l’esplosivo singolo “WHERE IS MY HUSBAND!” (se non la trovate effervescente e contagiosa, siete in cattiva fede).

La musica di Raye è affascinante, corroborante e vertiginosa, ma è grazie a un genuino talento e alla notevole padronanza vocale che tutto assume un senso compiuto dal punto di vista artistico. È inoltre un valore aggiunto la scelta di prediligere canzoni dal passo lento e riflessivo, mettere in fila una decina di potenziali hit single è nella natura dell’autrice, ed è in questa scelta che si compie il vero scarto generazionale, costringendo l’ascoltatore a fermarsi e a perdersi dentro un’opera che rifiuta la gratificazione istantanea dello streaming per rivendicare il coraggio di prendersi i suoi spazi

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27/09/2026

Tracklist

  1. 1. Intro: Girl Under The Grey Cloud.
  2. 2. I Will Overcome.
  3. 3. Beware.. The South London Lover Boy.
  4. 4. The WhatsApp Shakespeare.
  5. 5. Winter Woman.
  6. 6. Click Clack Symphony.
  7. 7. I Know You're Hurting.
  8. 8. Life Boat.
  9. 9. I Hate The Way I Look Today.
  10. 10. Goodbye Henry.
  11. 11. Nightingale Lane.
  12. 12. Skin & Bones.
  13. 13. Where Is My Husband!
  14. 14. Fields.
  15. 15. Joy.
  16. 16. Happier Times Ahead.
  17. 17. Fin.