Grails

Burning Off Impurities

2007 (Temporary Residence) | psichedelia, post-rock

Dopo quella ciofeca abissale che era "Black Tar Prophecies" c'era da temere che i Grails avessero perso definitivamente le redini della loro musica. L'album del 2004, "Redlight", rimane come unico esempio di fusione tra musica tradizionale, slo-core e vaghi accenni Neurosisiani, con la sua inedita rivisitazione di temi celtici e canti di lavoro fatta tanto di silenzio quanto di suoni roventi, in un toccante e magistrale gioco di contrasti. Eppure i tre volumi di "Black Tar Prophecies" mostravano una band completamente diversa, che lasciata alle spalle la magia "post" del distacco che genera coinvolgimento emotivo si è messa in testa di essere gli Amon Duul II e si è data alla psichedelia più oscura, lisergica e dilatata.
"Burning off Impurities" prosegue sulla stessa strada, ma con quel tanto di struttura e di concisione in più che basta per trasformare in un ascolto piacevolissimo quelle che altrimenti sarebbero state litanie delle più insostenibili. Magra consolazione per chi, come il sottoscritto, si augurava un ritorno sui propri passi (non bastano "Dead Vine Blues" e qualche accenno folk nella title-track a fare da contentino). I Grails si immergono invece con sempre maggior convinzione nelle foreste stregate di inizio anni settanta, andando a rispolverare timbriche da sitar, droni vari e un po' di quella sana ignoranza del concetto di "prolissità" che all'epoca sembrava tanto diffusa. Certo, a tradire l'appartenenza del gruppo ai nostri anni ci sono le dinamiche, i suoni corposissimi, gli schemi in crescendo, elementi che un po' si erano persi nel flusso senza capo né coda di "Black Tar Prophecies".
In effetti a rendere "Burning off Impurities" preferibile al lavoro dell'anno scorso è in gran parte la sensazione che i pezzi siano più "composti": non più lunghe jam di cui resta solo l'atmosfera, ma atmosfere evocate con cognizione di causa e consapevolezza dei propri mezzi. Il disco si avvicina spesso a scelte progressive, con passaggi giocati soprattutto sul connubio ritmo-melodia e ben studiati intrecci strumentali (col basso sempre in evidenza), segnando una nuova direzione che fa ben sperare per il futuro. Anche se, a costo di risultare ripetitivi, "Redlight" era tutta un'altra cosa...

(03/04/07) 

(03/04/2007)

  • Tracklist
  1. Soft Temple
  2. More Extinction
  3. Silk Rd
  4. Drawn Curtains
  5. Outer Banks
  6. Dead Vine Blues
  7. Origin-ing
  8. Burning off Impurities
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