Il panamense Rubén Blades è forse il più importante autore di canzoni nella storia della salsa e in generale uno degli artisti cardine del genere insieme al portoricano
Héctor Lavoe e al newyorkese
Willie Colón, con i quali ha più volte collaborato nel corso della sua carriera.
È già un cantante iconico quando nell'aprile del 1984 pubblica "Buscando América", con alle spalle album come "Metiendo mano!" (1977), "Siembra" (1978) e "Canciones del solar de los aburridos" (1981), capaci di segnare la storia del genere. Fino a quel momento si è sempre mosso sotto l'egida della Fania, casa discografica con base a New York, fondata dal musicista dominicano Johnny Pacheco e dall'avvocato italo-statunitense Jerry Masucci, che detenne di fatto il monopolio della scena dai tardi
anni Sessanta ai primi
Ottanta.
Blades viene reso una star dagli sforzi promozionali dell'etichetta, ma a un certo punto si rende conto di guadagnare molto meno del dovuto e dopo aver provato a reclamare la sua parte senza ottenere alcunché, decide di passare alle vie legali. Riesce così a svincolarsi dal contratto, pur perdendo il controllo su tutto il repertorio registrato fino a quel momento, che non riuscirà mai più a recuperare (benché nel 2005 il passaggio di proprietà del catalogo Fania a gestori più trasparenti, come le società Emusica prima e Concord poi, gli garantirà il pagamento di molti arretrati e il tracciamento dei guadagni da lì in poi).
Anche per questo "Buscando América", uscito per l'Elektra, rappresenta un momento di svolta nella sua carriera: è il suo primo album libero dallo sfruttamento della Fania, il più politico fino a quel momento (in precedenza aveva spesso toccato temi sociali, ma qui si passa alla militanza vera e propria) e il primo con la collaborazione dei Seis del Solar, gruppo d'accompagnamento formato per l'occasione, composto da alcuni fra i migliori musicisti del circuito, quali Mike Viñas (basso e chitarre), Oscar Hernández (piano), Eddie Montalvo (conga), Louie Rivera (bongo), Ralph Irizarry (timbales) e Ricardo Marrero (vibrafono e sintetizzatori). Alle sessioni partecipa anche il misconosciuto turnista Ray Adams alla batteria (non si hanno informazioni sul resto della sua carriera).
L'album si apre con "Decisiones", che per un attimo inganna l'ascoltatore con un coro in stile doo-wop anni Cinquanta: bastano però 15 secondi affinché il pezzo si converta alle strutture della salsa, con il basso ostinato che segue il tumbao, tipico pattern ritmico del genere, e il pianoforte sincopato in stile guajeo, di derivazione cubana. Il ritornello si distingue perché termina in uno stacco corale che sfocia nel silenzio, con la completa interruzione dell'accompagnamento, dando ogni volta la sensazione che il brano possa concludersi in quel momento, prima che gli strumenti riprendano a suonare.
Le tre strofe raccontano altrettante vignette che restituiscono uno spaccato sociale tragicomico dell'America Latina dell'epoca: nella prima una coppia di giovani è nel panico perché la ragazza ha un ritardo del ciclo mestruale, nella seconda un uomo picchia con una mazza da baseball il vicino che ha provato a sedurre sua moglie, nella terza un ubriaco al volante si schianta contro un camion.
Il brano diventa un grande classico e traina l'album verso il successo commerciale (nel numero di Newsweek del 9 settembre 1985, a un anno e mezzo dalla pubblicazione, si parlerà di 300mila copie vendute fra Stati Uniti e America ispanofona, risultato notevole soprattutto considerando la contrazione del mercato che la salsa stava subendo in quel momento).
"Gbdb", acronimo per "Gente despertando bajo dictaduras" ("Gente che si sveglia sotto le dittature"), è uno dei brani più sperimentali del suo repertorio: Blades declama un testo senza seguire una melodia definita, ma scandendolo secondo la tecnica del sonear, solitamente utilizzata nella salsa per le parti vocali improvvisate, una sorta di parallelo salsero al concetto di freestyle del rap (con tutte le abissali differenze fra i due contesti, ovviamente). La base musicale è quasi nulla, ridotta a una confusa texture a basso volume dove cori maschili onomatopeici, scanditi dai Seis del Solar, si fondono a un bordone di natura non documentata.
Il testo racconta una tranquilla scena di vita quotidiana, ma sul finale si scopre che l'uomo è un poliziotto e che di lì a breve eseguirà un arresto (e dato il titolo del brano, non è de escludere che si tratti di repressione politica, benché la cosa venga lasciata volutamente sospesa):
Ti svegli, non hai potuto dormire granché bene,
ti alzi, cammini e pesti una delle pozze di urina
che il nuovo cane ha lasciato per tutta la casa,
bestemmiando entri in bagno saltellando su una gamba sola,
accendi la luce e strofini il piede sulla coperta
che tua moglie ha poggiato sul gabinetto,
vai fino alla vasca da bagno bianca,
apri i due rubinetti e controlli la temperatura,
sollevi quella cosa lì che non sai come si chiama
e che fa uscire l'acqua dal soffione,
ti lavi, non canti, esci dalla vasca,
ti asciughi con un asciugamano con su scritto Disneyland,
sali su una bilancia che dà sempre pesi diversi, benché vicini.
Mentre ti stai facendo la barba, suona la sveglia
Tua moglie apre gli occhi, guarda l'ora,
la spegne, si alza, dal suo lato del letto,
ognuno ha il suo lato del letto,
ognuno ha il suo lato in tutto.
La senti uscire dalla stanza, diretta in cucina,
il vicino di sopra ha acceso il giradischi,
finisci di farti la barba,
ti pulisci i taglietti con la carta igienica
che ti resta attaccata alla pelle,
ti metti il deodorante, "24 ore di protezione costante",
un po' di colonia come dopobarba,
ti brucia la faccia, esci dal bagno,
pesti un'altra volta l'urina del cane,
gli insulti la madre a voce alta,
tua moglie dalla cucina ti chiede cosa succede,
tu le spieghi urlando perché non vuoi un altro cane in casa,
mentre ti asciughi il piede con l'asciugamano bagnato con su scritto Disneyland.
Lei appare e silenziosamente asciuga con uno straccio la pozza di urina,
vai all'armadio e tiri fuori i vestiti che ti metterai, guardi l'orologio,
senti l'odore del caffè, ti vesti, non trovi la cintura,
ti fai la cravatta due volte, perché la prima
la parte dietro ti è rimasta più lunga di quella davanti.
Vai in cucina, tua moglie ti ha già preparato la colazione,
le parli ancora del cane. Lei, senza risponderti,
ti ricorda che bisogna pagare la bolletta della luce
e la retta della scuola dei ragazzini.
Appendi la tua giacca al bordo della sedia
e ti siedi al tavolo della cucina,
tua moglie accende la radio,
stanno trasmettendo il telegiornale,
mentre ascolti intingi il pane nel caffè,
come ti ha insegnato tuo papà quando eri bambino.
Suona il telefono, tua moglie risponde, è per te, dall'ufficio,
oggi arresteranno il tizio, un'auto viene a prenderti, aspettala giù,
riattacchi il telefono, vai in camera tua, apri il secondo cassetto dell'armadio,
il tuo cassetto, tiri fuori il tuo taccuino e gli occhiali neri, vai al letto,
sollevi il materasso e tiri fuori la tua rivoltella.
Vai in cucina, prendi la tua giacca e metti tutto nella tasca interna,
tua moglie ti osserva, le dai un bacio nell'aria, accanto alla guancia,
lei non ricambia, o forse sì? Apri la porta e scendi per la scala di legno
saltando i gradini a due a due,
arrivi in strada, vedi il camion che raccoglie la spazzatura
è ancora buio, ma si sente l'odore del mattino, uomo!
"Desapariciones" abbandona momentaneamente la salsa per approcciarsi al reggae. È uno dei brani più lugubri che si ricordino nel genere, sin dall'arrangiamento poggiante su un basso vicino alle sonorità della
new wave, coltri di tastiere fra le quali spicca un funereo organo digitale e cori filtrati dal timbro metallico. Il testo è il più esplicito scritto da Blades fino a quel momento:
Qualcuno mi dica se ha visto mio marito, chiedeva la signora,
si chiama Ernesto X, ha 40 anni, lavora come vigilante in un concessionario,
indossava una camicia scura e pantaloni chiari, è uscito l'altroieri sera e non è tornato,
non so cosa pensare, non era mai successo prima.
Sono tre giorni che cerco mia sorella, si chiama Altagracia, come la nonna,
è uscita dal lavoro per andare a scuola, indossava dei jeans e una camicia bianca,
non è stato il fidanzato, il ragazzo era a casa sua,
non sanno nulla di lei alla Psn [polizia], né all'ospedale,
Qualcuno mi dica se ha visto mio figlio, è uno studente di medicina,
si chiama Agustín, è un bravo ragazzo, a volte è testardo quando esprime un'opinione,
lo hanno arrestato, non so chi, pantaloni bianchi, camicia a righe, è successo l'altroieri.
Clara Quiñones si chiama mia madre, è un'anima buona, non dà fastidio a nessuno,
e l'hanno portata via come testimone, per una questione che riguarda solo me,
e sono andato a costituirmi oggi pomeriggio, e ora non sanno chi l'ha portata via dalla caserma.
Stanotte ho sentito diverse esplosioni – putún! Patá! Putún! Peté! – colpi di fucile e di rivoltella,
auto che accelerano, frenate, grida, eco di stivali per la strada,
colpi alla porta, lamenti, imprecazioni, piatti rotti,
trasmettevano la telenovela, per questo nessuno ha guardato fuori.
Dove vanno gli scomparsi?
Cerca nell'acqua e tra i cespugli.
E perché scompaiono?
Perché non siamo tutti uguali.
E quando torna lo scomparso?
Ogni volta che lo riporta il pensiero.
Come si parla allo scomparso?
Con l'emozione che ti stringe dentro.
È una canzone il cui testo è stato vissuto dalla maggior parte dei paesi latinoamericani dell'epoca e che per questo diventa di culto. Pur non ottenendo successo radiofonico all'epoca, a causa dell'audacia strumentale e tematica, diventa uno standard della canzone di protesta e nel corso del tempo è stata coverizzata da band del calibro di
Fabulosos Cadillacs e Maná, i primi nome di punta della scena argentina e i secondi di quella messicana.
Mentre la frenetica "Todos vuelven" rientra nei crismi della salsa, la breve "Caminos verdes" vanta un arrangiamento che mescola jazz fusion (le tastiere digitali, i glissando del basso), folk (la chitarra acustica) e tocchi world music (i cori che si riallacciano alle radici africane di parte della musica cubana).
"El padre Antonio (y el monaguillo Andrés)" è uno dei vertici della salsa dura, lo stile reso celebre dalla Fania, in cui la lunghezza dei brani si dilatava oltre l'abituale standard radiofonico, per dare spazio all'improvvisazione e per consentire la narrazione di tematiche complesse, con ambizioni narrative quasi cinematografiche. Lunga otto minuti, col suo stratificato arrangiamento poliritmico denso di percussioni e ricami di vibrafono, botta e risposta fra cantante e coro, digressioni latin jazz con sintetizzatori e scatti batteristici, racconta la storia di un prete e un chierichetto uccisi durante la messa. I due personaggi sono inventati, ma è facile scorgervi un rimando al celebre assassinio di Óscar Romero (si noti il passo in cui Blades mette in luce la diffidenza del Vaticano verso il protagonista, esattamente come avvenne durante il pontificato di Giovanni Paolo II nei confronti della teologia della liberazione):
Padre Antonio Xejeira venne dalla Spagna
cercando nuove promesse in questa terra,
arrivò nella foresta senza la speranza di diventare vescovo
e tra il caldo e le zanzare parlò di Cristo,
Il Padre non funzionava in Vaticano.
Tra documenti e sogni di aria condizionata,
andò in un paesino in mezzo al nulla a fare il suo sermone
ogni settimana per quelli che cercano la salvezza.
Il bimbo Andrés Eloy Pérez ha dieci anni,
studia alla scuola elementare 'Simón Bolívar',
non sa ancora recitare correttamente il Credo,
gli piace il fiume, giocare a calcio e distrarsi,
gli hanno dato il ruolo di chierichetto in chiesa
per vedere se il legame lo mette in riga,
e la sua famiglia è molto orgogliosa, perché pensa
che collegandone uno a Dio, se ne collegano dieci.
Suona la campana (uno, due, tre!)
di padre Antonio e del suo chierichetto Andrés.
Il Padre condanna la violenza,
sa per esperienza che non è la soluzione,
parla loro di amore e di giustizia,
la novella di Dio vibra nel suo sermone.
La guerra raggiunse il Padre una domenica a messa,
mentre dava la comunione in maniche di camicia,
nel mezzo di un "Padre nostro", l'assassino
senza confessare la sua colpa gli sparò.
Antonio cadde, ostia in mano, senza sapere perché,
Andrés morì al suo fianco senza aver conosciuto Pelé,
e tra il grido e la sorpresa, agonizzando ancora,
c'era il Cristo di legno attaccato al muro,
e non si seppe mai chi fosse il criminale,
ma suonano le campane ancora una volta
per padre Antonio e il suo chierichetto Andrés
La scaletta è chiusa dalla title track, altra salsa dura, che mette in contrasto una base strumentale come al solito labirintica con il canto lento e struggente di Blades, lamentazione per le tante difficoltà e ingiustizie subite dall'America Latina:
Ti sto cercando America e temo di non trovarti,
le tue impronte si sono perse nell'oscurità,
ti sto chiamando America, però non mi rispondi,
ti han fatto scomparire coloro che temono la verità.
In seguito Blades otterrà altri grandi successi e pubblicherà musica di alto livello artistico, ma nessun disco risulterà più così radicale. Senza rinunciare alla complessità e alla ricchezza tipiche della salsa del periodo d'oro della Fania, "Buscando América" ha innalzato la coscienza politica e sociale di più generazioni di artisti latinoamericani (è esemplificativo al riguardo che
Residente, il celebre rapper leader dei portoricani Calle 13, abbia voluto mostrarne il vinile nel video del suo iconico singolo del 2020, "René").
La carriera di Blades e il suo impegno politico proseguono a tutt'oggi, sempre coerenti col suo posizionamento progressista, laddove invece il suo compare di un tempo, Willie Colón, scomparso il 21 febbraio 2026, si era convertito a una visione di destra radicale e l'aveva attaccato a più riprese. Blades gli ha però sempre risposto con pacatezza e rispetto, senza mai tradire la propria statura morale.